giovedì, Ottobre 21

Uganda: solidarietà e umanità per affrontare l’emergenza profughi del Sud Sudan

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Due sono le tecniche adottata dal governo ugandese fin dal 1996. La prima è di trasformare i campi profughi in piccoli ma dinamici centri urbani. Ogni profugo che desidera rimanere nei paraggi del sito dove sorge il campo di prima accoglienza riceve dal governo dai 2 ai 4 ettari di terra coltivabile, semi, attrezzi agricoli e assistenza commerciale per vendere i propri prodotti agricoli sul mercato nazionale. Le famiglie ricevono inoltre un aiuto finanziario, materiale edile o crediti agevolati per costruirsi case in muratura mentre educazione di base e sanità sono assicurate gratuitamente. Al profugo che non desidera rimanere nei paraggi del campo di accoglienza viene concesso il diritto di spostarsi e vivere in qualsiasi parte del Paese, il diritto di lavorare come dipendente o di aprire partita IVA e accedere a crediti agevolati per aprire attività produttive o commerciali, mentre il diritto alla educazione e alla salute viene mantenuto nella sua forma di gratuità assicurata nella prima fase di accoglienza.

Questa particolare ed innovativa gestione dei rifugiati costa. Per trasformare la vita sospesa in una vita attiva e produttiva si necessita di almeno 3.000 dollari per singolo profugo. La somma giudicata minima per costruirsi una piccola casa in muratura (spesso una sola stanza con servizi igienici esterni) e avviare la sua attività agricola o commerciale. Il costo per l’inserimento del profugo nella società ugandese è nettamente inferiore e calcolato sui 1.500 dollari a persona. Questi costi sono apparentemente alti ma sul lungo termine risultano inferiori del 64% rispetto alla classica assistenza offerta ai campi profughi permanenti e riducono del 80% i rischi di attività criminali o eversive. «Sulla gestione di profughi ci siamo trovati dinanzi ad un problema di non facile soluzione: come conservare e proteggere la dignità umana evitando al profugo una vita sospesa, una dipendenza alla carità internazionale e seri problemi psicologici ed esistenziali. Abbiamo privilegiato l’aspetto Umano e non quello finanziario. Certo che la nostra assistenza ai profughi costa ma nessuna difficoltà finanziaria può giustificare la privazione della dignità umana. Noi partiamo dal concetto che i soldi in un modo o nell’altro si trovano mentre un essere umano abbruttito e disperato non è più recuperabile e può diventare un serio pericolo per la sicurezza nazionale», spiega il Primo Ministro Ruhakana Rugunda.

Precise direttive sono fatte rispettare dalla potente polizia politica ugandese che in modo discreto controlla ogni settore della società. Dal 2002 i media hanno ricevuto precisi manuali su come gestire le notizie relative ai profughi. Notizie che devono essere positive e prive di qualsiasi riferimento o analisi che possa contribuire alla nascita di sentimenti razzistici e xenofobi. Termini come ‘emergenza’, ‘crisi umanitaria”, ‘invasione’, ‘stranieri’ sono proibiti. Ogni media colto nel disseminare messaggi di divisione sociale o stigmatizzazione del profugo subisce pesanti ripercussioni giudiziarie che possono giungere nei casi più gravi alla revoca della licenza. Nel 2008 l’incitamento all’odio etnico o razziale è stato inserito tra i crimini maggiori previsti dal Codice Penale. Associare un avvenimento di cronaca nera ad una precisa comunità straniera è considerato reato. Nel riportare un crimine commesso da uno straniero, la sua nazionalità non può comparire nel titolo ma solo dopo i primi 8 paragrafi dell’articolo o dopo i primi 2 minuti del reportage televisivo o radiofonico. Le rigide regole hanno indotto i Media ad attuare una censura preventiva. Dal 2004 nessun media ugandese associa l’immigrazione con fattori negativi ne veicola messaggi xenofobi e razzisti.

Il governo ha inoltre introdotto tre innovative ma estremamente delicate misure in protezione della dignità umana del profugo. Il piccolo appezzamento di terra e la casa vengono assicurate in modo permanente grazie a titoli di proprietà dalla durata di 99 anni. Se il profugo decide di ritornare nel proprio Paese, una volta che la pace sia stata ristabilita, può vendere terreno e casa assicurandosi il capitale iniziale (seppur minimo) per ricostruirsi un futuro nella sua Nazione natia. La seconda misura è quella di garantire una chiara posizione fiscale e assistenza sociale per chiunque desideri aprire una attività indipendente o accedere ad un lavoro salariato. Questo per evitare che i profughi siano in balia del lavoro nero e precarietà. La terza misura è la più significativa. Ogni profugo ha immediatamente diritto allo statuto di rifugiato che viene garantito tramite una speciale carta di identità. La carta ‘Profugo in Uganda’ è considerata come un visto di residenza permanente e dopo 10 anni da diritto alla cittadinanza. I primi profughi che hanno ricevuto (a seguito di una loro richiesta) la cittadinanza sono stati quelli ruandesi fuggiti dalle ondate di pulizie etniche attuate dal regime HutuPower di Juvenal Habyrimana che terminò con il genocidio del 1994.

Il governo ugandese ha escluso ogni procedura di verifica prima di donare lo status di profugo, procedure che in Occidente aumentano i tempi per ottenere lo statuto. Qualunque essere umano necessitante di tale status conosce le difficoltà e le umiliazioni riscontrate in Europa e Stati Uniti per ottenerlo. In molti casi, tempi burocratici e difficoltà condannano l’essere umano a rimanere nella clandestinità e alla mercé delle mafie e criminalità organizzata locale.

È stupido e disumano aprire inchieste su una persona per verificare se ha diritto o meno allo statuto di profugo, quando la sua situazione è evidente. Chi attraversa la frontiera a piedi con moglie e bambini, valige, pentole e materassi sulla testa è un profugo bisognoso di solidarietà. Non possiamo perdere tempo in verifiche. Le famiglie scappate necessitano di acqua, cibo, coperte, tende e supporto medico e psicologico immediati.  In Uganda sono tutti benvenuti poiché nemmeno le nostre future generazioni potranno dimenticare che nei tempi bui dopo l’indipendenza oltre un terzo della popolazione ugandese era sfollato interno o profugo nei Paesi vicini. I nostri servizi hanno il totale controllo del territorio. Se un profugo è mal intenzionato lo scopriamo immediatamente e agiamo con rapidità”, osserva un agente di dogana presso il posto di frontiera di Bunagana, confine con il Congo. Anche nelle misure disciplinari contro profughi che commettono crimini o contro immigrati clandestini il governo ugandese ha posto grande attenzione affinché i media non generalizzino il problema trasformando i profughi in una minaccia. I giornali hanno il divieto di affiancare la parola ‘profugo’ o ‘clandestino’ nel descrivere fatti di cronaca nera in cui sono coinvolti degli stranieri.

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