venerdì, Aprile 23

Un pieno quotidiano di scandali field_506ffb1d3dbe2

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mastrapasqua 

 

E’ quasi un articolo condominiale, quello di oggi. Avrete già capito che ho un vivace e fertile scambio di opinioni con i miei amici di Facebook. Sono stimolanti fonti di ispirazione e nelle loro bacheche i commenti sono i sensori degli umori delle persone perbene, quelle che non fanno parte dei produttori di notizie scandalistiche, ossia i miei fornitori ufficiali di soggetti AMBRacadabrici, ma sono, peraltro, fecondi produttori di commenti brucianti.

Ieri ho chiesto suggerimenti e qualcuno è arrivato (grazie, Giorgio Cogoli e Maria Grazia Garbarino!). Spero che anche altri collaborino alla stesura di puntate corali, che esprimano gli umori degli italiani.

Come ho più volte detto, anche con un sentimento misto di disappunto e contentezza, non c’è che l’imbarazzo della scelta: le notizie dei nanerottoli che si credono intoccabili piovono su di noi, senza neanche che esista un ombrello per ripararci.

L’unica reazione possibile, dunque, è quella di inserirli in un bestiario che ne stigmatizzi i comportamenti e coinvolga nell’esecrazione il sentire della gente dabbene.

Per due giorni siamo stati col fiato sospeso. In ballo c’era la domanda del momento: nel febbraio 2010, la ‘divina’ Ruby Rubacuori era maggiorenne o minorenne? L’astio cieco dei magistrati persecutori ha fondato su questo particolare fondamentale un intero quadro accusatorio, grande quanto l’affresco della Cappella Sistina, nei confronti di un utilizzatore finale che, per ammettere alle sue ‘cene eleganti’ delle vivaci pulzelle, mica faceva il doganiere, chiedendo loro la carta d’identità (in questo caso, il passaporto).

Mi chiedo con quali dati anagrafici, quella fatidica notte in cui fu per magia, in Commissariato a Milano, promossa nipote di Mubarak, la signorina fosse stata identificata. Ma ce li aveva i documenti? Erano veri o erano falsi (il che introdurrebbe un’altra ipotesi di reato)?

Il tormentone è stato innescato da un Ministro marocchino – a cui io preferisco senza ombra di dubbio il fragrante marocchino che sorbisco ogni mattina al bar At Home – che si è autocertificato come una sorta di garante, essendo il deputato di riferimento dell’area di nascita della donzella, giurando e stragiurando (non so se sulla testa di Maometto) di aver lui stesso, all’epoca – ovvero nel 1991/92 – stilato, con le sue proprie mani medesime, l’atto di nascita  della vivace neonata Karima el Mahroug.

Una specie di scoop, sospettosamente tardivo, che scagionava dall’accusa di pedofilia il percettore delle prestazioni della suddetta.

Però il sollievo è durato l’éspace d’un matin: gettando discredito sull’organizzazione di cui lui stesso è il capo, il Ministro della Funzione Pubblica Mohamed Mobdii, ha affermato che le anagrafe marocchine all’epoca erano assai confuse e primordiali e, dunque, la sua infallibile memoria, in quanto amico di famiglia degli el Mahroug, gli faceva testimoniare che la ragazza avesse già compiuto 18 anni nel 2010.

Anzi, lui era stato «molto attento a conservare il file della sua nascita. Avevo paura  che venisse rubato o falsificato’. ‘Ho ricevuto – ha aggiunto il ministro parlando ad un giornale – una comunicazione dal consolato marocchino a Milano, in cui mi chiedono di spedire i documenti in una valigia diplomatica affinché non vengano esposti a una operazione di falsificazione».

La questione dovrebbe essere così definitivamente chiusa e la condanna in primo grado per sesso con minorenne che ha colpito un presunto innocente risultare ingiusta, un atto persecutorio dei magistrati.

Senonché… colpo di scena, non passa neanche un giorno e il Ministro ritratta (che sia stato contagiato dall’illustre collega italiano?).

Leggete qui (W Claudio Sabelli Fioretti!): «Non conosco la data di nascita di Ruby, non conosco Karima e non so quando ha incontrato Berlusconi, quindi non so se lei fosse maggiorenne o minorenne’. La smentita, fatta a ‘Un Giorno da Pecora’, il programma di Radio2 condotto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, è di Mohamed Mobdii, ministro della Funzione pubblica del Marocco, che qualche giorno fa, secondo quanto riportato in un’intervista dal quotidiano ‘Al Akhbar’, aveva detto che Karima El Mahroug, alias Ruby, era già maggiorenne quando, nel febbraio 2010, avrebbe avuto rapporti con l’allora premier Silvio Berlusconi»

Dopodiché, lo smemorato di Rabat smentisce tutto ciò che compariva sul giornale che aveva dato il la all’intera querelle: non è vero che conservasse personalmente il certificato; bugia che conoscesse Berlusconi, la famiglia el Mahroug e nemmeno la madamina seduttiva. Insomma, una bufala di dimensioni colossali; quasi un mammuth.

