domenica, Maggio 9

Un Paese sempre più povero field_506ffb1d3dbe2

0

Grillo m5s

Cruciali saranno le ormai imminenti elezioni per il Parlamento Europeo. Facile immaginare che si assisterà a un elevato numero di astensioni; e non solo. Molti consensi saranno catturati dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo: la sua sarà sempre più una campagna elettorale all’insegna dell’anti-Europa e soprattutto dell’anti-euro, individuato come il responsabile e la causa di ogni male. E poi anche Forza Italia batterà su questo chiodo, Silvio Berlusconi non nasconde che cercherà la rivincita e di frenare il declino a cui sembra condannato, facendo leva sulla “pancia” dell’elettorato; e poi la Lega Nord, il movimento di Fratelli d’Italia, perfino l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno suona la grancassa contro Bruxelles.

Beninteso: l’attuale Unione Europea fa di tutto per suscitare antipatie e diffidenze. Che da Bruxelles e Strasburgo giungano draconiani diktat sul formaggio di Fossa o la lunghezza dei fagiolini, e poi si assista indifferenti a quello che accade a Lampedusa con gli extracomunitari, alla fine si paga. E vai a spiegare che se non ci fosse stato l’euro, ma la fragile lira, la nostra economia, di fronte alla crisi internazionale venuta dagli Stati Uniti, sarebbe stata travolta come un fuscello, e che se ora la benzina costa tanto non è per colpa dell’euro, ma delle tasse che ciclicamente sulla benzina vengono messe, perché il governo batte continuamente cassa e non sa come farla… Si abbatterà un’ondata di euro-ostilità con imprevedibili conseguenze. Timori, paure, diffidenze, che avranno per forza di cose dei ricaschi anche sul nostro quotidiano.

Il problema è che questo Paese è seduto, invecchia; e spesso respinge quelle energie, quei “saperi” che lo potrebbero arricchire. Uno spaccato interessante – e per tanti versi sorprendente – della nuova emigrazione professionale italiana viene dalle statistiche dell’AIRE, l’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero. Secondo i dati AIRE i 20-40enni in “uscita” dall’Italia nel 2012 sono ormai in maggioranza originari dalle regioni del Nord Italia. Anni fa, al contrario, erano ragazzi meridionali. La crisi sembra incentivare soprattutto la fuga dei giovani settentrionali, residenti nelle zone più produttive. Un segnale allarmante.

Le statistiche ovviamente non dicono tutto. E’ infatti noto che almeno un giovane su due mantiene la sua residenza in Italia, anche se vive all’estero; e in particolare se lavora in un paese dell’Unione Europea. Lo fa soprattutto per evitare le inevitabili lungaggini burocratiche; i dati AIRE sono dunque utili, ma parziali. Ad ogni modo è credibile un flusso in “uscita” di 20-40 enni ogni anno. Le destinazioni “preferite” sono Germania, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Svizzera; ma è in crescita anche l’emigrazione verso l’America Latina, in particolare Argentina e Brasile, e poi Australia e Canada, nonostante le difficoltà per ottenere un visto di residenza permanente. Abbiamo almeno 4.200.000 connazionali all’estero. Praticamente una regione quanto l’Emilia Romagna.

Emblematica la storia di una ragazza italo-canadese: mamma e babbo sono siciliani, emigrati a Toronto per cercare fortuna. Hanno lavorato duro tutta la vita, e sono riusciti a far studiare i tre figli, la loro rivincita: i tre ragazzi hanno fatto quello che loro non hanno potuto fare. La ragazza decide di tornare in Italia. Ha una buona laurea, ha un master, tanta buona volontà, e l’ottimismo che le fa vedere tinto di rosa anche il giorno più grigio. Arrivata in Italia, la ragazza si rimbocca le maniche. Accetta qualunque tipo di lavoro, dall’inserviente alle ripetizioni private, alla baby sitter; poi finalmente riesce a mettere a frutto il suo sapere e la sua laurea. Si tratta di lavoro precario, ricercatrice, a contratto. Accetta. Esibisce curriculum, ha ottime referenze, ma non c’è nulla da fare: ogni sei-sette mesi, deve ricominciare la trafila. Una volta a Bologna, un’altra a Catania, un’altra ancora a Trieste. Lei è ostinata, ma lo stipendio arriva sempre con mesi di ritardo, e son quattro soldi…Alla fine, la ragazza si arrende, getta la spugna: torna in Canada, dove le hanno assicurato un ottimo lavoro fisso, regolare, prima ancora di lasciare l’Italia. Se ne va con il magone, perché ci teneva davvero a dare il suo contributo al paese dove erano partiti sua madre e suo padre. E’ stata respinta, ma la sconfitta non è certo lei.

