giovedì, Dicembre 2

Un altro partito? Secondo ‘Noi’ sì

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Nasce un nuovo partito! E fin qui nessuna notizia visto il singolare proliferare in Italia di movimenti, programmi, sigle, politici che vanno e politici che tornano. Eppure, nonostante la profonda crisi che sta attraversando il nostro sistema, e nonostante la parola “fondare” appartenga ad un’idea di Repubblica che in molti considerano superata, c’è chi pensa che avviare nuovi percorsi politici sia, al contrario, un’esigenza più che mai moderna. In parte per necessità di rinnovamento di idee e leadership. In parte per sopperire alla malattia o delegittimazione dei partiti leaderistici.  E’ questo secondo motivo che ha spinto Pellegrino Capaldo, ex parlamentare della Democrazia Cristiana e già presidente del Banco di Roma, ad andare controcorrente e a dar vita  a Noi – Democrazia Partecipativa’.

La risposta è tipicamente italiana: alle falle di un partito si cerca di riparare con un nuovo movimento. Un mantra che noi conosciamo sin dalle prime elezioni libere del 1946 e che si è poi ripetuto con sempre più evidenza fino ai nostri giorni. Provate invece a spiegarlo agli amici d’oltreoceano. Difficilmente riusciranno a capacitarsene. Per chi è, infatti, abituato, come negli USA, al confronto tra Democratici e Repubblicani, oppure come in Gran Bretagna tra Conservatori, Democratici e Liberali, assistere al continuo pullulare di partiti italiani e riuscire a farsi un’opinione chiara su di essi «è un vero e proprio dilemma», come ha scritto la corrispondente a Roma del Financial Times.

Alle ultime elezioni politiche i partiti rappresentati erano ben più di 150, molti dei quali in campo per la prima volta, e altri ancora forse difficilmente reperibili alle prossime tornate. Consuetudine certamente inusuale rispetto a quanto avviene a Washington e Londra, dove, invece, il succedersi di competizioni elettorali ha portato a un certo consolidamento delle principali formazioni politiche, per cui i partiti regolarmente rappresentati in Parlamento si rafforzano, mentre spariscono quelli marginali. Fuori dai confini nazionali la regola funziona così.

Ma l’Italia, si sa, in quanto a movimenti politici ha un almanacco tutto sui generis da raccontare, che va di pari passo con la crisi di un sistema politico sempre più destabilizzato e fragile, ma anche con leggi elettorali troppo poco rappresentative.

Ad accorgersene sono stati anche gli analisti di ‘Bridgewater Associates (uno dei fondi di investimento più importanti del mondo) che in un recente rapporto a proposito del nostro Paese hanno parlato di «condizioni depresse come non lo erano mai state dalla fine della seconda guerra mondiale». E poiché l’economia italiana non è competitiva, «queste condizioni probabilmente persisteranno”.

Il problema, quindi, non sono solo i partiti, ma il sistema dei partiti e il modo attuale di concepire la politica. Non fatica a riconoscerlo anche Capaldo quando ammette che “la gente oramai diffida dei partiti e li considera all’origine dei nostri mali”. Eppure, “quelli veri”, precisa l’ex banchiere, “restano indispensabili”. Soprattutto in un momento caratterizzato da “gestioni leaderistiche e personali che non sono riuscite a risolvere i problemi dei cittadini”.

Noi – Democrazia Partecipativa’ non digerisce l’idea dell’uomo solo al comando. E per farlo capire parte dal punto più lontano del linguaggio e della simbologia del mondo politico “di questa agonizzante seconda Repubblica: il ripudio del leaderismo e delle sue promesse mai mantenute, ma così care ad una macchina mediatica che si alimenta di annunci”, così spiegano dal quartiere generale di ‘Noi’. L’idea è che “ognuno di noi torni a riprendersi in mano il proprio destino, con più coraggio e spirito di iniziativa”.  Dal partito personale al partito delle persone.

Un tentativo di cambio di registro molto ambizioso, e che avviene proprio all’indomani dei risultati elettorali dell’Emilia Romagna che hanno ulteriormente scombinato piani e carte in tavola delle segreterie politiche.

