giovedì, Settembre 23

Un enigma chiamato Turchia L'analisi della posizione turca di George Friedman del Stratfor Global Intelligence

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I confini della Turchia sono in fiamme, la strategia di Ankara è lambiguità, cercando di galleggiare, a partire dal proprio rapporto con gli Stati Uniti e con la NATO – il vertice NATO di oggi, unitamente all’accordo per la free-zone al confine con la Siria, sembrano la conferma -, la sola questione che potrebbe farla agire è il rischio della creazione di una repubblica indipendente curda in Siria o in Iraq – e lo si vede dal piano di attacchi che sta conducendo da alcuni giorni, da una parte contro l’ISIS, dall’altra contro il PKK.
Questa, in estrema sintesi, è l’analisi che fa George Friedman, tra i più importanti scienziati politici americani, fondatore di ‘Stratfor’, prestigiosa società di intelligence americana, in ‘The Turkish Enigma’.
Quattro principali segmenti del continente europeo ed asiatico sono in crisi: Europa, Russia, Medio Oriente (dal Levante all’Iran) e la Cina. Ogni crisi è diversa; ognuno era in una fase di sviluppo diversa. Generalmente le crisi hanno minacciato di destabilizzare il continente eurasiatico, nell’emisfero orientale, e potenzialmente generare una crisi globale. Per essere pericolose devono unirsi in una unica crisi. Quattro crisi simultanee, infatti, nel centro di gravità geopolitico dell’umanità sarebbero destabilizzanti di per sè. Tuttavia, se cominciassero a fondersi e adinteragire’, i rischi potrebbero moltiplicarsi. Contenere ogni crisi singola sarebbe un compito arduo. Gestire le crisi tra loro bloccate porterebbe a comprimere i limiti della gestibilità e anche spingerli oltre.
Queste quattro crisi già interagiscono in qualche misura tra di loro. La crisi dellUnione europea si interseca con il problema parallelo dellUcraina e con quello delle relazioni europee con la Russia. La crisi in Medio Oriente si interseca con la preoccupazione europea per la gestione dellimmigrazione, così come con il bilanciamento dei rapporti con la comunità musulmana d’Europa. I russi sono stati coinvolti in Siria e sembrano aver giocato un ruolo significativo nei recenti negoziati con lIran. Inoltre vi è un potenziale incrocio in Cecenia e Daghestan. Russi e cinesi stanno portando avanti trattative sulla cooperazione militare ed economica. Nessuna di queste interazioni sta minacciando di abbattere i confini regionali. Non sembra quindi essere una situazione grave, nè sembra esserci una sorta di crisi interregionale.
Al centro di queste zone di crisi un Paese, la Turchia, che fino a pochi anni fa ha mantenuto una politica volta a non avere problemi con i suoi vicini. Oggi, però, tutta la periferia della Turchia è in fiamme. Si combatte a sud in Siria e in Iraq, a nord in Ucraina e c’è inoltre una situazione sempre più tesa nel Mar Nero. A ovest, la Grecia è in crisi profonda (insieme con la UE) ed è un’antagonista storica della Turchia. Il Mediterraneo pare calmo, ma la situazione di Cipro non è stata completamente risolta e la tensione con Israele si è placata ma non è scomparsa. Ovunque intorno alla Turchia ci sono problemi. Ci sono poi tre regioni dell’Eurasia che la Turchia tocca: Europa, il Medio Oriente e l’ex Unione Sovietica.
La Turchia, secondo George Friedman, era evidente da tempo che era una potenza regionale emergente che sarebbe finita per essere la maggiore potenza locale. La decisione degli Stati Uniti di assumere un ruolo secondario dopo la destabilizzazione che ha avuto inizio con linvasione dellIraq nel 2003 ha lasciato un vuoto che la Turchia alla fine sarà costretta a riempire. Ma la Turchia non è pronta a riempire quel vuoto. Ciò ha creato una situazione in cui vi è un equilibrio di potere in atto, in particolare tra la Turchia, l’Iran e l’Arabia Saudita.

 

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