martedì, Maggio 17

Un contratto spaziale per Amazon Il grande negozio virtuale fondato da Jeff Bezos ha annunciato di aver finalizzato un contratto per l’acquisto di 83 lanci per il posizionamento della costellazione Kuiper per la fornitura di un servizio di rete ad alta velocità e bassa latenza grazie al dispiegamento in orbita bassa di 3.236 satelliti che si disporranno su 98 differenti piani orbitali

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Mentre il crepitio delle armi non cessa la sua dolorosa sinfonia nel centro europeo, dagli Stati Uniti giunge notizia dell’effervescente euforia della space economy, con la firma di un accordo che potrà definirsi storico per la sua portata e le sue ricadute commerciali. L’affare riguarda Amazon, la più grande internet company oggi esistente al mondo, fondata da Jeff Bezos, l’ingegnere di Albuquerque che secondo Forbes, al 17 gennaio 2022 disponeva di un patrimonio stimato di 188 miliardi di dollari.

Il grande negozio virtuale ha dato notizia di aver finalizzato un contratto per l’acquisto di 83 lanci per il posizionamento della costellazione Kuiper per la fornitura di un servizio di rete ad alta velocità e bassa latenza grazie al dispiegamento in orbita bassa di 3.236 satelliti che si disporranno su 98 differenti piani orbitali ad una quota compresa tra 590 km. e 630 km. Secondo siti specializzati, i satelliti dovrebbero essere della classe di 500 kg. Ma manca un’informazione ufficiale al riguardo.

Per i lanci, Amazon ha annunciato che 38 degli 81 lanci avverranno utilizzando i Vulcan Centaur, progettati e costruiti dalla United Launch Alliance, la joint venture tra Lockheed Martin e Boeing, in partnership con Blue Origin. Altri 18 useranno il razzo europeo Ariane 6 e partiranno dalla base europea situata nella Guyana francese. Infine, 12 lanci avverranno utilizzando il New Glenn sviluppato direttamente da Blue Origin, un razzo a due o tre stadi –a seconda degli impieghi- con il primo segmento riutilizzabile. L’industria dello spazio dunque in questi anni non sta avendo flessioni sia nella produzione che nelle attività di servizio; molti costruttori ed analoghi esercenti seguono tuttavia delle dinamiche che stanno avvolgendo il nostro pianeta per le migliaia di satelliti che ci ruoteranno attorno per diversi secoli, sia attivi che in quiescenza.

Oggi Starlink ha già posto in orbita circa il 25% dei satelliti previsti –dal peso di circa 250 kg. ciascuno- avendo fatto infuriare l’agenzia spaziale russa Roscosmos che ha accusato Elon Musk di mettere a rischio la navigazione della Stazione Spaziale Internazionale. Quello stesso amministratore Dmitry Rogozin, lo raccontiamo per cronaca, che in risposta alle ritorsioni occidentali all’invasione dell’Ucraina ha minacciato di non fornire i gruppi di potenza che regolano gli assetti della grande nave spaziale e di farla precipitare in un luogo imprecisato del mondo!

L’obiettivo finale è il rilascio di 42.000 satelliti, destinati a ingolfare l’orbita bassa afferrando la maggior parte del mercato di cui offre il servizio. Un rischio per la pluralità dell’offerta ma anche della circolazione di uno spazio che per quanto vasto, non è sicuramente infinito. Un pericolo anche per la produzione di detriti orbitali e ci meravigliamo che le Nazioni Unite, un ente che sta mostrando tutta la sua inefficacia, non dia una risposta consistente ad un problema ormai sempre più importante e privo di un regolamento internazionale condiviso. Per quanto Amazon preveda di deorbitare i satelliti Kuiper entro 355 giorni dopo il completamento della loro missione operativa, si tratta di un impegno ma non di una regola.

E in questa partita si incunea anche il terzo protagonista sulla scena; la società inglese OneWeb, che pur concorrente di SpaceX nello sviluppo delle due prime reti di connettività internet dall’orbita terrestre bassa, vedrà i suoi satelliti imbarcati sui Falcon di Musk che hanno avuto la meglio sui vettori Soyuz quando la Russia ha cancellato il lancio del 5 marzo lasciando 36 satelliti a Baikonur e soprattutto interrompendo il completamento della costellazione, che attualmente conta 428 satelliti su 648 previsti. Il capo dell’impresa della costellazione inglese –e indiana- Neil Masterson, nel dare l’annunzio dell’accordo, non ha riportato ulteriori dettagli. Nemmeno il numero di satelliti che saranno gestiti dai lanci americani.

Ma certo il pensiero che tra qualche anno il traffico in orbita sarà più congestionato di quello di Londra, che secondo la società Inrex è la metropoli più trafficata al mondo, dovrebbe essere una grande preoccupazione per gli enti internazionali: «Le nuove costellazioni hanno già iniziato ad interferire con gli strumenti di osservazione astronomica», recita amenamente una comunicazione della Royal Astronomical Society. Ma evidentemente ESA, NASA, ONU, che posizioni concrete hanno assunto? Nessuna, ci rispondiamo noi stessi, perché l’atteggiamento è fin troppo prono rispetto ai maggiorenti un po’ sbruffoni che padroneggiano lo spazio come poche centinaia di anni fa facevano i corsari nel grande mare chiamato oceano.

La competizione tra Elon Musk e Jeff Bezos infatti non è isolata solo nell’invasione dello spazio vicino perché una controversia legale tra Blue Origin e Space X ha portato la Nasa a far slittare la missione per riportare l’uomo sulla Luna dopo avere deciso di assegnare il contratto al miglior offerente. Ma questo è un altro discorso che comunque mostra un’intraprendenza assai pericolosa, che lascia sempre più a terra le istituzioni e sempre più decisi i privati ad appropriarsi di corpi estranei alla Terra.

Da queste considerazioni emergerebbero diverse provocazioni: dall’angoscia di un inquinamento cosmico superiore a quello che abbiamo nell’atmosfera, a una guerra in atto tra i gestori dei lanci per accaparrarsi i clienti sul filo di contratti miliardari. Ma anche che gli Stati Uniti con i loro prodotti riutilizzabili offrono vettori di media potenza a un costo più basso, mentre l’Europa continua a restare un fanalino nascosto tra le nebbie dei più grandi. E inoltre, non è stata mossa alcuna azione per convincere Roscosmos a non abbandonare la base europea di Kourou, spalancando le porte a una concorrenza aggressiva e piena di iniziative che dovrebbero preoccupare un po’ tutti perché lasciare i principali servizi di rete a un solo continente, così come accadde in passato per i satelliti della navigazione, è un rischio assai grave. E molto costoso.

Ma chi concretamente difende gli interessi di un mondo che si tiene unito solo per un’effimera convenienza dei più forti e senza mai mostrare di avere una linea comune di difesa dei propri singoli confini e degli interessi comuni?

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