lunedì, Ottobre 18

Un ballo in maschera field_506ffb1d3dbe2

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All’incontro in diretta streaming tra PD e M5S, alla fine, ha partecipato anche il Premier Matteo Renzi. Le due delegazioni erano composte da: Renzi, Serracchiani, Guerini, Moretti e Speranza per il PD, Luigi di Maio, Toninelli, Petrocelli e Carinelli per il M5S. Nel complesso, il confrontoè stato serrato, anche se non particolarmente incisivo dal punto di vista politico. Vista dall’esterno, la diretta è sembrata ad ampi tratti un gioco delle parti in cui ciascuna delle due compagini è sembrata più concentrata sui tatticismi, che sull’obiettivo di individuare proposte concrete: l’impressione è che ciascuno parlasse a favore di webcam per poter rivendicare in un secondo momento la propria disponibilità al dialogo o le proprie posizioni di partenza. I temi all’ordine del giorno erano la nuova legge elettorale, in particolare il tema delle preferenze, e le riforme costituzionali, tra le quali quella del Senato. Domani bisognerà vedere cosa rimarrà nero su bianco del lungo incontro di oggi pomeriggio, dei suoi discorsi ispirati, delle sue frasi a effetto e dei suoi motti arguti. Vanitas vanitatum?

Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha relazionato alla Camera sulle raccomandazioni agli Stati membri dell’UE approvate l’8 luglio dal Consiglio Ecofin in merito al rispetto dei vincoli del patto di stabilità e crescita. Padoan ha poi lungamente parlato delle strategie di crescita economica che dovranno necessariamente poggiare su 3 pilastri: la realizzazione di un mercato più aperto, il compimento di riforme strutturali, l’aumento degli investimenti per accompagnare la crescita. A quest’ultimo riguardo, il Ministro ha confermato che il taglio del cuneo fiscale, che ha portato anche 80 euro in più nella busta paga di molti lavoratori dipendenti, sarà reso permanente con la legge di stabilità.
Entrando più nel dettaglio delle raccomandazioni approvate dall’Ecofin che riguardano da vicino l’Italia, Padoan ha osservato che «
per quanto riguarda le valutazioni sull’aggiustamento fiscale non sufficiente a garantire il rispetto della regola del debito, va considerato che le stime della Commissione non tengono conto delle minori spese pianificate ma non ancora specificate nel dettaglio, e dei maggiori introiti come quelle attesi dalle privatizzazioni in via di programmazione». Ha poi precisato che l’indicazione dettagliata del taglio delle spese comunicato la settimana scorsa alla Usarà fornito nel DEF di settembre. Il ministro si è anche soffermato sull’elevato tasso di disoccupazione che caratterizza non solo l’Italia, ma l’intera area Europea. Per questo,la lotta alla disoccupazione deve rappresentare una priorità non solo nell’ambito semestre di presidenza italiana della UE, ma nell’ambito dell’intera legislatura del Parlamento europeo. Apprestandosi a concludere la sua relazione Padoan ha assicurato che «il rimborso dei debiti della P.A., attualmente in corso, verrà ulteriormente rafforzato».

Iniziato nella serata di ieri, si è concluso alle 6.00 il tavolo al Ministero dei Trasporti tra Alitalia e sindacati sul contratto di settore e sulla riduzione del costo del lavoro in vista dell’entrata di Etihad, la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, nella newco Alitalia. La maggior parte dei nodi sembrano essere stati sciolti, in particolare è stato confermato l‘accordo sugli esuberi, anche senza la firma della CGIL.
Nella lettera inviata al Ministro dei Trasporti
Maurizio Lupi e al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, Susanna Camusso ha illustrato le ragioni del niet del suo sindacato all’accordo, affermando che la posizione dell’azienda resta “incomprensibile” e le modalità di trasferimento del personale avvengono con soluzioni di “dubbia legittimità”. Sul resto della trattativa, invece, la CGIL ribadisce di essere pronta a firmare. L’amministratore delegato di Etihad Airways, James Hogan, ha dichiarato che il suo obiettivo è chiudere entro fine luglio la trattativa. Sul fronte occupazionale ha provato a rassicurare i sindacati, affermando che: «dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti, ma in futuro ci saranno nuove opportunità di lavoro». A tal riguardo, il ministro Poletti ha spiegato che spiega che la soluzione raggiunta (ovvero la riduzione degli esuberi da 2.251 a 1.635 esuberi, con l’ipotesi di ricollocamento per 681) è da vedersi come «il massimo del risultato possibile». Il tavolo riprenderà alle 21 e non è improbabile che si protragga nuovamente fino a mattina per arrivare alla stretta finale.

