sabato, Ottobre 16

Un Paese più grande della politica Un esercito di donne e uomini di buona volontà, nei quali riconosco la struttura portante del Paese, agisce ma non si vede

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Una delle mitologie più vecchie e collaudate riguarda la presunta simmetria tra eletti ed elettori. I primi sarebbero, si dice, la proiezione esatta dei secondi. Ebbene, non sono sicuro che valga per il nostro Paese. Da decenni giro la Penisola incontrando decine di migliaia di cittadini di ogni estrazione sociale, tutti gli anni, senza saltarne uno. Il modo migliore per conoscere una realtà è incontrarla, e solo dopo provare a farsi un’idea della sua essenza. Proprio per tale persistente presenza sul territorio, credo di avere qualche argomento da spendere in merito alla mitologia di cui sopra.

In Italia ci sono, ad esempio, centinaia di migliaia di associazioni di volontariato, popolate di individui che offrono il loro tempo alle cause più disparate, gratuitamente, rendendoci tutti più degni. Gli ultimi due incontri, la settimana appena trascorsa, si sono svolti a Firenze e a Mortara, in entrambe le circostanze gli organizzatori erano espressione del volontariato, una Fondazione che si occupa di cure palliative e un gruppo di Scout. Persone entusiaste del loro impegno, appassionato e competente, continuo e disinteressato.
È vero, nel mucchio ci sono anche quelli che non affittano la casa a due giovani universitari perché uno è di colore, malgrado sia italianissimo, così come ci sono dei poveretti che vorrebbero marciare su Roma, per ricordare l’inizio di una delle più grandi catastrofi della nostra storia, come se ci fosse qualcosa da festeggiare. Ma la maggioranza degli italiani è migliore, molto migliore. Un esercito di donne e uomini di buona volontà, nei quali riconosco la struttura portante del Paese, quella colla che tiene insieme il nostro universo nazionale, lo stesso ruolo che recita la materia oscura nei confronti delle galassie.

Purtroppo, esattamente come la materia oscura, agisce ma si vede poco, ragione per cui si tende a non considerarla nei giudizi sulla situazione generale. In compenso si vedono, eccome, leader politici che non saranno mai in grado di rappresentare la ricchezza di cui parlo. Un effetto perverso, alimentato dalla curvatura dei media verso i potenti.

Se volessimo cercare tra gli attuali capi di partito qualità che possano interpretare l’enorme potenziale di quel tessuto energetico, non sapremmo dove guardare, raramente negli ultimi cinquant’anni si sono allineate tante personalità mediocri, il che fa riflettere sui meccanismi di formazione delle varie leadership politiche in Italia. Per averne la certezza, basta dare un’occhiata ai capi di tutti gli schieramenti, farli scorrere nella nostra mente, uno dietro l’altro, per concludere che non se ne vede uno solo che negli anni Settanta/Ottanta avrebbe potuto ricoprire un ruolo politico di rilievo. Proprio questo è il grande rammarico da cui si viene investiti quando si entra sistematicamente a contatto con quello che i politici chiamano ‘Paese reale‘, espressione coniata proprio per ricordarci la distanza abissale che separa la politica dalla quotidianità delle persone comuni.

Pochi giorni orsono, nella cittadina dove abito, è morta una madre di quarant’anni. Lascia due bambini piccoli e tanti rimpianti. Un suo stretto congiunto mi racconta l’enorme coraggio e dignità con cui si è congedata, pure essendo da mesi consapevole dell’epilogo. Solo una madre può comprendere cosa è passato nel suo mondo interiore, nella sua coscienza, lo strazio radicale al pensiero di lasciare due creature in tenera età. Eppure, non si è mai lasciata andare, dando persino disposizioni per il suo funerale. Semplici e toccanti.

Mi chiedo se i nostri leader politici si rendono conto che il contenitore chiamato genericamente ‘Paese reale’ pullula di persone della stazza di quella donna. Mi chiedo altresì se si pongono qualche domanda sulla loro idoneità a rappresentarle, mi domando se è chiaro nella loro testa che la collettività non è un’astrazione o un album di figurine di cui possono disporre a piacimento.

Se si ponessero in modo interrogativo davanti ai loro compiti, spesso troppo gravi per la loro pochezza, ci offrirebbero uno spettacolo migliore, a cominciare dagli eterni duellanti della sinistra che, dall’alto delle loro larghe indennità, si divertono a fare al Paese quello che alle loro famiglie non penserebbero mai di infliggere.

Vedo padri e madri, nel corso dei miei viaggi in Italia, che spesso si sono svenati per portare i figli alla laurea per poi vederli scavalcati da inetti il cui unico pregio è quello di essere amici di qualche capo bastone politico. Lo scandalo dell’università è giù precipitato nel silenzio, molto in fretta, perché i baroni sono impermeabili ad ogni scandalo, certi delle protezioni dei loro politici amici, ai quali spesso debbono le cattedre.

Penso al suicidio assistito del coraggioso Loris Bertocco, che aveva denunciato, con molto garbo e senza calcare la mano, la propria stanchezza e la latitanza delle istituzioni, che gli passavano un’elemosina, insufficiente persino a pagare metà dello stipendio di una delle due assistenti, indispensabili per tenerlo in una condizione almeno dignitosa, dunque costringendolo a deporre le armi. Sono passate poche ore dalla morte di quest’uomo e già non si ricordano più di lui. Ma non possono fare diversamente, è un atteggiamento di difesa, la miseria interiore che li accompagna non potrebbe reggere di fronte a queste tragedie. Dove l’umanità si misura coi piccoli e grandi enigmi dell’esistenza, i leader politici italiani non sono ammessi né graditi, perché quello è un altro mondo, impossibile da misurare coi sondaggi o approcciare con un Tweet, con un post, la faccia 2.0 degli slogan, che sovente sono l’unica risorsa di uomini senza qualità a cui affidiamo incautamente le nostre vite.

Resta una certezza non piccola. La realtà sarà sempre più grande di tutte le teorie che cercano di ingabbiarla, così come la società sarà sempre più grande dello spazio angusto del cervello di bulli, populisti e ignoranti, e alla fine la spunterà.

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