venerdì, Agosto 6

Un governo di seconde linee image

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Le consultazioni per la formazione del governo procedono ma i nodi invece di sciogliersi, aumentano. Impossibile trovare nomi autorevoli della società civile disponibili a seppellire la propria credibilità per entrare in un governo morto prima ancora di nascere. Per questo motivo Matteo Renzi è costretto a posticipare la data della consegna della lista dei ministri al Presidente della Repubblica.

Anche se il segretario del Pd riuscirà a riempire le caselle sarà in ogni caso un governo di politici di seconda fila e senza una linea politica ben definita nel campo delle riforme del lavoro e dell’economia. Senza contare i problemi provenienti dal mondo politico, fra cui: lo scontro fra Forza Italia e Ncd, la volontà delle minoranza Pd di imporre la propria linea economica e il lavorio sottotraccia dei dalemiani pronti a far saltare Renzi a qualsiasi prezzo pur di riprendersi il partito.

Oggi Matteo Renzi ha dato il via alle consultazioni. Come previsto ha ottenuto la disponibilità a far parte della nuova maggioranza del Centrodestra di Bruno Tabacci, di Scelta Civica e del Sudtiroler Volkspartei mentre Guido Crosetto ha dichiarato che Fratelli d’Italia farà «un’opposizione responsabile».

La Lega, come sempre in questi casi, alza la voce per alzare il prezzo della loro adesione. «Con Renzi non ci siamo trovati d’accordo su nulla», afferma Matteo Salvini. «Se Renzi – ha aggiunto – vuole riportare a Roma competenze e soldi non ci stiamo e la Lega è dall’altra parte della barricata». Salvini sa che il punto di rottura fra Renzi e Angelino Alfano potrebbe essere prossimo e in tal caso i voti dei leghisti diventerebbero determinanti. E il prezzo salirebbe.

La partita fra Alfano e Renzi, infatti è molto complessa e non è solo una questione di poltrone. C’è un disegno strategico di Silvio Berlusconi di cancellare dalla cartina politica il Ncd e per farlo si sta servendo proprio del governo Renzi. Infatti Forza Italia ha prestato qualche senatore al gruppo Gal (Grandi autonomie libertà) in modo che questo gruppo possa tenere in vita la maggioranza nel caso in cui Alfano tiri troppo la corda.

Il disegno naturalmente non dispiace nemmeno a Renzi, per niente disponibile a concedere un potere di veto a Ncd (come a qualsiasi altro partito). Da qui il nervosismo di Alfano che, in questa condizione, oltre a non poter metter veti, non può nemmeno contrattare in una posizione di forza le assegnazioni delle cariche di governo. E il Nuovo Centrodestra, senza incarichi da distribuire al suo interno, semplicemente sparirebbe (in buona parte risucchiato da Berlusconi). Pure la minaccia di elezioni sarebbe un’arma spuntata perché i suoi non lo seguirebbero (senza contare che un’alleanza con Forza Italia è decisamente inimmaginabile dopo gli insulti rimbalzati da un comizio all’altro fra Alfano e Berlusconi).

Non c’è da stupirsi, dunque, se in una situazione così precaria dal punto di vista politico, tutte le personalità contattate da Renzi per far parte del governo, abbiano declinato l’invito. Il passato insegna che, nella migliore delle ipotesi, la nomina a ministri di grandi nomi della società civile, non ha lasciato nessun segno. Nella peggiore si rischia di mettere a repentaglio buona parte della credibilità acquisita negli anni. Monti docet.

Quindi sarà un governo di politici più per necessità che non per virtù con il piccolo particolare che politici di spessore in questa legislatura ce ne sono veramente pochi e ancora meno sono quelli disponibili a entrare nel governo.

La migliore fotografia della situazione l’ha fatta in ogni caso Fabrizio Barca che, registrato a sua insaputa da Radio 24 mentre era al telefono con il  finto Nichi Vendola, spiega perché abbia declinato qualsiasi pressione a far parte del governo: «Non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo… Non essendoci un’idea, siamo agli slogan… Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo, perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante…». Dopo i comici, ora tocca agli scherzi telefonici descriverci la realtà. 

 

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