lunedì, Maggio 17

Un buon padre per l’Europa Noi ci stiamo educando all’Europa? No

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Al netto di tutte le chiacchiere quello che rimane in mano è la domanda del perché. Perché, se davvero l’Europa è nata da grandi intuizioni, da grandi ideali, grandi valori, alla fine è diventata una macchina schiacci sassi, una enorme burocrazia che aumenta invece che diminuire i problemi. Questa è infatti la percezione che alla fine rimane.

Una prima risposta che viene da dare è che l’Europa non è mai nata. Quella che abbiamo oggi è una comunità europea che s’è formata grazie ad una serie di forzature e scorciatoie e il primo segno di questa realtà è la mancanza di una Costituzione e la mancanza di un voto che l’abbia mai sancita e sappiamo bene che nessun governante si azzarda a proporre un voto perché sa che vincerebbe il contro e non il pro Europa.

Abbiamo, dunque, fatto un accordo economico, abbiamo una moneta unica, ma è un castello di sabbia.
Quello che manca all’Europa per essere tale è la sua identità, una sorta di centro gravitazionale capace di attrarre, diciamo che manca una forza centripeta.

In questo sono ammirevoli e invidiabili gli americani degli Stati Uniti che non solo hanno saputo costruire una forte identità, ma perfino l’orgoglio che ben si esprime in quella canzone urlata ‘Born in USA’ del Boss.

Il bello è che l’identità forte noi sulla carta ce l’abbiamo. Basterebbe leggere gli scritti dei fondatori e forse è proprio questa la domanda che ci dobbiamo fare. Ma noi ci stiamo educando all’Europa? I nostri padri ci hanno raccontato l’Europa del padri fondatori? Sugli scaffali delle nostre case ci sono i libricini, le parole scritte di quegli uomini?

Quello che vien da dire a chiusura di queste poche parole è che quando si ha una buona teoria e una pessima pratica, la diagnosi è fatta serve un buon padre.

L’Europa nascerà nel momento in cui noi padri inizieremmo a educarci e a educare all’Europa, raccontandola, leggendola, parlandone e mostrandoci orgogliosi di farne parte perché non ci facciamo ingannare dalla miopia, cioè dalla difficoltà di guardare lontani.

Le elezioni che ricorrono regolarmente nel tempo sono indubbiamente un’occasione in questo senso e per questo vale la pena provare con qualche riflessione.

Forse un giorno nascerà un uomo che saprà fare da padre all’Europa, oggi certo non c’è. Ma se nascerà dovrà essere aiutato proprio da questa nostra capacità di raccontarci senza infingimenti tutte le cose che non vanno bene e anche cosa fare per farle andare bene.

Dobbiamo iniziare a raccontare l’Europa nelle nostre famiglie, nelle scuole, dobbiamo crederci noi per primi e lentamente così faremmo nascere quell’identità che oggi non c’è perché non l’abbiamo costruita.

 

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