lunedì, Settembre 20

Un bacio anche a Scajola e Greganti Un controveleno per 'punire' con la gentilezza chi, da un ruolo apicale, si sente legibus solutus

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scajola Greganti

Rinnegato come candidato, ultimamente a Claudio Scajola non gliene va bene una. Ieri, il top: l’hanno portato ‘ar gabbio. Il fiancheggiamento alla latitanza, per un ex Ministro degli Interni, sia pure autosiluratosi, non è un peccatuccio veniale. Ed era pure un latitante eccellente, che ci mancava poco che ne trovassimo l’effigie col ‘Wanted’ nelle Stazioni ferroviarie, come mi ricordo accadeva per i grandi ricercati quand’ero piccina.

Non sono la fonte più obiettiva per questo latitante specifico, per una serie di motivi che dovrei scriverci un’enciclopedia e non voglio attaccare una delle mie solite filippiche. Mi è rimasto impresso, ad esempio, il fatto che mi sloggiò da una camera d’albergo, al convegno dei Giovani Industriali del ’95 a Capri, vestendosi di autorità, a mezzanotte, pur essendo scaduta da ore la sua prenotazione, mai confermata. Era in compagnia di una parlamentare di FI che faceva rima con stanga e vanga, mentre la sua compagna di allora era ricoverata in ospedale per partorire il loro bambino. Che ti vuoi aspettare da uno così? Ma i miei conti aperti con questo quasi sosia di Genny ‘a Carogna non sono utili all’articolo, per cui taccio sul resto.

Anche su Scajola ho altri ricordi personali: entrambi i soggetti mi paiono accomunati da un atteggiamento di distacco sfottente verso il prossimo che non ritenevano degno di attenzione. Però non è una loro particolare specificità: sapeste quanti ne ho conosciuti come loro. Soltanto il ricordo di come, a Limassol, Scajola si espresse nei confronti di Marco Biagi, ucciso dal terrorismo  -lasciato solo malgrado le minacce ricevute, mentre le scorte erano concesse a personaggi assolutamente non ritenibili obiettivi sensibili-  vi descrive le sue distorte modalità di giudizio degli altri. Complicità a un latitante; disprezzo verso uno studioso preso di mira dalle BR in quanto autore, su richiesta dello Stato, di una riforma della normativa del Lavoro. Insomma, l’anti-merito costituiva ai suoi occhi un motivo di considerazione.

Ieri, poi, pare che una congiunzione astrale particolare  -un reale Saturno contro, visto che mi pare di aver letto che, per condizioni astronomiche irripetibili, il pianeta è scorgibile dalla Terra-   anche un altro Notorius è stato avviato alle patrie galere. Divenne famoso per la sua propensione al martirio ai tempi della prima Tangentopoli. Non a caso si chiama Primo (Greganti) e fu il primo (con la minuscola) di PCI e dintorni a conoscere il disdoro dell’arresto in quanto considerato dal pool Mani Pulite il referente del ricevimento mazzette per la maxitangente ENIMONT.

Sicuramente vi sarà rimasto impresso il suo nome in codice: era il Compagno G, una specie di eroe negativo, che preferì San Vittore (o Opera, fate voi) piuttosto che spifferare l’identità dei suoi referenti all’interno del Partito. Stavolta ha dimostrato che, malgrado all’epoca fosse muto come una tomba e si sciroppasse il carcere senza dire né ahi né bai, comunque qualche predisposizione a certe manovre gli dev’essere rimasta, giacché risulta coinvolto in un’altra vicenda simile, orchestrata sull’EXPO 2015. Ne hanno pizzicati in sette, fra cui lui e il dirigente  della pianificazione acquisti dell’Expo, tal Angelo Paris. L’importanza di chiamarsi Angelo…

I fatti sono semplici e complessi al tempo stesso. Copio da ‘Il Fatto Quotidiano’: «L’inchiesta che ha portato anche ad una serie di perquisizioni da parte della Guardia di Finanza  e della Dia milanese, vede al centro i reati di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio. L’indagine è nata da un’altra inchiesta che nei mesi scorsi aveva portato all’arresto dell’ex consigliere lombardo, Massimo Gianluca Guarischi (ora sotto processo), per presunte tangenti nella sanità lombarda, un filone questo che vede indagato in una tranche (distinta dall’inchiesta scaturita nel blitz di stamani) anche l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Tra gli appalti sotto inchiesta ce ne sono tra l’altro anche tra quelli del progetto “Città della Salute”, nuovo polo che dovrebbe sorgere a Sesto San Giovanni e che dovrebbe riunire il “Besta” e l’Istituto Tumori».

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole! Ma noi cittadini ‘normali’, dalle cui tasche provengono i soldi depredati da costoro, ci chiediamo come sia possibile che le casse dello Stato siano ridotte a una scolapasta, tanto sono penetrabili da chiunque abbia un briciolo di ruolo per approfittarne. E che questi personaggi, sorpresi a rimestare nella marmellata, invece di vergognarsene, continuino a circolare con una protervia da legibus solutus. Quello che vale per noi – o per qualsiasi povero pensionato che, per procurarsi la cena, si riduce ad un microesproprio proletario, mettendosi in tasca una busta di mortadella al supermercato – per loro è semplicemente l’esercizio di un diritto: quello di rubare.

Sembra che si sia instaurata una sorta di norma non scritta, per cui, se non rubi quando ti trovi nella possibilità di farlo, per carica o ruolo, non ti meriti quella posizione. Insomma, i poveretti sono letteralmente ‘costretti’ a rubare. E più rubi e più cresci sotto il profilo politico e professionale, a meno che non intruppi in qualche incidente di percorso ed in qualche magistrato che non fa parte della tua cordata. Non dimentichiamo, poi, il fattore M., che i grembiulini potrebbero non essere estranei a certi comparaggi. Insomma, si ritengono non fuorilegge, bensì fuori dalla legge.

Poiché ormai mi sono fatta il sangue amaro leggendo la giostra di arresti e di nequizie venute a galla ieri, cerco di rincuorarmi da sola, con una notizia che mi dice che laggiù c’è ancora uno sprazzo d’arcobaleno. Laggiù sul serio, perché viene dal Giappone. Ho trovato la notizia nelle photo gallery di ‘La Repubblica‘ e mi ha subito entusiasmata: «Una bambina di quattro anni che distribuisce baci a pupazzi, manifesti, giostre e anche all’omino di McDonald’s per far passare un messaggio: ‘Le più importanti diatribe di questo mondo potrebbero essere risolte con un bacio, un gesto che appiana anche le più grandi divergenze’. E’ questo il leitmotiv della serie ‘Kiss me please’ del fotografo giapponese Toyokazu Nagano che, ha ammesso, con l’aiuto della figlia vorrebbe davvero riuscire a portare la pace nel mondo». Dal susseguirsi della foto, si vede che la bambina, attenendosi al simbolico, bacia oggetti inanimati.

Io, che sono una spericolata, mando un bacio a Scajola, Greganti e persino a Genny ‘a Carogna: chissà che la bontà non possa essere un virus? E io, vi assicuro, sono proprio buonissima … ‘nu babà.   

 

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