mercoledì, Dicembre 8

Un nuovo appello di Maggy Barankitse per il Burundi Maggy, perseguitata dalla dittatura di un Paese (il Burundi) senza libertà e senza tutela dei diritti umani

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Un nuovo appello -qui pubblicato- è stato lanciato nei giorni scorsi, soprattutto all’attenzione dei governi e dei popoli dell’Europa, da Marguerite Barankitse, Premio ONU Rifugiati, Aurora Prize per i Diritti umani e moltissimi altri riconoscimenti internazionali per lo straordinario programma di pacificazione e riabilitazione condotto dalla metà degli anni ’90 in Burundi e negli ultimi anni in Rwanda a causa del volontario espatrio per le condizioni insostenibili nel quadro dei diritti umani e politici del Burundi sia durante i mandati del dittatore Pierre Nkurunziza che del successore Evariste Ndaydhimiyr.

A luglio -nel quadro di un passaggio della fondatrice di Maison Shalom a Roma e in altre capitali europee per sensibilizzare l’opinione pubblica europea sul grave caso burundese- avevamo fatto sintesi di una situazione già molto aggravata.
Oggi -come è scritto nell’appello-
si è di fronte a una intollerabile recrudescenza.

L’appello è, come sempre nelle iniziative di Maggy Barankitse, scritto non per difendere se stessa, ma a favore di un Paese tanto trascurato quanto al centro di una enorme deprivazione di diritti fondamentali, tanto che su 11 milioni di abitanti, più di mezzo milione di cittadini sono stati costretti all’espatrio.

La stessa Maggy Barankitse ha oggi la status di rifugiato da parte del Lussemburgo, ma è colpita nuovamente dall’azione giudiziaria pilotata dal potere burundese che falcia qualunque voce di dissidenza con accuse inconsistenti quanto infamanti, comminando ergastoli e soprattutto additando le figure che si battono per il ritorno del Paese alla normalità a immensi rischi personali. La liquidazione fisica di oppositori è all’interno del Paese ormai ordinaria amministrazione.

Nell’occasione più recente Maggy Barankitse è ridicolmente accusata di essere stata mandante di un attentato avvenuto all’aeroporto di Boujoumbura, capitale del Burundi, in un processo in cui gli imputati non sono stati ascoltati e i difensori non sono stati ammessi a parlare.

Per avere un’idea della linea di pace e sviluppo che Maggy Barankitse ha sempre assunto e sostenuto nelle vicende in generale africane, e specificatamente riguardanti la regione dei Grandi Laghi e il suo paese (il Burundi), sarà utile vedere in questo video la sintesi delle vicende del recente evento partecipato da personalità di tutto il mondo attorno ai 25 anni di vita di Maison Shalom.

Nei giorni scorsi Maggy ha parlato nell’ambito del Parlamento europeo ed è proprio alle istituzioni europee che è particolarmente indirizzato l’ultimo appello nella speranza di una iniziativa che sollevi una interdizione internazionale ai metodi violenti della dittatura burundese contro chiunque si esprima contro atti criminali accertati, denunciati, ma finora impuniti.

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Sull'autore

Stefano Rolando, 1948, laureato a Milano in Scienze Politiche, è docente, manager, comunicatore. Dopo esperienze di management in aziende (Rai e Olivetti) e istituzioni (Presidenza Consiglio dei Ministri e Consiglio Regionale della Lombardia), è stato dal 2001 al 2018 professore di ruolo (Economia e gestione delle imprese) alla facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università IULM di Milano, dove continua gli insegnamenti in materia di comunicazione pubblica e politica e l'attività di ricerca applicata Dal 2005 al 2010 è stato segretario generale della Fondazione di ricerca dell'ateneo. È stato anche segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali italiane e rappresentante italiano nel comitato scientifico Unesco-Bresce. Dal 2008 è presidente (Melfi-Roma) della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (www.fondazionefsnitti.it). Dal 2021 è anche presidente (Milano) della Fondazione “Paolo Grassi – La voce della cultura” (www.fondazionepaolograssimilano.org/). Attività e pubblicazioni www.stefanorolando.it

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