Di casi come quello di questa ragazza se ne possono citare decine. E’ “sapere” di cui questo Paese si impoverisce, è ricchezza che se ne va. Perché altrove ci sono quelle opportunità che in Italia non vengono offerte. Basta piangersi addosso, esorta con un suo fortunato libro Aldo Cazzullo. Ma il problema di tanti è quello di mettere insieme il pranzo con la cena. E bisogna leggere con attenzione le cronache dei giornali. Un giorno capita di leggere di un pensionato che ruba una bistecca al supermercato, e scoperto, con le lacrime agli occhi, confida di non avere il denaro per mangiare; un’altra volta è il padre che ruba una busta di latte per il bambino, ed è la polizia, chiamata dai titolari del supermercato, a fare una colletta, per pagare la spesa di quel poveretto…

Nessuno ha voglia di fare del facile pietismo; e figuriamoci se bisogna esortare a non attendere che cada la manna dal cielo; sappiamo bene che la minestra c’è sempre qualcuno che alla fine la paga, e per anni abbiamo vissuto molto al di sopra delle nostre possibilità. Il risveglio è stato brusco e violento. Certamente occorrerà recuperare quelle abitudini e quei valori di un tempo, quello che conta e che vale, “il gusto del sale”, come dice il proverbio.

E’ un fatto che il continuo saccheggio delle casse pubbliche, aggravato dalla crisi economica globale, ha messo in ginocchio il sistema produttivo italiano. Che cosa si può e deve fare? Uno Stato incapace di rispettare e far rispettare le proprie leggi, forte con i deboli e deboli con i forti, è il primo responsabile di un disastro sociale e istituzionale che impoverisce il paese, spegne la speranza e cancella il sogno di un futuro migliore.

Per dare voce (e ossigeno) alle necessità delle imprese – la vera “pancia” del Paese – ecco alcune proposte concrete:

a) Tempi di pagamento certi: le piccole e medie imprese “Davide”, si possono ancora difendere dalle grandi imprese Golia? Il problema è quello dei ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione. Occorre che ci siano tempi certi di pagamento anche nei rapporti tra privati, che rappresentano la parte più consistente – e taciuta – del problema.

b) Iva per cassa: oltre al danno, la beffa, lo Stato a due facce: puntuale all’incasso, latitante quando deve pagare, così come le grandi imprese, capaci di fare anche peggio. L’Iva dunque si scarichi dopo aver pagato, e si versi dopo aver incassato.

c) Spalmadebiti: le imprese hanno bisogno di liquidità. La crisi ha spiazzato le aziende più dinamiche e sane, colpendo soprattutto quelle che avevano investito sul futuro dell’azienda e dei propri lavoratori. Il calo di fatturato non permette più di far fronte agli impegni presi in passato. Le mutate condizioni economiche e la mancanza di liquidità porta alla chiusura decine di aziende ogni giorno. E’ necessario prorogare i termini per il rientro dei mutui già contratti, senza costi aggiuntivi.

d) Equitalia: salviamo gli onesti. Chi mette a bilancio i debiti nei confronti dello Stato non è un evasore, ma un imprenditore, onesto, con problemi di liquidità. Garantiamo il loro pagamento solo con gli interessi legati e senza ulteriori penalizzazioni.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->