domenica, Luglio 25

Un Paese senza Agenda (né Trebisonda) image

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renzi 

 

Vi pare una cosa seria schiacciare l’informazione di tre giorni su argomenti che non influiscono sull’obiettivo cardine che dovrebbe stare al centro dell’agenda del Paese (ovvero l’uscita dalla crisi e il rilancio dell’occupazione)? In ordine:

a) l’operazione Costa Concordia’ e la comparsata su Genova, diventata anche una questione di business, non tanto per la logica questione cantieristica, quanto per l’indotto dei balconi e dei ristoranti vista smantellamento e per i fornitori d’abbigliamento di Roberta Pinotti, che braccava il suo Premier alle costole, con una mise da jeune fille di bonne famille molto cocktail de’ ‘La Grande Bellezza‘;
b) la vittoria di Nibali al Tour di France, con la stra-usurata canzone ‘Bartali’ di Paolo Conte «E i francesi che si incazzano»;
c) l’affaire Tavecchio, ovvero come raccattare un personaggio inquietante, con opinioni raccapriccianti e pensare di affidargli la Federcalcio?

Di contorno: Gaza, Siria, Libia, cioè l’orrore della guerra, ma lontana da qui; l’inutile distraente riforma del Senato.

Per dessert, ulteriori pinzillacchere, fra il valore dei gioielli di Vittoria Beckham e il ritrovamento, da parte di due canoisti, di un sacco di argenteria in un fiume… E quest’è.

I più esperti di mondanità si soffermano sul tailleur pantalone verde smeraldo indossato da Agnese Renzi, (Silenzio, c’è anche Agnese…) all’arrivo di Meriem sull’aereo di Stato,  e fa audience un fotografo che, a Genova, zooma sulle scarpe del Premier che, si scopre, hanno le tomaie costruite in modo da riprendere il tricolore.

Questo fatto m’inquieta non poco, giacché il Paese, di cui il tricolore è il simbolo costituzionalizzato, piuttosto che ai piedi di Pilato, sarebbe ai piedi di Matteo (la sostanza cambia di poco). Una spiritosata che poteva pure evitarsi: la solita carenza di senso delle Istituzioni nei nostri Premier (quelli che firmano patti fra di loro…).

Fatto sta che sembra in atto una campagna di distrazione di massa che, da un lato, pare orchestrata per magnetizzare l’attenzione degli italiani verso questioni marginali   -vabbé, gl’ingegneri che, diretti da uno straniero, hanno progettato l’operazione di disincagliamento dall’isola del Giglio del relitto della Costa Concordia saranno pure il fior fiore dei professionisti in attività, ma non potevamo avere un Istituto Nautico migliore (forse quello di Piano di Sorrento o di Napoli) che non diplomasse un asino  matricolato come Schettino, che ora cerca di autogloriarsi asserendo di aver evitato il naufragio completo?

Non riesco a togliermi dalla mente quell’orribile foto in cui costui compare, in compagnia di dame con sorrisi sfavillanti, come ospite di un party a Ischia. In un altro sistema giudiziario, più rispettoso delle vittime, una cosa del genere non sarebbe stata possibile. E mi fermo qui.

