martedì, Novembre 30

Un esule e un'isola, Malta

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Due giorni fa Dario Morgante ha compiuto quarantaquattro anni. Dal 9 di gennaio vive a Rabat, una città di 15mila abitanti, cuore agricolo della costa occidentale maltese, e centro maggiore del plateau. La sua casa, una maisonette piuttosto vetusta, è in un quartiere tranquillo, a pochi passi dalla zona residenziale di Tal Virtù. A quindici minuti a piedi, attraversando il centro della città, si raggiungono i giardini pubblici di Gnien Howard, che si affacciano sull’enorme fossato — oggi riqualificato e trasformato in parco — che annuncia la cinta fortificata di Medina, l’antica capitale.
Prima del 9 gennaio Dario abitava in Italia. A quarantatré anni era dovuto tornare a vivere dai suoi genitori, dopo aver perso il lavoro, e dopo il fallimento della sua società. Avvenimenti che, negli ultimi anni, non suonano né originali né rari. Tuttavia non gli è mai venuto da ripensare alla sua situazione come a una sconfitta personale; piuttosto a un declino della società italiana nel suo complesso. Aveva compreso che gli occorreva ripartire da una sorta di terapia psicologica, quella di allontanarsi da una società che non lo voleva più che, in un certo senso, di lui non aveva più bisogno.
Come si scappa dal proprio Paese? Con un volo AirMalta carico di turisti che lascia l’aeroporto di Fiumicino in una mattina piena di sole. Si scappa con una valigia da 22 chili e con un bagaglio a mano. Si scappa mantenendo la giusta equidistanza tra l’ottimismo della giovinezza o il distacco della vecchiaia. Dove sta andando? E perché? In effetti il perché era piuttosto chiaro: in linea di massima, Dario non voleva finire da dove aveva cominciato: non voleva morire italiano. Riguardo al dove qualche dubbio gli era venuto. I suoi amici avevano quasi tutti lasciato il Belpaese  per il vasto nord-Europa, Berlino come Londra, come Oslo o Amsterdam. Lui invece intendeva andare a sud. Non era interessato a competere, voleva le palme e le spiagge bianche. Ma la Grecia naufragava più rapida dell’Italia, e le isole Canarie erano lontane. Altri sud, lui, non ne vedeva.
Malta non è un’isola, è un arcipelago. L’arcipelago delle isole calipsee. L’intera estensione delle terre emerse raggiunge a malapena un quarto del territorio del comune di Roma. Se fosse un rettangolo, misurerebbe 27 chilometri sul lato lungo, e 14 su quello corto. Tanta costa, poche spiagge (e niente palme), grandi scogliere, una natura aggressiva e un pil che segnava una crescita del 5% annuo.
L’altroieri Dario Morgante ha festeggiato il suo compleanno. Se n’è andato al mare a fare un bagno. Non è stato un gesto sconsiderato. Il sole era bello caldo, le spiagge affollate. La sua. preferita è quella di Ghain Tuffieha, una piccola baia circondata da basse colline che sono una riserva naturale. Il bar ristorante Martinica è l’unica struttura presente. La spiaggia è una delle poche dalle quali si possa contemplare il tramonto. Malta ha visto un’enorme afflusso di italiani a partire dal 2012. E di libici, dopo la caduta di Gheddafi. Cittadini di Stati, per ragioni e in misra differenti, distrutti, spolpati della loro potenziale ricchezza. I maltesi sono profondamente mediterranei. Sono ospitali e hanno un rapporto difficile con lo stato centrale. Il maltese è tutelato dall’Unesco, essendo l’unica lingua semitica scritta con alfabeto latino. In sostanza, è arabo.
Quello che tutti chiedono a Dario, in pratica, è se stare là a Malta sia “meglio” che stare qua, in Italia. Lui cerca di rispondere, si spiega e si racconta; poi giunge sempre il momento in cui si confrontano i salari, i contratti, il costo della vita, le tutele, il welfare, le pensioni… Ma in realtà non è quella la strada per arrivare a una conclusione. Secondo un sondaggio che ha interessato tutta l’Unione europea, i giovani maltesi sono risultati i più fiduciosi nel futuro. Non tanto per il pil o per le prospettive di lavoro, visto che molti maltesi emigrano verso l’Inghilterra o l’Australia. I giovani maltesi hanno fiducia nel futuro (che lì si traduce con “tranquillità”) perché sanno esattamente chi sono. La cultura identitaria maltese è molto forte. E al tempo stesso il loro retaggio di ex colonia gli permette di comunicare con il “potere” in maniera non conflittuale.
L’intero arcipelago delle isole calipsee è circumnavigabile in una manciata di ore. I grandi yacht attraccano per qualche notte nel Grand Harbour di Valletta, poi ripartono. Se un cittadino extracomunitario vuole diventare cittadino maltese — e per estensione europeo, basta che investa non meno di 600mila euro sull’isola, generando posti di lavoro per i residenti. Malta è stata molto povera, ed è stata molto ricca. La Banca Centrale garantisce per tutti i cittadini.
In Italia, Dario Morgante aveva a lungo lavorato tra editoria, arte e underground. Era stato art director di case editrici, ideatore di gallerie d’arte come la Mondo Bizzarro di Roma, aveva fondato le riviste ‘Kerosene’, ‘Ostile’, la casa editrice Purple Press, aveva pubblicato fumetti su varie riviste, oltre ai volumi ‘Terminale Paradiso’ e ‘Vampire$’; aveva scritto la raccolta di racconti ‘Mia sorella è una gran figa, più di me comunque’ e il romanzo ‘La compagna P38’. Dice di amare molto la frase “Niente di ciò che possiedi è tuo” e sa bene che è una sentenza di Seneca. Se le cose gli dovessero andare davvero male, l’isola è ricca di pesce e i luzzu sempre pronti a uscire in mare.

 

 

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