giovedì, Maggio 6

Un diamante è per sempre field_506ffb1d3dbe2

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diamanti

Ho un direttore fin troppo liberale, ‘montanelliano’. Quando le ho annunciato la mia intenzione di imbastire un pezzo su una pubblicità stigmatizzata da alcuni miei ‘amici di FB’, prima ha protestato  (e, francamente, un po’ o tanta, di ragione ce l’ha); poi mi ha lasciata libera di affrontare un argomento scivoloso e persino morboso, purché glielo mandassi prima di una certa ora, in modo che qualcun altro ‘editasse’ l’articolo.

Perché, sapevatelo,  questa volta voglio duellare con una questione molto delicata: una pubblicità ipermacabra, ove un’agenzia di pompe funebri lancia la diamantizzazione delle ceneri.

Io che ho un amico che è il top degli esperti in diamanti, il professor Ciro Paolillo, un vero scienziato che è stato fra i curatori della recente Mostra del Tesoro di San Gennaro, son trasecolata. La conoscerà questa potenziale devianza mentale?

Vabbé che, metaforicamente, nei giornali si è spesso parlato di diamanti insanguinati, ma quelle erano pietre preziose estratte in zone di guerra e vendute, per lo più clandestinamente, per finanziare i combattimenti stessi, o uno dei signori della guerra che ne sono i burattinai; oppure ancora insurrezioni, ovvero atti criminali col loro carico di vittime.

In questo caso, invece, la proposta di marketing è quella di una cremazione che trasformi in preziosi diamanti le ceneri di qualche malcapitato/a, amato a tal punto da volerselo/a portare sempre dietro.

Un’innovazione, questa, a cui si è giunti in virtù dell’evoluzione tecnologica, ma che assomiglia tanto a quelle testoline mummificate dei nemici esibite da qualche tribù selvaggia sperduta allo sprofondo. Guardo un po’ perplessa e persino schifata l’anello con il diamante che luccica al mio anulare destro e penso che è al di là di ogni sospetto, essendo stato acquistato molti anni fa.

Già m’immagino il mio amico Gian Ettore Gassani, presidente della gloriosa AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani) all’opera per elaborare una clausola, da inserire nei contratti matrimoniali (che stanno diventando sempre più diffusi, secondo il costume statunitense) in cui i coniugi o si proibiscono reciprocamente, in caso di premorienza, una simile iniziativa (cremati sì, anellizzati o ciondolizzati no!); oppure, al contrario se ne danno l’un l’altra liberatoria.

E l’altro amico, notaio, Gianluca Abbate che, nei testamenti inciamperà anche in chi vuole analoga clausola, non volendo ritrovarsi ‘pietrificato’ a causa di eredi a caccia di suggestioni.

Mi pare, inoltre, di ricordare che, a un certo punto, sia pure invalsa la moda di inserirsi una pietra luccicante su una narice, in un dente, nell’ombelico: Dio non voglia che qualche entusiasta della novità non pensi di unire l’utile al dilettevole, portandosi addosso il proprio caro/a, ma non con un banale anelluccio o un collier, bensì come protesi corporea.

Il simbolismo aborigeno è sempre in agguato… e il regno delle idee è zeppo di suggestioni peregrine. Ecco, già me la immagino la mia ‘capa’ che si sconcerta e borbotta sulla mia passione per le cose raccapriccianti.

A parte i risvolti etici e quelli logistici, io già mi ero messa a elucubrare su certi particolari un pochino contrapposti. Perché i diamanti costano tanto? Perché sono rari in natura; non rari in natura sono, invece, gli umani (ma io credo che allo stesso procedimento possano essere sottoposti anche gli animali domestici, vorrà dire che ne uscirà un brillantino…). La procedura proposta dall’impresario funebre è ancora molto costosa, non accessibile a tutti, dunque non è, per il momento, ipotizzabile un’invasione di diamanti di origine umana…  tale da abbatterne il prezzo.

Parlo come un’Arpagona, facendo calcoli di valore che, nella realtà della vita, sono completamente ai miei antipodi…

Ma quest’evoluzione funeraria mi ha molto ispirata – vedo già il direttore che fa qualche rito che richiamano gli ‘Sciò sciò ciucciuvé’ del paese mio – e l’immaginazione galoppa verso l’esibizione pubblica della fresca vedova di un monile con marito incorporato.

La cosa più naturale che c’è, ossia la morte – una verità lapalissiana è che ‘siamo nati per morire’ – è stata resa tabù e se ne parla con circospezione. Invece, sono convinta che tale atteggiamento sia deteriore, instillandoci un’ansia che un qualcosa d’inevitabile non ha ragione di suscitare.

Ormai ho perso la gran parte dei miei cari – che mai avrei trasformato in diamanti, essendo per me più prezioso di qualsiasi cosa il loro ricordo da vivi; le spoglie mortali sono semplicemente una carrozzeria – dunque, ho attraversato molti tunnel.

Come dice un aforisma postato su Facebook: ‘Quante lacrime versate, per le persone sbagliate!’. Nella mia solita tendenza a polemizzare, obietterei che non esistono ‘persone giuste’ per piangere; anzi, il fatto stesso che ti provochino il pianto significa che non erano giuste!

Filosofeggio oziosamente? Non era quella la mia intenzione. Al contrario, volevo stigmatizzare una dissacrazione markettara che, a fronte di un nuovo business, fa commercio anche dei cadaveri.

Certo, in fondo ho scoperto l’acqua calda, perché un tale uso, in diverse declinazioni, esiste da che mondo è mondo.

Oggi si utilizza una nuova tecnologia per fare un simile abuso, ma, se si va con la mente indietro nei secoli, a cominciare dalla mummificazione, l’uomo ha sempre subito il fascino macabro d’inseguire un simulacro d’eternità; oppure di auto-attribuirselo in virtù di un proprio rango sociale…

Vado nel difficile, lo so e il discorso meriterebbe ben altra cornice piuttosto che uno spaccato di satira sociale quale è quello che state leggendo. Il fenomeno, però, viene persino proposto con una campagna pubblicitaria che un suo bel costo l’avrà, dunque, chi la propone immagina di trarne una propria  convenienza…

Insomma, se ancora non vi fosse chiaro, è il soldo che regge il mondo; un soldo che sovrasta ogni tabù imposto dalla società, ammantando la trasgressione di un che di fascinoso; mescolandola ad un ammiccamento da birichinata. Ed anche se ci trasformassero post mortem nella pietra più preziosa che c’è, oltretutto imperitura… sempre piccoli, fragili uomini rimarremmo…  

 

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