domenica, Ottobre 17

Un businessman per il Congress? Nandan Nilekani, ex manager dalla Infosys, candidato di rottura a Bangalore per un partito di governo in declino

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Nilekani India COngress

Mancano oramai solo due settimane alla divulgazione dei primi risultati delle elezioni politiche in India, ma il verdetto appare quanto mai scritto in anticipo. Per il governativo Congress Party (centro-sinistra) di Sonia Gandhi e del Premier Singh, si prospetta una delle sconfitte più cocenti della storia dell’India indipendente. Scandali, corruzione, ipertrofia burocratica, tensioni religiose, stagnazione economica ed inflazione; tutti treni del malcontento che concorreranno a consegnare il governo del Paese al carismatico quanto discusso leader nazional-conservatore Narendra Modi, ex Governatore del Gujarat.

L’abbozzo di rinnovamento interno al Partito guidato dall’alto da Rahul Gandhi, sembra del tutto fallito. Il giovane leader, per quanto energicamente impegnato nella campagna elettorale, ha concentrato tutti i propri sforzi nello screditamento dell’avversario, tralasciando la proposta di una valida alternativa. Il leader del Congress è apparso nientemeno che una continuazione della guida politica familiare del clan Nehru-Gandhi, stratificatosi dagli anni ’50 ai fine ’80 e riemerso nel nuovo millennio.

Si dice spesso che a livello locale, in India, la politica riesce anche a peggiorare rispetto al Palazzo. Questa circostanza è più che reale per molte forze politiche, non solo quello attualmente al governo. Negli Stati e nelle regioni più povere, la federalizzazione dello Stato non ha portato, nel tempo, ad una maggiore virtuosità del sistema o della proposta politica, ma ad una moltiplicazione del clientelismo e dei favoritismi nella  macchina istituzionale. Le eccezioni tuttavia, sia al malgoverno locale che al declino dell’attempato Congress, non mancano. E qui ci occupiamo di uno dei secondi. Per esempio nella dinamica metropoli di Bangalore, c’è un candidato del partito di Sonia Gandhi che sta conquistando chance molto promettenti di sconfiggere quello dell’opposizione conservatrice, e proprio in una delle circoscrizioni più difficili per il Congress.

Nandan Nilekani è stato per 27 anni un manager di alto livello di una delle più grandi società della pimpante industria dell’ information technology indiana: la società Infosys. Tra il 2002 ed il 2007 fu anche CEO della medesima azienda. E fu durante la sua esperienza di massimo dirigente che la società cooperò allo sviluppo di sistemi di informatizzazione della pubblica amministrazione. Tra questi, in collaborazione col Ministero degli Interni, la nuova carta di Identità elettronica. Nelle intenzioni del Governo Centrale, l’adozione di questo sistema di registrazione avrebbe reso più agevole il cambio di residenza tra milioni di immigrati che si riversano nelle megalopoli indiane dalle campagne, l’accesso dei cittadini ai servizi pubblici di base,  e ridotto il numero di contestuali reati non registrati e di frodi ai danni delle pubbliche amministrazioni.

Completamente preso dal carattere potenzialmente rivoluzionario di una tanto semplice innovazione, nel luglio 2009 Nilekani abbandonò la Infosys per prestare servizio nel governo di M. Singh a capo dell’Authority preposta allo sviluppo dell’iniziativa (Unique Identification Authority of India UIDAI)  L’adozione della ID Card magnetica incontrò però difficoltà insormontabili dal punto di vista burocratico tra le amministrazioni locali, e spesso anche una povertà di mezzi di distribuzione impressionante.

È stata proprio la frustrazione di questa circostanza, a metà tra la sua esperienza di imprenditore dell’high-tech e politica amministrativa, ad aver convinto Nilekani ad abbandonare ben presto anche la carriera di burocrate e tornare nella sua città per candidarsi alle elezioni politiche. Nel frattempo, la nuova ID Card ha raggiunto comunque le tasche ed i portafogli di almeno 400 milioni di indiani.

L’obiettivo di Nilekani, come lui stesso dichiara, è una doppia battaglia contro le arretratezze indiane sul fronte del modernizzazione tecnica e scientifica. Doppia in quanto diretta sia contro le arretratezze culturali che quelle della burocrazia e dei pubblici apparati. Essenzialmente, però, Nilekani si pone ancora come un tecnocrate che rifugge lo scontro ideologico puro tipico della politica: «Per sconfiggere i blocchi che ho trovato sulla mia strada, sia come imprenditore che come capo della UIDAI, ho imparato che la cosa più importante è la legittimazione».

Ancora più bizzarro è l’iniziativa che l’ex manager intende perseguire una volta eventualmente eletto. Pur abbottonatissimo sul suo futuro politico con la stampa, Nilekani ammette di volere un ruolo abbastanza di spicco nell’eventuale esecutivo futuro, ma che non ha intenzioni di ricoprire poltrone di stampo ministeriali. Al contrario: «Il mio obiettivo è una constituency intra-governativa di almeno 100 deputati eletti in circoscrizioni cittadine, che si riunisca per formulare proposte di riforme dell’intera organizzazione urbanistica del Paese». Un tecnocrate che pensa in grande.

Bangalore è il perno indiano dell’industria IT. Centro di attrazione per l’imprenditoria sia indiana che estera, grande e piccola, che ha fatto da avanguardia all’allacciamento del Paese con la globalizzazione. Un sostrato sociale che durante la campagna elettorale ha bruscamente svoltato verso destra, attratto dall’enfasi neo-liberista di Narendra Modi e del BJP, dal quale la metropoli è stata finora governata. Tuttavia è proprio qui che Nilekani cerca il riscatto del Congress, aiutato però anche qui dagli scandali che hanno recentemente colpito l’uscente amministrazione cittadina.  La sua fama di manager ed i suoi propositi di rendere più efficiente ed ordinato lo sviluppo urbanistico indiano gli stanno procurando consensi non solo tra i lavoratori dipendenti delle imprese, ma anche tra i medi e piccoli imprenditori. Una ascesa che però non convince tutti.

Sono già in molti ad accusare Nilekani di essere un semplice – ennesimo- camaleonte della politica, e soprattutto un candidato troppo tecnocratico e fuori da ogni schema. Intanto le questioni di portafoglio: con un patrimonio familiare di 1,2 milioni di dollari, in India risulta difficile ai più capire quanto l’ex manager si possa interessare alle questioni sociali tipiche di un fronte politico di centro-sinistra. La sua folgorante carriera a metà tra azienda e burocrazia ha già fatto in passato lievitare accuse di conflitto di interessi, con l’ex manager additato come il portatore di istanze della sua industria tra gli scranni di governo.

Attacchi che non sembrano scalfire la sua popolarità nel distratto elettorale di riferimento (Bangalore –Sud), dove Nilekani è già accreditato dai sondaggi di una banda di consensi oscillante tra il 40 ed il 50%. I risultati del 7 maggio diranno quanto la stella dell’ex capo d’azienda potrà brillare: nella stampa indiana c’è già chi lo indica come l’eventuale Primo Ministro in pectore di uno shadow cabinet guidato dal giovane Gandhi da dietro le quinte. Circostanza che l’interessato smentisce con fermezza, rimarcando al pubblico la volontà di tenersi lontano da poltrone politiche ben pagate. Ma il futuro politico è imprevedibile, nella più grande e caotica democrazia del mondo.

 

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