sabato, Luglio 24

Un architetto italiano per Rio 2016 field_506ffbaa4a8d4

0

La professionalità made in Italy approda in Brasile per le Olimpiadi di Rio. Francesco Santoro racconta la carica vitale che non si trova più in Italia e che lui ha ritrovato oltreoceano.

Siciliano, di Palermo, classe 1968, architetto, professore di Architettura allo Ied di Rio de Janeiro, project Site Manager per la Vela Olimpica e Paralimpica al Comitato Organizzatore dei giochi Rio 2016 presso la Marina da Gloria. Francesco Santoro vive a Rio da circa 6 anni e quello che ha trovato in Brasile è una “carica vitale incredibile, una spontaneità disarmante”.

Architetto, la sua formazione professionale e didattica…

Ho studiato negli Stati Uniti in Arizona, poi all’Università di Palermo fino ad arrivare a Rio per frequentare un master.

Ma come ha fatto ad arrivare ai giochi olimpici del 2016? Un sogno che si avvera o un caso?

L’idea, il sogno c’era. Sin da quando Rio è stata nominata sede dei giochi olimpici 2016 io ho sperato e sognato di trasferirmi in Brasile. Per questo ho partecipato al concorso per il Parco Olimpico e ho vinto. Mi sono iscritto ad un master a Rio de Janeiro e alla fine del Master sono stato contattato dal Comitato Olimpico per entrare a far parte della squadra. Ed eccomi qui seguire la vela, una delle mie più grandi passioni.

Come si passa dall’architettura alla vela, dall’arte alla vela?

La vela di per sé ha molto di architettonico, in realtà. Ci sono tanti progettisti che si sono cimentati in questo settore perche le attinenze sono tante. La mentalità dell’architettura moderna si sposa perfettamente con le logiche di progettazione che stanno alla base della vela. Qui al comitato eseguiamo diversi progetti operazionali come strutture temporanee, tende, containers perciò le barche, come anche la vela, sono concetti molto simili da sviluppare.

La Marina da Gloria di Rio, sede dei campionati di vela dei prossimi giochi olimpici, è il tuo regno quindi. Ce lo racconta?

E’ una delle marine più belle di Rio de Janeiro. Da lì partiranno quasi tutte le classi olimpiche. In questo momento la Marina è sottoposta ad un progetto di ristrutturazione che durerà circa un anno. Poi potremo montare le nostre installazioni temporanee e permanenti. Molti velisti sono già a Rio, per loro sono state messe a disposizione strutture alternative provvisorie per permettere loro di allenarsi a dovere fino a fine ristrutturazione della Marina.

Si è parlato tanto di alcuni problemi legati alle acque della Marina… l’inquinamento è evidente ed eccessivo.

E’ vero, l’inquinamento è il problema principale, ma lo stiamo affrontando e stiamo provando a risolverlo. Una delle soluzioni proposte e tuttora in attuazione è la chiusura dei canali che inquinano maggiormente. Ma ci sono altre soluzioni alternative al vaglio. Non bisogna dimenticare che uno degli ostacoli maggiori alla realizzazione dei progetti, nonchè una delle principali cause d’inquinamento ambientale della città di Rio de Janeiro è rappresentata dall’urbanizzazione smisurata che continua a svilupparsi. Rio conta circa 7 milioni di abitanti e la necessità di costruire abitazioni su abitazione per contenere la popolazione ha generato un disequilibrio evidente e problematico. Dobbiamo fare i conti anche con questo fattore,bisogna sensibilizzare il popolo rispetto a determinate tematiche.

I test olimpici ci sono stati? Sono andati bene?

Il primo è già stato realizzato ed è andato bene. Il secondo è previsto per agosto del 2015. Il sempre crescente numero di barche ci sta creando qualche difficoltà rispetto alle manovre da eseguire per i test, ma i velisti sono tranquilli.. e se lo sono loro figuriamoci noi.

Come ci si sente a lavorare con circa 900 persone all’interno di un comitato olimpico?

Direi che è un’esperienza incredibile. Lavorare a stretto contatto con persone provenienti da culture diverse, che parlano lingue diverse è una delle cose più formative e importanti che possano capitare. Gli stimoli sono continui, l’adrenalina monti per tutti a meno di 600 giorni dalle Olimpiadi…

Non ha mai vissuto prima di oggi un’esperienza olimpica, perciò che cosa si aspetta?

Un momento indimenticabile, qualcosa che rimarrà per sempre impresso nella memoria.

Quali sono le sue prospettive dopo Rio 2016? Che cosa farà? Tokio? E cosa ne pensa di un’eventuale Roma 2024?

I giochi olimpici a Roma sarebbero un sogno che si avvera, se davvero Roma vincesse la gara mi piacerebbe tornare a vivere l’esperienza olimpica. Tokio è difficile, invece. Perché dopo Rio voglio tornare a vivere di architettura, di architettura vera, quella pura.

Nei suoi progetti c’è spazio per un rientro in Italia per mettere a frutto le esperienze che ha accumulato negli anni? Pensa di tornare casa prima o poi?

Tornare in Italia per lavorare è quello che sogno da sempre. Ma adesso non è il momento, il paese non sta attraversando un buon momento e forse io non ho ancora imparato abbastanza. Nelle vita ci sono momenti e momenti. In questo in particolare io ho deciso di mettere il lavoro in primo piano. E’ costato diversi sacrifici, ma ne è valsa la pena. Non sono sicuro che in futuro farò le stesse scelte, ma sono sicuro di quella che ho fatto oggi. Il lavoro mi ha dato una direzione importante e mi ha regalato emozioni forti. Nella vita bisogna sempre seguire il cuore.

Si parla tanto di fuga di cervelli, la crema della professionalità italiana che si sposta all’estero per mettere a frutto le sue competenze. Si sente parte di questo gruppo?

Non la definirei la crema. Dico solo che chi scegli di andare all’estero sceglie di mettersi in gioco, di rischiare, di mettersi alla prova. E sono convinto che chi ha la possibilità e la voglia di farlo debba farlo sempre perché stimola conoscenza.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->