domenica, Novembre 28

Umberto Eco: un’estetica fuzzy

0
1 2 3 4


Il pensiero dell’opposizione fuzzy trova un’importante applicazione in due articoli di Eco sulla guerra. Nel primo ‘Pensare la guerra’ (1991) Eco sottolinea il fatto che non esistono più due fronti opposti nettamente separati: «l’esistenza di un società dell’informazione istantanea e dei trasporti rapidi, della migrazione intercontinentale continua, unita alla natura della nuova tecnologia bellica, ha reso la guerra impossibile e irragionevole. La guerra è in contraddizione con le stesse ragioni per cui è fatta». La guerra oggi non mette più di fronte due termini opposti; mette in concorrenza infiniti poteri. Essa non è descrivibile nei termini di un sistema seriale, configurato come una struttura di disgiunzioni seriali binarie; ci troviamo di fronte ad un sistema parallelo (o neo-connessionista) che si assesta secondo una distribuzione di pesi imprevedibile. In altre parole, è impossibile pensare il conflitto odierno secondo la logica dell’idealismo tedesco: esso è, infatti, simile ad una partita a scacchi in cui entrambi i giocatori mangiano e muovono pezzi di uno stesso colore. Questa analisi è sviluppata ed approfondita nell’articolo ‘Quando la guerra è un’arma spuntata‘ (1999) nel quale si distingono le caratteristiche opposte della paleoguerra e della neoguerra. Le condizioni della prima erano tre: «che al nemico dovessero essere tenute segrete le nostre forze e le nostre intenzioni, in modo da poterlo prendere di sorpresa; che ci fosse una forte solidarietà nel fronte interno; che infine tutte le forze a disposizione fossero utilizzate per distruggere il nemico». Ora queste condizioni sono venute meno nella neoguerra, la quale presuppone flussi d’informazione inarrestabili, dà continuamente la parola al nemico e si muove all’insegna del vittimismo. Alla paleoguerra, che costituisce il modello di ogni conflitto dialettico o polare, succede la neoguerra nella quale muore lo stesso «un sacco di gente», ma non si vince, anzi, si perde sempre, perché le dinamiche e le articolazioni del conflitto sono troppo numerose e incontrollabili.

Pertanto è errato vedere in Eco un atteggiamento cinico, disimpegnato o estetizzante. Al contrario il pensiero di Eco è segnato da un forte pensiero dell’opposizione; il riconoscimento della pluralità delle forme in cui questa si dispiega non esclude la permanenza e la coerenza della sua lotta contro due nemici storici.
Il primo è rappresentato da quella tendenza che pretende di confondere tutto con tutto: tale tendenza si è manifestata in molte forme, che vanno dall’ermetismo al neoplatonismo, dal fascismo al New Age. Nei confronti di essa nessuna indulgenza è possibile: la logica e la morale vanno d’accordo nell’escludere che si possa dire simultaneamente tutto e il contrario di tutto. Il secondo nemico storico di Eco è la guerra: essa è qualcosa di intollerabile per motivi che sono ancora insieme logici e morali. Oggi la guerra ha perduto completamente ogni dimensione epica e perfino strategica, proprio perché vincere attraverso di essa è diventato impossibile. Il bellicismo ancor prima di essere immorale, è demenziale. Ciò che non viene mai meno in Eco è, perciò, la dignità del pensiero, dinanzi al quale tutti gli aspetti della realtà in ultima istanza devono comparire, almeno nella misura in cui veicolano segni.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->