sabato, Luglio 24

Un bambino annegato, mille domande

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Si dice in giro che alcune foto stiano avendo un ruolo decisivo nel determinare un salto di qualità riguardo al modo di trattare la questione immigrazione, addirittura ai massimi livelli di governo europeo.

In particolare quella di un bambino curdo-siriano, annegato sulla battigia turca di Bodrum, è diventata il simbolo dell’insostenibilità umana di fronte alla tragedia epocale in atto, tanto da suscitare reazioni di pena e indignazione senza precedenti nel nostro continente.

E’ un argomento duro da affrontare,  un argomento laocoontico, proteiforme, che cela mille insidie per un giornalista normodotato di etica umana e professionale.
Mille insidie, come mille sono le domande che affiorano, riflettendo non tanto sulla foto, oggettivamente struggente, ma sulla sua diffusione e le reazioni ad essa connesse.

Come da copione sui social network, sempre più termometro del mood popolare, impazza il dibattito: giusto o sbagliato pubblicare? Meglioscuotere le coscienze‘ o ‘mantenere il velo pietosodel rispetto, su tematiche visive così scioccanti?

C’è chi addirittura si spinge a notare come ad essere sbattuto in prima pagina sia sempre il diseredato e il potente invece goda, si fa per dire, di maggior tatto in rappresentazioni analoghe.
Essendo il filmato di Abraham Zapruder che ritrae l’esplosione cruenta della testa di John F. Kennedy mortalmente colpito a Dallas una delle icone mediatiche del secolo, tenderei a non accreditare questa linea di pensiero.

Non so se davvero una foto possa influenzare l’atteggiamento di coloro, i pochissimi, che hanno il reale potere di prendere provvedimenti, di indirizzare in un senso o in un altro azioni concrete su temi così cruciali e dannatamente complicati.
Viene da pensare all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 da parte dell’oscuro studente serbo Gavrilo Princip.
La mia generazione ha studiato sui libri di Storia che quella fu ‘la scintilla’ che innescò la prima guerra mondiale. Naturalmente pronta a esplodere autonomamente per mille altre e più complesse ragioni.
Ma non si può fare a meno di considerare che la diffusione capillare, globale, di certe immagini metta con repentina crudezza i governanti del mondo davanti a responsabilità durissime, cui sono chiamati a rispondere in prima persona, e con drammatica urgenza. Molto più di verbosi dibattiti in cui alla fine tutti tornano a casa avendo sciorinato le proprie ragioni, per lo più ancorate a motivi di basso interesse politico e di potere, soprattutto se si tratta delle iene che si aggirano per i talk show nostrani.

Sappiamo perfettamente che i media, soprattutto mainstream, non sono corredati di anima. Non pertanto esitano a pubblicare senza esitazione ciò che garantisce loro maggior visibilità e maggior profitto. Ma le lacrime che si stenta a contenere davanti al piccolo corpo riverso su un bagnasciuga, tanto simile a quelli che abbiamo appena lasciato con la pigra amarezza della fine ferie, hanno una valenza tremenda e straniante.
Che scorrano dunque liberamente, consentendo di recuperare individualmente per un giorno, o magari per sempre, chi può dirlo, la dimensione umana perduta.
Può darsi che la massa critica delle coscienze riesca a ottenere finalmente un risultato, riscattando miliardi e miliardi di parole sprecate in conflitti verbali per lo più senza senso.
E’ una possibilità. Non sprechiamola.

 

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