Per afferrare un altro lembo della questione centrale di questo mio patchwork di notizie, mi riallaccio a ciò che è emerso una settimana fa, nel corso di un TG condotto su ‘La 7‘ da Enrico Mentana. Citando anonime fonti dei servizi segreti  -che quelle non guastano mai-, Chicco Mitraglia ha affermato che entro sei mesi l’Italia sarà nel caos.
A tutta prima, la cosa parrebbe di ordinaria amministrazione, visto che il caos e l’Italia sono gemelli siamesi (ed ogni italiano è di per sé stesso untore di caos) cosicché tutto questo renderebbe la ‘rivelazione’ pari alla scoperta dell’acqua calda.
Ma, guardando più approfonditamente le asserzioni del Direttore di TG ‘La 7‘, risulta che la fonte del caos è la situazione istituzionale fuori controllo (almeno, fuori controllo italiano) in Libia, nostro importante partner energetico,  fattore che paralizzerebbe le forniture, lasciandoci letteralmente ad una canna del gas senza gas.
Roba da far sospirare unAridateci er Puzzone’, riferito al de cuius Gheddafi, che riusciva, con le cattive, con le buone, in qualunque modo a tenere le dande del Paese.
Le indistinte fonti di intelligence, insomma, ci avvertono che ci stanno per chiudere i rubinetti di questa vitale fonte di energia,  provocando, pertanto, uno shock difficilmente governabile.
Soprattutto da un Governo che ha poche idee, ma confuse sulla politica energetica, materia che, invece, dovrebbe stare in cima all’agenda politica dei ‘cambiaverso’.
Si corre, infatti, il rischio di cambiare verso andando a gambe all’aria, in una posizione di catastrofe economica dalla quale neanche Nembo Kid Draghi riuscirebbe a salvarci.

Ma noi facciamo i marinai, i presidenti della Federcalcio, i tecnici della Nazionale, i ciclisti, persino le tenniste: son quelli gli argomenti che ci appassionano e ci propinano un sedativo tale da distrarci dall’incombente sciagura.
Mica conta qualcosa lo spettro sempre più vicino di una manovra a settembre, atta a tappare le falle di un bilancio dello Stato ormai esangue…
Mica ci tocca che, a pochi mesi dall’inizio dell’Expo, con la nostra solita sindrome del liceale marinatore di professione (vedete che, di dritta o di prua, sempre s’introducono nel discorso vocaboli che richiamano suggestioni marinaresche: ma Schettino, quando facevano le lezioni di nave-guida, marinava? Anzi, come si dice a Napoli, ‘faceva filone’?) non sia chiaro se saremo all’altezza della sfida o tutto si rivelerà un flop vergognoso, così com’è stato il Forum delle Culture a Napoli.
Ai tempi in cui Francesco Rutelli sedeva sulla poltrona attualmente occupata da Dario Franceschini, pareva che l’assegnazione a Napoli di questa importante manifestazione (importante altrove; da noi è stata messa sotto il tappeto come la polvere da una massaia sciattona) fosse stata una conquista straordinaria; che se ne dovesse preparare un’edizione memorabile.
Vi pare che sulla stampa nazionale siano mai stati menzionati questi che dovevano essere gli Stati generali delle Culture internazionali? A me no. Sarò distratta… Non leggo i giornali, visto che contribuisco a scriverli.
Ebbene  -riprendo il vento-  ritornando all’Expo, in quella stessa Milano che dovrebbe essersi tirata a lucido per ospitare una manifestazione così prestigiosa, fra il lusco e il brusco, in pieno centro, si è aperta una voragine di 12 metri.
Ma noi ci entusiasmiamo per Nibali  -già un suo augusto predecessore, vincendo quella stessa competizione ciclistica sventò la guerra civile che poteva scoppiare per il fanatico attentato a Palmiro Togliatti–  e ci gasiamo sulla missione compiuta per la Concordia.
Anzi, a ben pensarci, ne consacriamo il nome, sotto il profilo politico, dedicandogli un presunto Patto salva-Paese firmato al Nazareno, che a me pare tanto una reciproca scialuppa di salvataggio fra i contraenti.

Un Patto che, come testimonia Giovanni Toti, colui che, a quanto pare, secondo Mr B., un quid ce l’ha, non è stato scritto di pugno del suo padrone.
Essendo tale patto concluso fra due soggetti, è facile immaginare, per esclusione, a chi appartenga la grafia. Che anche per quella si sia cambiato verso, orientandosi da destra verso sinistra, piuttosto che da sinistra verso destra, come c’insegnava la maestra? Chissà, tutto è possibile!

 

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