domenica, Giugno 20

Un fantasma si aggira per l'Italia field_506ffb1d3dbe2

0

e

Il 26° rapporto Eurispes è stato presentato ieri -30 gennaio- presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. L’apertura del Presidente Gian Maria Fara è stata suggestiva: «Un fantasma – ha detto – si aggira per il nostro Paese». Il fantasma si chiama ‘subcultura del declino e della decadenza’ e si agita nel limite della lunga incapacità di riformare il Paese che è stata propria del mondo politico. Un mondo politico oggi più giovane e – speriamo – più ‘attivo’.

Nonostante la grave sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni sta infatti emergendo una nuova classe politica, anche se è ancora marcata la tendenza a staccarsi dalla realtà presente, a indulgere «nella abolizione della coniugazione dei verbi al passato e al presente» e «nell’esaltazione di quelli al futuro: dovremo, faremo, costruiremo, risaneremo e via dicendo. La soluzione dei problemi, per quanto gravi e urgenti, viene sempre rinviata al futuro».

Proprio in questa fase storica, dovremmo distinguere un nichilismo passivo (della decadenza) da un nichilismo attivo (capacità di reagire, annientando la decadenza stessa. Eppure prevale la sfiducia, quel nichilismo negativo che ha convinto quasi 9 italiani su 10 che migliorare non sia più possibile. Siamo di fronte al rifiuto dell’autorità, allo scetticismo sulla possibilità di riformare il sistema politico, istituzionale e produttivo, siamo incapaci di immaginare il futuro. Eppure, secondo Fara, «l’Italia sta vivendo una crisi profonda e drammatica. Ma questo non è un Paese senza futuro»Lo dovremmo poter scoprire anche dall’evoluzione della serie storica dei dati che ci riguardano, che Eurispes riunisce ogni anno in capitoli introdotti da brevi saggi esplicativi e che si organizzano tradizionalmente su sei dicotomie: Italia/Europa • Finanza/Finanza • Destra/Sinistra • Etica/Estetica • Ricchezza/Povertà • Conservazione/Cambiamento.

Quanto cambiamo? Quanto siamo ricchi o poveri? La nostra ‘spina dorsale’ (secondo il Presidente Fara è il ceto medio italiano) affronta enormi difficoltà. Bisognerebbe invece ricordarsi che il futuro dell’Italia si fonda proprio sul ceto medio. Stiamo invece assistendo al passaggio dalla proletarizzazione alla pauperizzazione delle classi medie, da una situazione in cui le persone lavoravano in cambio di un salario e per il guadagno dell’impresa alla difficoltà di arrivare alla quarta settimana del mese. Quasi un italiano su tre (30,8%) non riesce a mantenersi con i guadagni propri e l’88% pensa che l’Italia stia irrimediabilmente peggiorando.

Il tema non è solo economico, ma anche morale. Il quarto capitolo del rapporto è dedicato al nesso tra Etica ed Estetica, binomio già storicamente impostato da John Ruskin quasi due secoli fa e che indicava una necessità sociale al bello, con il bisogno di accostare senso etico ed esperienza estetica. L’intreccio delle due dimensioni riguarda anche noi, oggi, e i nostri stili di vita. A questo si riferisce l’analisi Eurispes nel suo quarto capitolo, quando parla degli italiani e dei loro animali domestici, un lusso eccessivo per più del 40% dei nostri cittadini. Erano 55,3% nel 2013 gli italiani che si potevano permettere di mantenere anche un cane o un gatto, mentre segnalano oggi difficoltà di tipo economico ma anche etico: non si assumono la responsabilità di curarsi di un animale, temendo di non poterla onorare. Una responsabilità che non è solo economica, perché la metà delle persone che hanno animali domestici spende meno di 1 euro al giorno per la loro alimentazione. 

