martedì, Giugno 15

Un manifesto etico dell’artigiano Le imprese a valore artigiano sono sociali quasi per definizione. Non è una valenza esogena che costringe l’artigiano ad essere socialmente responsabile, bensì endogena

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Gli artigiani, in Italia, sono circa 1,7 milioni (di cui nel 2017 i titolari sono circa il 92,0% del totale). I maschi, costituiscono circa l’80% del totale. Analizzando la serie storica degli ultimi dieci anni, si rileva che il numero degli iscritti decresce in un range fra l’1% ed il 2%.

Il termine artigiano indica, alla sua nascita, l’attività manuale e nell’antica Grecia questa attività integra il sociale (Aristotele) con l’‘arte’ per dare forma all’idea di bellezza proprio della cultura classica. Il medioevo rappresenta un ritorno ai valori trascendenti e prepara un‘epoca di grande creatività che prelude al rinascimento dove ‘le arti ed i mestieri’ sono la base per il progresso economico e sociale.
Attorno al XI ed al XII secolo le corporazioni di artigiani assumono rilevanza critica nella società, non solo come contributo artistico ed operativo, ma proprio nella rappresentanza del loro ruolo nelle scelte di sviluppo della società.

La storia dell’artigianato italiano è profondamente legato al modello di sviluppo che caratterizza il nostro Paese, fatto in gran parte da piccole e medie imprese, che rappresentano da sempre la sua vera ciambella di salvataggio, gli imprenditori che le hanno create e continuano a crearle sono i migliori del mondo per la propensione ad assumersi il rischio personale, al profondo attaccamento al loro territorio ed al senso di solidarietà che caratterizza il loro comportamento.

L’Artigianato ha un valore sociale intrinseco che deriva da alcune componenti di successo e di differenziale competitivo insite nella sua formula imprenditoriale che sottolinea il suo orientamento al sociale:

  • il valore sociale delle performance artistico-manuali che incrementano il patrimonio famigliare o di un numero di operatori che si arricchiscono di know-how di alta qualità e che fanno il differenziale rispetto alla produzione massificata;
  • il legame e la relazione interpretativa diretta con i bisogni e la domanda dei clienti e la capacità di ‘leggere’ i bisogni dei segmenti dei territori e della comunità;
  • il valore educativo e lo sviluppo professionale che connota il rapporto di prossimità fra l’artigiano (maestro) e i dipendenti;
  • una deontologia professionale sviluppata tramite “arti e mestieri” e sedimentata nei secoli;
  • la capacità di svilupparecapitale socialenel territorio;
  • la spontanea adozione di scelte diwelfare aziendale’, in logica familistica e di sussidiarietà interna all’impresa, pur mantenendo un ruolo concorrenziale nel mercato;
  • una solidarietà che è componente di valore aggiunto nello scambio retributivo con i dipendenti.

L’artigianato è giuridicamente definito come ruolo di un insieme di piccoli imprenditori che svolgono la loro attività delineando caratteristiche specifiche di questa figura d’impresa e di cui l’imprenditore artigiano è colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, nel processo produttivo.

Le imprese a valore artigiano sono sociali quasi per definizione, ma nel 2020 devono strutturarsi con definite attività che hanno anche un riferimento normativo e regolatorio (per es. UNI ISO 26000 e la UNI/PdR 18:2016 e specificatamente UNI/PDR 51:2018)

Questi riferimenti si caratterizzano, infatti, per un processo di adozione della responsabilità sociale che non è orientato e vincolato da una certificazione, ma da una modalità operativa rispetto al mercato che deriva dalla consapevolezza che il comportamento sociale, tradotto in responsabilità, è un vincolo interno alla formula imprenditoriale che libera opportunità esterne di mercato. Non è una valenza esogena che costringe l’artigiano ad essere socialmente responsabile, bensì endogena; quasi un ‘dover essere’ morale ed etico, incentivato da un orientamento verso nuovi paradigmi di mercato.

Le imprese a valore artigiano rappresentano per propria natura intrinseca un tessuto di valorialità e un terreno di coltura per il presidio dei temi fondamentali della responsabilità sociale, che per loro natura di orientamento imprenditoriale e aziendale hanno:

  • una motivazione a creare e produrre con una valorialità sociale per soddisfare la propria ed altrui esigenza di realizzazione come soggetto-persona;

  • una prossimità di produzione ed erogazione di beni e servizi nei confronti dei bisogni e della domanda, tali da essere coinvolte nel tessuto sociale della comunità e del/dei territori di riferimento;

  • una dimensione culturale ed artistica che offre un consistente apporto alla dimensione sociale del sistema socio-economico.

Per queste ragioni tali imprese possono essere definite anche imprese a valore sociale in quanto la loro capacità produttiva ha risvolti di efficacia sociale e culturale. Ogni processo di responsabilità sociale, indipendentemente dalla grandezza dell’impresa, deve essere condiviso ed è patrimonio della cultura imprenditoriale, direzionale e manageriale che sottende il titolare di un’impresa.

Anche le imprese artigiane hanno un ruolo da protagoniste attive del sistema di welfare che tali imprese svolgono nel territorio e le strategie di concorrenza e collaborazione competitiva che attuano con le altre imprese locali.

Lo stretto contatto con il territorio costituisce un sistema aperto, non composto dicose’, ma di uomini. In quest’ottica il senso di comunità nelle imprese a valore artigiano deve essere visto come:

  • una forza che, agendo all’interno di un contesto aziendale, influisce in modo positivo sull’impresa stessa e sui suoi membri;
  • un vissuto sperimentato dai membri che è il risultato di legami di appartenenza, affettivi, di condivisione e di aiuto; come un investimento culturale e di relazioni.

Non può esserci sviluppo sociale, che oggi vuol dire anche welfare, senza progresso economico, ma non può esserci progresso economico senza sviluppo sociale.

Nel corso degli anni, le imprese, e in modo particolare quelle di minore dimensione, hanno compreso quanto il welfare fosse complementare allo sviluppo aziendale ed economico del sistema. Il welfare è nato e si è sviluppato per rispondere in modo ‘efficiente ed efficace’ (e in una logica economico-aziendale anche con ‘economicità’ e con un’opzione di ‘partecipazione’) ai bisogni della popolazione. Le aziende percepiscono la pluralità di servizi richiesti dalla comunità locale, che esige una risposta interconnessa, ampia, universale e non solo per categorie (anziani, bambini, disabili, …). Si passa quindi da un ‘welfare categoriale’ ad un ‘welfare universalistico’ per sua natura integrato ed omnicomprensivo (olistico).

Ma tutto questo ha bisogno nel 2020 di essere evidenziato e percepito per dare fiducia agli artigiani.

Perché non adottare un MANIFESTO ETICO DELL’ARTIGIANO? che potrebbe campeggiare in ogni bottega artigiana e sarebbe garanzia e patto fiduciario fra l’artigiano ed i suoi clienti. Per esempio con questa formula:

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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