giovedì, Ottobre 28

Un poliziotto virtuale ci salverà dai cyber criminali Forze dell'ordine 2.0

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cybercrime

Mada Mady sembra una bella ragazzina quattordicenne come tante. Lunghi capelli neri, foto con le amiche, post di facebook sull’amore, cuoricini rosa. Parla tutto il giorno con amici e amiche della sua età. Julie invece è bionda, vive in Francia, ha 12 anni, scrive al fratellino biondo come lei. Sono solo due esempi di profili di facebook falsi, dietro i quali si nasconde un pedofilo cinquantenne. L’uomo passa le sue giornate cercando di adescare così altri ragazzini, che credano all’inganno che ha messo in piedi. Spera in un contatto via skype, in un video, in una fotografia. Sono migliaia i profili e i siti pericolosi su internet. Qualcuno di loro ogni tanto viene arrestato.  La maggior parte naviga indisturbato, restando una minaccia per i nostri figli. In inglese, questo fenomeno si chiama ‘grooming’, perché il pedofilocura‘ la vittima inducendola gradualmente a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica.

Il grooming è solo uno dei reati che si possono compiere online. E per i quali, al momento siamo impreparati. Il mondo è cambiato: bisogna aggiornarsi per non restare intrappolati dalle nuove forme di cattiveria umana. Per questo ora si sta studiando il modo di creare unpoliziotto virtuale‘, che possa dare la caccia ai criminali scovandoli negli angoli più bui della rete. Il progetto, finanziato dalla Comunità europea all’interno del programma Prevention of and fight against crime‘ (Prevenzione e lotta al crimine), si chiama Illbuster, e si pone l’obiettivo di fornire un sistema integrato per il rilevamento automatico di attività illegali sulla rete internet, segnalando in tempo reale le minacce alle autorità competenti. Lo ha sviluppato un gruppo internazionale del quale fanno parte anche le Università di Cagliari e la Bicocca di Milano. Nel progetto sono coinvolti altri 7 partner internazionali fra cui il Research and academic computer network Nask, l’azienda Netclean, la Guardia di Finanza, la Polizia postale delle comunicazioni, il Tech & Law Center e la University of Georgia.

Il sistema è pensato per fornire alle forze dell’ordine uno strumento prezioso nelle loro attività di prevenzione e lotta contro il crimine informatico e sarà costituito da un motore principale responsabile della rilevazione di una lista ‘nera’ di domini malevoli, affiancato da un insieme di periferiche e servizi che ispezioneranno le pagine web ospitate su domini maligni con lo scopo di individuare materiale illecito o pericoloso (pedopornografia, malware, phishing). Il sistema sarà in grado di identificare domini (e contenuti) maligni attraverso l’analisi del traffico Dns e segnalare Url sospetti alle forze dell’ordine, in modo che gli illeciti possano essere facilmente individuati. Una caratteristica peculiare del sistema è che esso sarà progettato tenendo presenti tutti quegli aspetti legali che garantiscono il rispetto della privacy dei cittadini e non consentono abusi.
 

«Perfino una banalissima pubblicità sulla più innocua delle pagine web potrebbe contenere un link a siti che carpiscono i dati»,  spiega Andrea Rossetti, docente di Filosofia del diritto alla Bicocca che si occuperà degli aspetti giuridici in fase di progettazione del software, «il nostro obbiettivo è quello di creare uno strumento utile per le forze dell’ordine. Un mezzo da utilizzare in fase di investigazione, ma anche con una funzione preventiva: un programma che consenta a guardia di Finanza e Polizia Postale di individuare e oscurare siti con materiale dannoso per gli utenti».

I reati informatici in Italia sono costantemente in crescita. Dai risultati di una ricerca Symantec, emerge che il 56% degli italiani ha avuto un’esperienza di crimini informatici, ben il 37% ha sperimentato simili attacchi negli ultimi 12 mesi. Il 46% degli intervistati in Italia è rimasto vittima di crimini e comportamenti rischiosi. Negli ultimi 12 mesi, la quota di utenti che hanno avuto a che fare con attacchi criminali è di oltre 7 milioni. Rispetto a questi dati, la media del nostro Paese è allineata a quella globale. Anche il costo diretto medio dei crimini informatici è salito. Secondo le stime la quota si aggira intorno ai 399 dollari pro-capite in Italia e a 298 dollari nel resto del mondo. Per un costo totale di 3 miliardi di dollari nell’ultimo anno nel nostro Paese.

Oggi questi reati si perseguono esclusivamente su segnalazione. «Gli agenti devono fare un’indagine manuale navigando in rete»,  spiega Fabio Roli docente di informatica dell’Università di Cagliari, responsabile del progetto,  «ma purtroppo sono tecniche facilmente aggirabili. Da molti anni i criminali informatici usano la tecnologia delle botnet, ovvero meccanismi per cui il materiale non viene mantenuto su una singolo server, ma viene ‘sparpagliato’ in macchine in giro per il mondo. Quindi diventa difficile individuare il luogo esatto dove si svolgono le attività criminali. Il nostro progetto   cerca di sviluppare una tecnologia per stanare preventivamente i server colpevoli, andando scandagliare la rete per vedere dove si trovano attestate delle macchine che hanno un comportamento simile ai botnet. Laddove si scopre che il traffico salta da una parte all’altra del mondo, si stila una lista nera di indirizzi sospetti». Toccherà poi alla valutazione finale degli agenti, fare una verifica finale e capire se ci si trova effettivamente di fronte a un reato. Un aspetto fondamentale riguarda la tutela di chi naviga per evitare gli abusi. «Nessun dato personale verrà preso da Illbuster»,  conclude Andrea Rossetti, «perché questo sarà programmato in modo da ignorare ciò che riguarda direttamente la navigazione dell’utente».

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