mercoledì, Ottobre 20

Un annuncio atteso della NASA fa ripartire le missioni lunari La mossa «segna un progresso tangibile nel ritorno dell'America alla superficie lunare per rimanere» 

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La notizia sta passando fin troppo silenziosamente in Italia: la Nasa però è stata ufficiale nell’invitare ben nove compagnie a fare offerte per riprendere l’esplorazione lunare, per dar poi seguito alle missioni su Marte. Ieri quindi la conferenza stampa indetta a Washington, in cui l’ente americano è stato più esplicito. I nuovi partner commerciali, secondo i suoi portavoce avranno la competenza per i contratti CLS (Commercial Lunar Payload Services) che secondo l’agenzia spaziale potrebbero raggiungere 2,6 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Una cifra importante che farà girare molto danaro ma anche moltissima tecnologia. Come i lettori più attenti ricorderanno, dopo il grande successo ottenuto dall’America nell’aver effettuato la missione Apollo con gli sbarchi lunari, sul nostro satellite era caduta una nuvola di oblio che aveva portato a una chiusura del programma prima del tempo, per limitare i costi e per seguire la scarsa attenzione popolare.

Nonostante i solleciti portati dalla direttiva di Georg W. Bush nel 2004, il presidente Barack Obama parlando di «Nuovi mondi» e «frontiere lontane» nel 2010 esaltò una sua strategia spaziale dei prossimi decenni, liberando sei miliardi in cinque anni ma cancellò il programma Constellation‘, che avrebbe tra l’altro riportato un nuovo equipaggio sulla Luna, con la sua frase lapidaria, vista l’autorità della sua figura: «Sulla Luna i siamo già stati. C’è altro da esplorare e altro lavoro da fare. Dobbiamo guardare più lontano». Lontano significava Marte. Dopo i suoi due mandati, Donald Trump, l’inquilino più estroso della casa Bianca si sta muovendo con un altro obiettivo. Andare sulla Luna ma con propositi più parcellizzabili che di osservazione scientifica.

La Luna dunque è diventata nuovamente obiettivo principale americano per realizzare una base permanente ma anche una stazione spaziale che vi orbiti attorno. Due presupposti convergenti perché la base lunare, secondo le nuove strategie, possa diventare proprio il passaggio ‘intermedio’ per poi puntare a Marte, investendo sulla competizione delle imprese tecnologiche di punta negli US. Per questo, in dicembre, Trump aveva firmato la ‘Space Policy Directive 1‘, un atto di indirizzo formale per impegnare la Nasa alla creazione di un programma adeguato. Gli attori invitati sono importanti nello scenario delle commesse governative ma la Nasa sarà imparziale nella valutazione delle proposte esaminando la fattibilità tecnica, il prezzo e la tipologia del programma, che determineranno quali compagnie verranno scelte per consegnare alla Luna.

L’amministratore della Nasa Jim Bridenstine ha detto che la mossa «segna un progresso tangibile nel ritorno dell’America alla superficie lunare per rimanere» aggiungendo che: «L’innovazione delle società aerospaziali americane, in coppia con i nostri grandi obiettivi nella scienza e nell’esplorazione umana, ci aiuterà ad ottenere cose incredibili sulla Luna e ad alimentare Marte».

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