Dopo il vertice UE di ieri, rimane ancora aperta la questione relativa alla nomina dei Commissari europei. Uno dei punti nevralgici del contendere riguarda la nomina del Ministro degli Esteri Federica Mogherini a Commissario. Interpellata sulla situazione delle nomine durante la sua visita a Betlemme, questa mattina il ministro ha dichiarato: «Vediamo. Come ho detto fin dall’inizio, continuo a fare il mio lavoro che è molto impegnativo, importante e anche molto bello. Questo è quello che mi impegna in questi giorni».

Intanto al Senato si è conclusa con la replica dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, e del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi la discussione sul DDL del Governo sulle riforme. Interpellato dai cronisti circa l’ipotesi circolata in giornata di un rinvio del voto del testo a settembre, il capogruppo NCD Maurizio Sacconi ha detto seccamente «È impossibile». Ha poi aggiunto: «Noi faremo la nostra parte affinché il voto arrivi prima della pausa estiva». L’ipotesi del voto a settembre è stata commentata anche dal suo collega di partitoRenato Schifani, che, auspicando l’approvazione della riforma entro la prima metà di agosto, ha dichiarato: «mi affido alla responsabilità dei partiti e alla capacità di mediazione del presidente del Senato». Ad ogni modo, l’ipotesi di slittamento è stata seccamente smentita dal premier Renzi, secondo il quale le riforme costituzionali «Ragionevolmente in 15 giorni si chiudono. (…) Se continua l’ostruzionismo, ci vorranno al massimo 15 giorni, da quando si inizia a votare, lunedì prevedibilmente. Il giorno dopo siamo pronti a discutere della legge elettorale al Senato».Segnali non positivi, invece, arrivano dalla Lega Nord; lasciano, infatti, poco spazio all’interpretazione le parole della capogruppo in Commissione Affari Costituzionali Patrizia Bisinella: «Lo dico con chiarezza o si votano i nostri emendamenti o per noi il DDL è irricevibile». Tra gli emendamenti cui fa riferimento l’esponente leghista vi sono quelli che prevedono i referendum sui trattati Comunitari, la deroga al patto di stabilità interno per Regioni e Comuni, nonché la revisione del Titolo V. Neanche oggi, ha mancato di farsi sentire il gruppo dei 16 ‘dissenzienti’ all’interno del PD. Durante il suo intervento, Walter Tocci ha sottolineato che, combinato alle riforme costituzionali delineate dal DDL, l’Italicum darà luogo a un «presidenzialismo selvaggio senza contrappesi», al punto che anche la dichiarazione di guerra diventerà un atto che potrebbe essere deciso da una sola persona.

Il voto alla Camera per l’arresto di Giancarlo Galan (FI) è stato rinviato al 22 luglio, dopo che la settimana scorsa (10 luglio) scorso la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio ha votato a favore dell’arresto del deputato di FI inquisito per la vicenda MOSE di Venezia. La decisione di aggiornare il voto a nuova data è stata deliberata dalla conferenza dei capigruppo, che ha accolto la richiesta presentata da Renato Brunetta (FI). La Presidente della Camera Laura Boldrini ha preso atto della decisione, aggiungendo che la data del 22 è da intendersi “in maniera ultimativa e indifferibile”. L’unica forza politica che si è schierata apertamente contro lo slittamento del voto è stato il M5S, che ha fatto presente il reale rischio di ulteriori rinvii.

 

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