L’82,8% dei veterinari riferisce che i propri clienti si occupano dei loro amici a quattro zampe (orecchie, code etc.) in modo eccellente, anche se è un po’ salito il numero di coloro che hanno dovuto fare ricorso agli affidi. Si profila l’identikit dell’italiano medio che è attento ai temi etici e ambientali, con 6,5% di vegetariani e 0,6% di vegani ed entrambe le categorie sono cresciute nel numero. « Quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute. Un altro 9% afferma di farlo per tutelare l’ambiente. »

Se dedicano tanta attenzione alla natura, altrettanta ne spendono in attività di gioco. Gli italiani vogliono distrarsi, anche dalla sfiducia verso il momento storico, nel 34,5% dei casi. Il 12,1% gioca per cercare momenti di emozione. La speranza di vincere è comunque il pensiero di metà dei giocatori: 32,7% vorrebbe fare una grossa vincita e il 15,6% cerca un guadagno più facile. Gratta e vinci, Lotto, SuperEnalotto sono i giochi del presente. Non sono passati molti anni da quando il gioco degli italiani era il Totocalcio o il Totogol, che oggi ‘non sono amati’ dal 70,9% degli intervistati. Sono poco amate anche le scommesse sportive (il 68% non gioca mai), forse anche per via della pubblicità negativa degli scandali ripetuti sulle scommesse truccate. Un italiano su quattro gioca alle slot machine

Le ludopatie sono ovviamente in agguato: «quando da divertimento il gioco diventa un serio problema, difficilmente si ricorre all’aiuto di personale specializzato. I risultati mettono in luce che nella maggior parte dei casi (52,9%) si sceglie ancora di affrontare in maniera empirica autonomamente l’insorgere di una ludopatia».

Tutte forme di difficoltà che caratterizzano un momento di decadenza, che però non è generalizzato: «Stiamo dando un’ottima prova nei settori tradizionali del Made in Italy e del lusso: tessile-abbigliamento, calzature, arredamento e nautica. Siamo riusciti – spiega Fara – a creare nuove specializzazioni, come nella meccanica; nei prodotti a forte innovazione, nelle tecnologie per l’edilizia e nella chimica farmaceutica. Nel 1999 eravamo al quinto posto nella Ue a 27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti. Oggi siamo al terzo posto».

Un segno di nichilismo positivo o i segnali di quella ripresa di cui continuano a parlare molte fonti? Intanto «il fabbisogno di liquidità è testimoniato anche dal ricorso al “compro-oro” (18,7%). La rilevazione dello scorso anno faceva registrare un’impennata del ricorso alla vendita di beni preziosi presso questi particolari negozi apparsi come funghi, nel giro di pochi anni, sia nelle città sia nei piccoli paesi di provincia»Il loro numero è cresciuto «dall’8,5% del 2012 al 28,1% del 2013». Il calo dell’ultimo anno (quasi 10 punti percentuali) nel numero di questi esercizi sembra sia dovuto all’esaurirsi delle ‘scorte’ d’oro da parte degli italiani, non a un miglioramento. Quasi la metà di chi ricorre a un compro-oro è spinto da necessità quotidiane, il 30,4% dalla volontà di disfarsi di beni superflui. Il dato più triste è il 19,8% di quanti hanno ceduto i loro beni per far fronte a spese mediche, quasi pari al 20,3% di chi ha coperto dei debiti. 

E il lavoro è il grande problema sotto gli occhi di tutti. «Il 74,3% dei lavoratori italiani è stressato, il 14,2% è stato vittima di mobbing, il 75,6% non si sente sicuro del proprio posto, il 63,4% non può fare progetti per il futuro, il 36,3% si trasferirebbe all’estero per cercare opportunità lavorative».

Il primo punto sul quale la politica dovrà operare, conclude il Presidente Fara, è «cercare di ricostruire un rapporto corretto con l’opinione pubblica, attraverso una coerente “operazione verità” nel senso, cioè, di riuscire a far seguire alle parole i fatti. Il tema della menzogna nel rapporto tra politica e opinione pubblica ha profonde radici nella cultura del potere, del nostro Paese in particolare».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->