mercoledì, Ottobre 20

Un buco del Sole che ci preoccupa Individuato un buco coronale sul Sole da un telescopio spaziale della Nasa. Nessun allarme per la Terra

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Le conoscenze sul tema

A quanto ci risulta, i buchi coronali sono aree dove il plasma possiede una densità inferiore a quella solita. Il plasma è spesso definito come ‘quarto stato della materia’ e, in sostanza, è costituito da un gas ionizzato, composto per il 95% da protoni ed elettroni e per il 5% da nuclei di elio con tracce di elementi più pesanti.

In sostanza, si tratta di un insieme di elettroni e ioni a carica elettrica nulla, per questo si distingue quindi da stato solido, liquido e aeriforme. I plasmi presenti in natura si contraddistinguono per una grande varietà nella grandezza: per comprenderne le dimensioni quantitative, val la pena sapere che si va dai circa 30.000 gradi di un fulmine, ai milioni di gradi della corona solare, mentre i plasmi interstellari sono caratterizzati da densità molto basse. Questi buchi sono esaminati in relazione con delle concentrazioni di linee di campo magnetico aperte; durante il minimo solare, che è il periodo di minore attività del Sole nel suo ciclo undecennale, l’attività delle macchie e dei brillamenti tende a diminuire, fino a diventare quasi assente per diversi giorni consecutivi. La data precisa del minimo si ricava misurando per dodici mesi l’attività delle macchie solari in un periodo di apparente minore attività, quindi l’identificazione precisa della data può avvenire solamente sei mesi dopo la data reale del minimo. Ebbene, durante questo periodo i buchi coronali si trovano principalmente nelle regioni polari del Sole, mentre durante il massimo solare -che evidentemente è il periodo di maggiore attività della nostra stella- essi sono dislocati in tutta la superficie solare.

Marco Galliani ci ha spiegato quanto sta accadendo attualmente: “Il buco coronale apparso in questi giorni nell’emisfero nord del Sole è davvero molto esteso, e questo favorisce la fuoriuscita di una quantità di particelle decisamente più elevata del solito. Una parte di esse, propagandosi nello spazio, potrebbe intercettare l’orbita della Terra e innescare nei prossimi giorni delle tempeste geomagnetiche di lieve intensità e spettacolari aurore boreali, secondo le attuali comunicazioni dello Space Weather Prediction Center dell’agenzia statunitense NOAA”.

Parlavamo di quanto osservato: i buchi coronali sono stati scoperti quando i telescopi a raggi X della missione Skylab furono posizionati oltre l’atmosfera terrestre proprio per identificare la struttura della corona solare. Questa volta, però, l’area nera è davvero molto estesa, come indicano le immagini catturate dal telescopio solare. Al momento, apprendiamo dalla rete, il buco della corona solare sta scagliando uno sciame di particelle verso la Terra: i componenti ad alta velocità del vento solare si sa che transitano lungo le linee magnetiche che passano attraverso i buchi coronali. Dunque non ci dovrebbero essere interferenze da allarme.

Però ci soffermiamo su qualche altra considerazione. Noi sappiamo che la Terra intercetta un miliardesimo della radiazione emessa dal Sole, frazione evidentemente sufficiente a garantire l’equilibrio di un bilancio energetico che consente lo svolgimento di una dinamica vegetativa e biologica. Però, siamo anche a conoscenza che le tempeste solari generate dall’irruenza ciclica di questo corpo celeste, che dista appena 150 milioni di km, comportano seri disturbi alla magnetosfera e possono provocare danni che solo recentemente sono stati evidenziati dalle rilevazioni compiute dalle sonde spaziali.

E deve essere ricordato che in quelle circostanze sono state intercettate anche numerose irregolarità della vita attiva della stella, evidenziando che molte attività solari sono responsabili di eventi anomali in tutto l’alveo dell’atmosfera terrestre. Quindi le attività del Sole devono essere monitorate con molta attenzione. Alcuni fenomeni, infatti, possono comportare gravi interferenze anche su impianti vitali per l’esistenza civile sulla Terra, perché i venti solari rilasciano particelle ad alta energia capaci di deteriorare impianti elettrici ed elettronici. Durante una tempesta solare, infatti, la stella produce emissioni di materia, le cui particelle ad alta energia vanno ad impattare il campo magnetico terrestre. Ciò accade quando le particelle del vento solare viaggiano in direzione della Terra e la pressione cambia in funzione dell’attività solare. Ma questa volta dovrebbe andarci bene!

 

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