lunedì, Maggio 16

Un giro di prova per lo Space Launch System lunare Una notizia positiva sia dal punto di vista tecnologico che scientifico, che in buona sostanza vede coinvolta anche l’Italia, che fa parte del programma Artemis

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Lo scorso giovedì 17 marzo lo Space Launch System (SLS) è stato portato alla piattaforma Launch Complex 39b del Kennedy Space Center da cui sarà lanciato verso la Luna. Niente di pronto, tuttavia, solo un test per verificare un primo buon funzionamento degli impianti.

Quella che riportiamo è indubbiamente una notizia positiva sia dal punto di vista tecnologico che scientifico, che in buona sostanza vede coinvolta anche lItalia, che fa parte del programma Artemis, nome che dovremo imparare a ripetere fino a farlo diventare quasi un sinonomo del nostro satellite naturale, come accadde alla fine degli anni Sessanta con il programma Apollo.

LArtemis Accord siglato il 13 ottobre 2020 porta all’Italia una serie di opportunità, in particolare sulla fornitura di moduliabitativi per l’equipaggio e servizi ditelecomunicazione. La partecipazione al Lunar Gateway, la stazione spaziale che verrà dispiegata in orbita lunare e alla realizzazione del modulo Human Landing, il mezzo per trasportare gli esseri umani sulla superficie del satellite è una sfida importante. A sottolineare la continuità di un lavoro svolto con estrempo impegno vale la dichiarazione fatta da Massimo Compariniamministratore delegato di Thales Alenia Space Italia: «Il contributo italiano alla Stazione Spaziale Internazionale e ai suoi moduli iniziali è stato determinante per poter giocare oggi un ruolo nella costruzione di una prima stazione in orbita cislunare».

La conquista spaziale e tutte le sue tappe sono state da sempre segnate da un confronto di potere e da una maschera di intenzioni aggressive con semplicistiche manifestazioni di pace. Anche in questi giorni molte tensioni stanno trovando sponda proprio in quegli accordi di cooperazione che avevano fatto sperare una prospettiva di distensione.

E tuttavia sulla Luna c’è sempre una targa di acciaio in cui è inciso «Siamo venuti in pace, per tutta l’umanità». Un auspicio che dovrà essere una guida per le donne e gliuomini che tra qualche anno cammineranno sulle valli nerastre di un suolo che forse un giorno sarà reso abitabile. Sempre che la follia umana non metta fine al sogno per inutili ripicche di questa Terra.

Quello in corso è il primo test della Nasa per Artemis. Ma la prima missione Artemis servirà principalmente a verificare nello spazio il funzionamento del razzo e della navicella che quando tutto sarà verificato ospiterà lequipaggio umano. Il che avverrà con la missione Artemis II, la cui partenza potrebbe realmente avvenire entro il 2024. Anche questa sarà una missione test con un’orbitazione attorno alla Luna per poi ritornare sulla Terra. L’allunaggio vero e proprio avverrà solamente con la missione Artemis III.

Del trasporto del grande lanciatore è apparsa molto soddisfatta la ventiquattrenne Breanne Rohloff, conduttrice dell’immenso cingolato che ha trasportato il pezzo fino alla rampa. E così pure Dan Zapata, crawler system engineer, appena cinque anni più vecchio di Breanne. Sono i due protagonisti oscuri della prossima vicenda spaziale, che in questi giorni hanno avuto il meritato momento di gloria avendo fatto muovere per 6,7 km. un mezzo di oltre 3.000 tonnellate a 1,3 km/h. In un’intervista la ragazza ha dichiarato: «C’è sempre un senso di stupore quando sono sono alla guida di un mezzo grande come un campo da baseball e lo sento muoversi. Ma c’è anche un senso di umiltà perché ci viene affidato il trasporto di questo razzo storico».

Anche Bill Nelson è soddisfatto. L’ex astronauta nominato amministratore della Nasa dal Presidente Joe Biden nel 2021 ha detto che questa missione sta rafforzando le piccole imprese americane, le università, la potenza degli scienziati, dei matematici e dei suoi tecnici.

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