Passiamo ad una signora che è decisamente maggiorenne e che, invece di consumar uomini – o forse lo fa, visto l’aspetto decisamente patito del marito – colleziona incarichi, ovvero la commercialista Maria Giovanna Basile, in Mastrapasqua.

Una specie di mantide dei collegi sindacali più ghiotti nel settore pubblico, gliene hanno contati venti, ma forse hanno peccato per difetto.

In qualche modo, la sua rapacità all’accumulo d’incarichi diversifica la banalità del detto: ‘Dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna’; in questo caso, l’aggiornamento del proverbio attesterebbe che ‘Dietro ogni uomo vorace, c’è una moglie cavalletta’ e qui proprio non c’è un bel nulla da smentire.

Lui si era assicurato un ruolo di grande burattinaio dell’economia nazionale; lei, a sua volta, si era procurata il resto: dovesse non bastare!

Insomma, i rastrellamenti di incarichi della Prima Repubblica appaiono esercizi da dilettanti rispetto ai virtuosismi di questi mangia-poltrone… State pur certi che, in mero stile italiano, spariranno dalla ribalta per un po’ – avranno un minimo di autonomia finanziaria accumulata -, contando sull’Alzheimer costituzionale degli italiani, per poi riapparire appena le acque ritorneranno placide a procacciarsi altri incarichi a livello industriale. La mia memoria di elefantessa non falla.

Ed il loro caso non ha neanche quella vena di commozione umana che suscitarono Duilio Poggiolini e la sua Lady, quando si seppe che lei aveva un figlio gravemente handicappato.

Magari l’ingordigia di corruttela poteva in qualche modo essere parzialmente giustificata dall’esigenza di creare un tesoretto per il poverino che lo tutelasse dopo la scomparsa della madre (avvenuta poi effettivamente nel 2007). Qui casi umani non risultano (o forse sì, lo è questa coppia di sanguisughe), solo una patologica bulimia di potere.

O di mancanza di valori. Un fenomeno, questo, che, però, si riscontra non solo nei ceti sociali egemonici. Prendete quello che è accaduto l’altra notte a Roma su un bus notturno. Non guidava il mezzo Mastrapasqua, ma un signor Ics, con una stipendio ‘normale’ (anche se, nei confronti di tanti giovani disoccupati, etici e disperati, il fatto che vi racconterò è un vero e proprio insulto) ed un lavoro di responsabilità e non propriamente marginale. ‘Protagonista dell’ennesimo episodio spiacevole verificatosi su un bus di Roma, un autista piuttosto giovane in forza alla Tpl capitolina, di servizio sulla linea notturna N2 che copre la tratta Rebibbia-Laurentina.

Il dipendente della società di trasporto locale, stando al racconto dei passeggeri presenti a bordo la sera scorsa, si è fatto sorprendere in atteggiamenti fin troppo confidenziali con una amica ospitata in cabina, adagiata sul cruscotto. Insomma, in un raptus… il sangue non è acqua e siamo fatti di carne… la cabina è diventata una mini alcova.

Quasi tutti i presenti, costretti loro malgrado ad assistere alla scena ed a sopportare una guida tutt’altro che gradevole, hanno perso la pazienza dopo aver sopportato a lungo la vista delle amorevoli effusioni tra l’autista e la ragazza seduta accanto, costringendo quest’ultima ad abbandonare la postazione “proibita” per sedersi normalmente in una delle poltroncine riservate ai comuni passeggeri. La vicenda non richiede commenti. Oppure, fateli voi!

Chiudo in velocità, perché questo censimento quotidiano degli scandali (in verità, giusto un assaggino), altrimenti. diventa un anatema di Savonarola.

Giusto per titoli, ricordo la sospensione dal Campionato della Nocerina (ed io m’ero presa gl’improperi di quei bisonti degli ultrà per essermi indignata per i noti fatti di Salerno) e la gita aziendale bicamerale di 16 fra deputati e senatori in India per spendere la loro autorevolezza zelando per i due marò lì detenuti.

Una costosissima trasferta a nostra spese (e magari pure a quelle dei marò, perché, se percepiscono uno stipendio, le ritenute fiscali vanno anche a finanziare queste follie) risoltasi in un nulla di fatto.

Di tutti i giorni che avevano a disposizione, i nostri Vispi Teresi avevano scelto proprio quelli in cui il Parlamento indiano è chiuso a tre chiavistelli ed i suoi componenti in vacanza, per una festa nazionale. Informarsi, no?

E tutto l’esercito degli assistenti parlamentari a che serve, a prender farfalle?

 

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