Il movimento di Capaldo non si è ancora messo alla prova dell’urna, ma si è già dato un nemico da avversare: l’esecutivo guidato da Matteo Renzi.  «L’attuale governo» – si legge nel libricino ‘Come e perché nasce un partito’ – «mostra di non aver compreso la drammaticità della situazione e di non avere alcuna idea sulla scala di priorità». Disoccupazione e povertà: «sono il problema del nostro Paese» ed è su queste soluzioni che «il governo dovrebbe instancabilmente impegnarsi giorno e notte». Nessuna ripresa imminente. Ma solo un «vicolo cieco» da cui non si esce con le iniziative anti-crisi del governo che nella migliore delle ipotesi sono ininfluenti, se non addirittura nocive”.

Per leggere le novantadue pagine del vademecum curato dalla ‘Fondazione Nuovo Millennio – Per una Nuova Italia, di cui Capaldo è Presidente, «occorre poco più di un’ora; per dargli una scorsa e capirne il senso basta un quarto d’ora». E’ la premessa di un libretto che facendosi interprete delle realtà progressiste dell’Italia, tratta nel dettaglio e con proposte i diversi temi collegati al rilancio del Paese.

Certamente quelli economici, così come sono esclusi quelli di politica estera. Una dimenticanza? Niente affatto. Le ragioni sono scritte anche qui a chiare lettere nelle prime pagine del libro: «non è una lacuna involontaria, ma una scelta», perché ‘Noi’ è convinto che «il nostro Paese non abbia oggi la credibilità necessaria per interloquire sui grandi temi internazionali che, pure sono di grande competenze e hanno bisogno di un profondo ripensamento», ma «se vogliamo essere ascoltati,  dobbiamo dimostrare innanzitutto di saper mettere ordine all’interno del nostro Paese».

Si parte con il lavoro, un nuovo welfare, la lotta ai privilegi, ma allo stesso tempo la salvaguardia delle differenziazioni di una società pluralista. E ancora il rilancio di una vera cultura dell’impresa e una comprensione serena delle dinamiche del profitto; la capacità di innovare. E poi tre mosse concrete da attuare subito per rispondere positivamente all’emergenza con un cosiddetto Progetto Paese”, riproponendo alla sfera pubblica un ruolo di amicizia e collaborazione con i cittadini.

Innanzitutto la lotta contro la povertà laddove proposta di Capaldo prevede che “lo Stato incoraggi la costituzione di associazioni che abbiano lo scopo di aiutare persone e famiglie in difficoltà economiche, accordando a chi partecipi al loro finanziamento, entro il 30 novembre 2015, un credito di imposta pari al 50% della somma donata”.

Un secondo passo è quello della promozione dell’occupazione  attraverso “contratti triennali non assoggettati ad alcun tipo di contributi né a carico del datore di lavoro, né del lavoratore”.

Infine, “rimettere in moto la crescita, partendo dal turismo – un grande asset italiano che ha bisogno di cambiare – “con l’idea di costituire un nuovo soggetto capace di una efficace azione di coordinamento e di parlare quel linguaggio digitale su cui si fonda il nuovo turismo globale”.

Riusciranno a fare tutto questo? Presto per dirlo. Il cantiere è tutto in evoluzione. Capaldo è partito domenica scorsa al Teatro Quirino di Roma con una manifestazione che ha segnato la nascita del nuovo soggetto politico e che si è aperta con le sequenze del mago di Oz, a sottolineare il carattere anti leaderistico della neonata formazione. Oltre a Capaldo sono Alfonso Quaranta, ex Presidente della Corte Costituzionale, Vittorio Crecco ex Direttore Generale Inps, Renato Lauro, rettore emerito dell’Università Tor Vergata e l’imprenditore agricolo Federico Vecchioni.

Tutto sembra pronto. A questo punto non resta che da chiedersi: se un nuovo partito è nato e prende forma, a chi tocca la porta d’uscita?

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