giovedì, Giugno 24

Un pensiero per Giorgiana Masi Non si sa chi spara e uccide, ma il colpo viene dalla parte della polizia. Da allora sono passati quasi cinquant’anni

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L’anniversario. Il 12 maggio del 1977: si vuole festeggiare la storica vittoria del NO al referendum sul divorzio voluto da Vaticano,

Democrazia, Movimento Sociale ItalianoPaolo VI, Amintore Fanfani, Giorgio AlmiranteManifestazioni sospese, vietate per ordine dell’allora Ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Piazza Navona a Roma cinta d’assedio fin dalle prime ore del mattino. Il Partito Radicale vuole tenere un concerto: vietato anche quello. Marco Pannella e i radicali non ci stanno ad accettare il sopruso. Scatta, infame, la trappola. Non la fiutano. Vengono colti di sorpresa. Chi p immaginare che avrebbero organizzato quello che hanno organizzato? E’ facile con il senno del dopo… Ma bisognava esserci.

  Alle 15 davanti al Senato, le prime cariche di polizia e carabinieri. Non hanno i manganelli, sono bardati come in una guerra: imbracciano i fucili, e tra loro ragazzi in borghese; sembrano Autonomi. Sono i più esagitati, quelli che incitano, invitano alla rivolta, alla ‘resistenza’. Per fortuna nessuno dà loro retta. Le prime, brutali, cariche. Mimmo Pinto, allora parlamentare, lo vedo letteralmente ‘volare’ da un punto all’altro del marciapiede. Poi tocca a chi scrive. Un tizio in borghese mi sferra un cazzotto degno di Mike Tyson. Di bocca mesce di tutto. Arresto immediato, imputato di oltraggio e resistenza. Sette giorni di cella a Regina Coeli. Istruttivi: un tossicomane in crisi d’astinenza; un imputato di omicidio, che si proclama ovviamente innocente; due o tre borseggiatori. Stipati in una cella con i letti a castello, un’ora solo al giorno, per “l’aria”… Poi, al processo per direttissima, vengo prosciolto: le accuse sono lasciate cadere dallo stesso Pubblico Ministero. Nel personale album del “c’era una volta” una fotografia, pubblicata dal settimanale tedesco “Stern“, mentre vengo rovesciato a terra; la didascalia è umoristica: “Autonomo in azione“. Più che altro  “azionato; e nessuna “autonomia” né politica, né di altra natura. Gli occhiali volutamente calpestati, giacca a brandelli, mai prese tante legnate come quel giorno.

  Quel 12 maggio 1977 dopo infinite provocazioni di poliziotti e carabinieri travestiti da ‘autonomi’ viene uccisa Giorgiana Masi all’altezza del ponte Garibaldi. Non si sa chi spara e uccide, ma il colpo viene dalla parte della polizia. Da allora sono passati quasi cinquant’anni. In tanti hanno raccontato la storia di quel giorno.

  Ora una parentesi personale. Chissà: anche quest’anno ci sarà qualcuno che senza esserci stato, racconterà qualcosa di nuovo, qualcosa che ignoro, che non ho visto e sentito, pur ricordando tutto, di quel giorno: il fumo acre dei candelotti sparati, gli spari, le cariche brutali, la gente portata negli stanzoni del primo distretto di polizia e insultata, spintonata, presa a ceffoni, la rabbia degli agenti più impauriti dei manifestanti, le sirene che laceravano l’aria… A quei ‘puntuali’ racconti risponderò come in passato, con un sorriso; con una punta di amara malinconia. Sfoglierò anche quest’anno le pagine del ‘libro bianco’ realizzato in fretta e furia dal Partito Radicale: fotografie, testimonianze, documenti che testimoniano come quel giorno il Potere abbia cercato, voluto, organizzato la strage, il morto. Un documento inoppugnabile, con qualche fatica su e-bay forse ancora lo si può trovare. Se ne fecero due edizioni, una formato tabloid, stampato con carta da quotidiano. La successiva più curata, cartonata e a colori.

  Tempo dopo Cossiga disse di essere stato ingannato dai suoi collaboratori. Pannella e il Partito Radicale allora vennero letteralmente linciati, anche da chi avrebbe dovuto difenderli. Nessuno di loro, ancora, ha sentito il dovere di chiedere scusa. Nessuno la chiederà. E’ passato tanto tempo ormai, e la memoria si scolora…

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