sabato, Luglio 31

Un fisco più equo e semplice, ma come? La riforma del sistema fiscale in Italia, lo stato dell'arte, luci e ombre

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Un fisco più equo e semplice, ma come? La riforma del sistema fiscale in Italia, non muove passi verso l’auspicata riduzione del peso fiscale, quanto ad una riorganizzazione della struttura, entro la quale i contribuenti sono chiamati a muoversi, con l’obiettivo di stringere ancora di più le maglie dei controlli, attraverso una procedura di semplificazione. Come è possibile raggiungere entrambi gli scopi?
Proseguendo su strade già battute, che hanno dato ottimi risultati fin qui (a dimostrazione di quanto è entrato nelle casse dell’erario per la regolarizzazione soprattutto di posizioni tributarie non ‘corrette’), e che ha visto il 21 settembre scorso il compimento di un altro tassello importante: quello della comunicazione dei dati dei contribuenti sui movimenti dei conti esteri (sia quelli in entrata che in uscita) da parte delle banche, affiancando quello dei dati sui conti casalinghi, indipendentemente dalle loro caratteristiche (dettagli su http://www.apprendistatoprovinciaroma.it/conto-corrente-zero-spese/).

Non fa mistero, infatti, delle proprie strategie il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che parla di maggiore efficacia dei controlli, dovuti proprio all’incrocio dei dati, ma anche all’effetto della digitalizzazione, la parola chiave che permette di raggiungere l’obiettivo di semplificazione, sul quale ha, invece, fortemente puntato il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, insieme all’attuazione di procedure di accertamento che risultino menoinvasiveper le imprese.
Quindi, stessi obiettivi, strade parallele, ma meccanismi diversi? Tutto sommato con l’afflusso di informazioni che avviene in modo ormai praticamente automatico, la via della semplificazione dei controlli dovrebbe riguardare anche i singoli cittadini, ma il rischio che si usi un approccio generalista ormai è imminente.
Infatti, sembrerebbe che, per riuscire a realizzare la ‘massima semplificazione’ dei controlli, dopo questa prima fase in cui i dati vengono raccolti e elaborati caso per caso, con intervento o richiesta di chiarimento laddove vengono riscontrate delle incongruenze, il prossimo passo sarà quello di usarle per creare dei profili di rischio, andando a impiegare un approccio come quello degli studi di settore. Strumenti, questi ultimi, a detta di tutti, più che semplicemente fallimentari, ingeneranti disagi, duplicazioni di controlli, e grattacapi anche ai professionisti che hanno preso in carico le pratiche (trasudanti preoccupazione e angoscia di chi si è visto recapitare conti salati per situazioni reddituali al di fuori della loro concreta situazione).
I sostenitori di questa prassi, tuttavia, ribattono che questo genere di meccanismo verrebbe messo in campo solo per individuare a monte i soggetti più a rischio, così da convogliare maggiori risorse per la lotta all’evasione nei loro confronti, allentando quindi quelle attuate verso i soggetti con profilo di rischio più basso.

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