giovedì, Maggio 13

Un po' di bontà non guasta Non è possibile parlare solo di scandali e corruttela. Ed io mi cimento su qualche notizia positiva o, almeno, neutra

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Se il male è banale, come ci ha convinti Hanna Arendt nel suo saggio del 1963, costituito dal suo reportage sul processo al criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, il bene è forse straordinario?

Le cose non stanno proprio così, perché, altrimenti, non si comprenderebbe come mai, pur sentendoci assediati dal male, dall’illecito, dal disonesto, i giornali trasudano di negativo, come se fosse una rarità, dando assai di rado spazio a qualche notizia rasserenante.

Il Direttore del quotidiano ‘La Stampa’, Mario Calabresi, però, deve spiegarci come fa ad ancorare alla realtà italiana il titolo del suo editoriale di ieri: ‘Onestà e competenza prime qualità di un politico’. I fatti ci dicono che parla dell’Araba Fenice. L’esperienza di noi poveri cittadini ci ha dimostrato tantissime volte che le due virtù raramente s’accoppiano, avendo noi collezionato torme di disonesti competenti (l’ultimo esempio? Corrado Clini …); qualche onesto incompetente e orde di disonesti incompetenti, che, alla luce delle cronache quotidiane, appaiono gli esemplari più presenti nella nostra fauna politica.

Mi raccontava il Collega Carlo Annese, vicedirettore di ‘GQ‘, che sta per uscire il suo nuovo libro, La Maestra di Kabul’ (Sperling & Kupfer) che parla di Selene Biffi, una pugnace ragazza italiana andata ad impiantare nella capitale afghana una scuola di … cantastorie.

Ecco, se l’esperienza dovesse replicarsi in Italia, avremmo un surplus di Gani di Maganza e assai pochi Rinaldi e Orlandi, mentre Angelica prenderebbe le sembianze della Ministra Maria Elena Boschi, sparse le trecce morbide sull’esultante petto.

M’inoltro in sentieri allotri; m’allontano dal seminato: in un brusco recupero del filo, vi dirò che la lettura dei giornali, ieri, mi ha fatto venire la voglia di trovare qualche rosa di bene nel deserto del male.

Cose semplici, che dessero un baluginio d’arcobaleno alla lettura di una sfilza di news degne di un bollettino di guerra.

Molte non finiscono affatto sui giornali, perché riguardano NIP (Non Important Person), però il racconto ci arriva col tam tam delle amicizie e la divulgazione viene dissuasa dall’attenzione all’altrui privacy.

Le vicende vippaiole, però, ogni tanto rappresentano anche la vittoria dei buoni sentimenti. Prendete quanto è accaduto fra Quentin Tarantino e Uma Thurman: lui ha sempre detto di lei che è la sua Musa, ma le cose sarebbero ora, a vent’anni da Pulp Fiction, che inaugurò il sodalizio artistico fra i due, ben più in là di un’ispirazione platonica.

Dopo Cannes, secondo i bene in formati di ‘Us Weekly‘ – l’omologo americano di ‘Chi‘ – i due avrebbero fatto una fuitina in una villa nel Sud della Francia.

E lui avrebbe dichiarato di averla sempre amata, roba da far battere il cuore alle tante di noi che ancora, in fondo al cuore, credono alla favola bella del Principe Azzurro.

Una storia che ci fa galoppare la fantasia e che controbilancia le migliaia di rapporti alla deriva che, partiti per lo più da una fiammata divorante, finiscono in una cenere avvilente.

Son situazioni penose a cui dovrebbe dare rimedio il cosiddetto divorzio breve, la cui norma istitutiva è stata ‘licenziata’ proprio ieri alla Camera e che entrerà nel nostro ordinamento appena avrà incassato l’approvazione del Senato.

Non dovrebbero esserci problemi, visto che nell’aula di Montecitorio è stato quasi un plebiscito bipartisan. La nuova legge prevede che il vincolo del matrimonio possa essere sciolto in un anno, in caso di contenzioso fra i coniugi quasi ex, e in sei mesi, se tutto si risolve consensualmente. Questa tempistica interviene anche per i procedimenti già in corso, con un certo sollievo per chi già prefigurava di avere di fronte un lungo cammino prima di conquistare il cosiddetto ‘stato libero’.

Buone notizia  -relativamente buone-  anche per chi studia: diminuiscono i fuori corso all’Università  -nota dissonante… cala anche il numero dei laureati, però-   e studiare è premiante, giacché chi studia, secondo Almalaurea, guadagna di più. Infine, un’altra indicazione incoraggiante è che 3 laureati su 4 lo è di prima generazione, ovvero è il primo della propria famiglia ad aver terminato l’Università.

Naturalmente, poi, ci saranno gl’incontentabili, che cercheranno il pelo nella pergamena (di laurea), ma godiamoci questo piccolo momento di gloria, trascorso il quale ripiomberemo nelle querimonie del deterioramento della preparazione culturale delle giovani leve, su cui  raccolgo periodicamente confidenze in autobus, ogniqualvolta capito a sedere accanto a un insegnante.

Vi è una sorta di duello di accuse fra scuola e famiglia, in cui ciascuno dei contendenti scarica sull’altro la responsabilità della cultura bucherellata dei teneri virgulti.

Io che ho sperimentato in famiglia l’importanza dell’incoraggiamento all’amore per i libri e lo studio, posso spezzare una lancia rispetto alla tesi degli insegnanti, anche perché a scuola, mal che vada, si sta al massimo 6 ore al giorno ed in famiglia di più.

E poi mi sovviene la mia ringhiante maestra delle elementari, donna robusta e manesca   -Telefono Azzurro era di là da venire e mi ricordo la mia compagna di banco, prematuramente e dolorosamente scomparsa qualche mese fa, con l’insegnante che le sbatteva la testa contro la lavagna perché aveva sbagliato una divisione-   che inscenò una piazzata con mia madre perché venne a sapere che, in prima, mi avevano iscritto a scuola d’inglese.

Ce l’ho davanti agli occhi, che barriva come un facocero (altro che la Picierno…), perché, secondo lei, ‘Meglio un asino vivo che un dottore morto’…

Era in pensione da anni ed è morta qualche anno prima che le riforme istituissero l’apprendimento dell’inglese quasi all’asilo: di fronte a questa per lei inammissibile novità, la immagino isterica come una volta che, di fronte ad una mia risposta troppo dotta per il suoi gusti, le partì la dentiera di bocca, atterrando sul mio banco, dandomi un’esperienza profetica dei mutanti. Ah, avessi avuto io come insegnante un’antenata della entusiasmante ‘Maestra di Kabul’ Selene!

 

 

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