venerdì, Aprile 23

Un futuro per lo Yemen unito? field_506ffb1d3dbe2

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Yemen proteste

Nonostante i tentativi effettuati dalle nuove istituzioni yemenite per portare tutti i gruppi d’interesse del Paese attorno al tavolo delle trattative e cercare di sistemare i punti di disaccordo riguardo quali debbano essere le basi dello Yemen del futuro, la transizione democratica del Paese rimane ancora oggi in sospeso. Un ampio numero di rivendicazioni separatiste e tribali minacciano il rafforzamento delle istituzioni yemenite, mentre falliscono i tentativi delle autorità di aumentare la loro presa sulle varie parti del Paese.

Uno dei maggiori fronti di incertezza è oggi aperto nel sud del Paese, dove continuano a crescere costantemente le richieste per il ritorno a due Stati indipendenti, com’era prima del 1990. Negli scorsi giorni, una serie di confronti violenti tra militanti secessionisti e le truppe yemenite hanno avuto luogo nella provincia meridionale di Dhaleh, causando la morte di 12 persone (tra cui 7 sette soldati) e il rapimento di 14 militari. Tra le vittime c’è anche un Colonnello dell’Esercito.

Un convoglio militare yemenita sarebbe stato messo sotto attacco mentre si muoveva nei paraggi di una delle zone-roccaforte dei ribelli sudisti per consegnare cibo alle popolazioni dell’area. Gli assalitori hanno usato missili anti-carro per colpire i mezzi blindati e fucili di precisione per sparare contro i soldati che si muovevano al suo seguito. Secondo abitanti del luogo dell’attacco, anche quattro civili sarebbero morti durante gli scontri.

Secondo quanto riferito da esponenti del movimento separatista, l’azione sarebbe stata provocata dal bombardamento di tre distretti di Dhaleh da parte di una brigata dell’Esercito, durante il quale in cui sei persone sono rimaste uccise e diverse case distrutte. «Il Governo e l’Esercito sono responsabili per questi bombardamenti barbari, e la gente ha il diritto di difendere se stessa» ha affermato Ali al-Saya, portavoce di Hirak.

La provincia, uno dei fronti caldi della lotta tra Yemen e guerriglieri separatisti, ha già conosciuto nei mesi scorsi ripetuti scontri tra le parti e ha causato almeno 30 vittime. A gennaio – riporta la BBC – i militari avevano colpito un corteo funerario causando almeno una dozzina di vittime. Nonostante le Forze armate abbiano parlato di tragica fatalità in quell’occasione, la presenza sul luogo di numerosi militanti del movimento separatista Hirak ha fatto pensare a un attacco volto a eliminare esponenti del gruppo.

A inizio febbraio, il Presidente yemenita Abd ar-Rabbo Hadi ha reso nota l’approvazione di un decreto destinato a trasformare lo Yemen in uno Stato federale, diviso in sei regioni che beneficeranno di un livello crescente di autonomia. La mossa, pensata per pacificare il Sud riottoso e desideroso di dividersi dal resto del Paese, dovrebbe rappresentare una delle risposte alle principali complessità relative alla transizione del Paese. Sulla base della soluzione federale, una nuova Costituzione dovrà essere redatta per sancire la quantità di concessioni effettuate alle singole regioni.

Nonostante le fazioni sudiste più moderate abbiano salutato la decisione come un successo, le ali più intransigenti dei movimenti secessionisti hanno continuato a portare avanti le proprie rivendicazioni, chiedendo la scissione del Sud del Paese e la costituzione di un nuovo Stato separato. «Ciò che è stato annunciato riguardo le sei regioni rappresenta un colpo contro ciò che è stato accordato nel corso del Dialogo» ha affermato Mohammed ali Ahmed, già Ministro degli Interni dell’ex Stato dello Yemen del Sud.

Sul giornale ‘Asharq al-Awsat’, l’opinionista Mustapha al-Noman si schiera contro chi sostiene che la costruzione di uno Yemen federale possa aiutare il Paese a superare i propri problemi e garantire stabilità in prospettiva: «Dividere il Sud è un errore che non contribuirà a portare stabilità psicologica o emotiva, senza menzionare quella economica, tenuto conto del proibitivo costo finanziario del creare regioni in aree geografiche prive di risorse per uno sviluppo economico o amministrativo. Sarebbe stato più utile se il Comitato delle Regioni avesse spiegato perché e come questo problema sia stato risolto con tale velocità – ricordando la divisione dell’eredità di un uomo da parte dei suoi amici ancor prima che gli eredi aventi diritto ne prendano nota. Sarebbe stato utile se fossero state annunciate le basi su cui poggia tale decisione, che avrebbero potuto ridurre la portata dell’opposizione di chi era coinvolto».

Lo scontro aperto tra Forze armate e movimenti secessionisti sembrano aprire in maniera definitiva un nuovo fronte di conflitto tra le autorità yemenite e le forze centrifughe che premono per la divisione dello Yemen. Nel Nord, le Forze armate sono alle prese con la lotta contro la ribellione sciita zaydita degli Houthi, movimento armato attivo in particolar modo nella provincia di Saada. Nel centro-est del Paese l’Esercito yemenita sta da anni cercando di confrontarsi con al-Qaeda nella Penisola Arabica, offshoot di al-Qaeda attivo tra Yemen e Arabia Saudita, che ha dato vita a forme di autogoverno locale nelle province abbandonate dall’autorità centrale.

E’ ancora lunga la strada che lo Yemen si trova avanti. Solo continuando a portare avanti il processo di dialogo tra le varie componenti del Paese sarà possibile avvicinarsi a una possibile soluzione ai suoi tanti problemi. Concludiamo con le parole di Ibrahim Sharqieh, analista del Brookings Institution: «Il fallimento nell’affrontare in maniera appropriata i problemi del passato dello Yemen hanno alimentato l’instabilità nella transizione del Paese. Risentimento e alienazione persistono tra le famiglie degli scomparsi e i supporter della loro causa […]. Nel frattempo le preoccupazioni del Sud […] sono una delle più grandi preoccupazioni del periodo post-Saleh. Molti sudisti continuano a lottare contro un’unità nella quale non credono».

 

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