lunedì, Settembre 20

Un calcio alla crisi: il miracolo islandese I ragazzi di Calcio Islandese e Faroese ci parlano del modello-Islanda

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È difficile però capire come, in così poco tempo, una Nazionale prima pressoché sconosciuta sia diventata così competitiva. “Prima del recente exploit del calcio, l’Islanda partiva già con una solida tradizione sportiva di base”, spiegano i ragazzi del blog. “Nonostante una popolazione di soli 320.000 abitanti (la metà di Genova) poteva vantare alcuni risultati di spicco nella pallamano, lo sport nazionale, e anche a livello individuale nel nuoto e nell’atletica. Il fattore comune di queste discipline è la pratica indoor, cosa che mancava al calcio. La svolta è stata l’ormai famosa decisione di costruire sette campi indoor in giro per l’isola per consentire l’attività calcistica in tutto l’arco dell’anno e non solo nel periodo canonico del campionato, che solitamente va da maggio a settembre. Di pari importanza va considerata la decisione della KSÍ, la FIGC islandese, di rendere obbligatorio il patentino UEFA B per allenare tutte le squadre dalle giovanili in su. Anche le squadrette dei villaggi più sperduti possono contare su di uno staff qualificato”.

Infrastrutture, investimenti, preparazione tecnico-tattica di altissimo livello. Ma tutto questo sembra venire da più lontano del 2008: “Il valore aggiunto sono le strutture sportive che hanno a disposizione in cui lo Stato ha investito pesantemente già a partire dagli anni ’90 per contrastare il dilagare di alcol e fumo fra i giovanissimi. Il consumo di queste sostanze è diminuito in maniera inversamente proporzionale al numero di ragazzi impegnati nelle attività sportive e questo dovrebbe far riflettere. Fino a qualche anno fa, il problema delle dipendenze era una vera e propria piaga sociale. Ad oggi è stato limitato ma non debellato”.

Ma è davvero tutto frutto di programmazione e investimenti mirati o, come capita spesso, c’è anche stata una favorevole congiuntura generazionale? Secondo i titolari del blog, tutt’e due. “In un nostro recente articolo”, ci spiegano, “avevamo evidenziato come nella nazionale che ha vinto l’ultima decisiva partita col Kosovo, ben otto giocatori titolari lo erano anche quattro anni fa in quel di Zagabria ai play off per i mondiali brasiliani. Diventano dieci contando che Alfreð Finnbogason è subentrato nella ripresa ed Emil Hallfreðsson era subentrato a Zagabria. Alle spalle però ci sono generazioni altrettanto interessanti che con le under stanno ottenendo ottimi risultati. Allo scorso giro l’U21 ha sciupato all’ultimo minuto la qualificazione agli ultimi europei di categoria”.

Le premesse sono buone, l’entusiasmo è alle stelle e sognare è più che lecito. Il team di ‘Calcio Islandese e Faroese’ fa una previsione sull’andamento ai prossimi mondiali: “Come in tutte le grandi manifestazioni, molto dipenderà dal sorteggio dei gironi e dal percorso che si delinea successivamente. L’Islanda ha dimostrato di riuscire a giocarsela con tutte le nazionali, anche quelle più blasonate, quindi non è irrealistico sperare nel raggiungimento degli ottavi. Da lì in poi è la solita roulette e fra noi c’è chi ha già scommesso che si arriverà fino a Mosca”, città sede della finale.

Visto che i ragazzi sono esperti anche di calcio faroese, un’ultima battuta la riserviamo ai buoni e ancora più sorprendenti risultati della Nazionale delle Far Øer, isole appartenenti al Regno di Danimarca, ma con un regime di autogoverno piuttosto forte. “Le Far Øer stanno seguendo un percorso di crescita tutto loro, per certi versi meno programmato rispetto a quello islandese e più incentrato su una singola figura: Lars Christian Olsen. Colonna della nazionale danese (84 presenze), ne era capitano quando ha vinto gli Europei del 1992. È l’allenatore delle Far Øer dal 2011. In questi sei anni ha lavorato molto sul campo per dare un’identità tecnica e tattica alla nazionale, e per creare uno zoccolo duro su cui fare affidamento negli appuntamenti internazionali”.

Lavoro duro, programmazione e idee chiare: questo basta per entrare al Mondiale. E uscire dalla crisi.

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