venerdì, Luglio 30

Uganda, si sfalda il FDC field_506ffb1d3dbe2

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Kizza Besigye

Kigali – Il principale partito di opposizione Forum for Democratic Change (FDC) si sta disintegrando a causa di una lotta politica interna iniziata nel  novembre 2013 dopo le dimissioni alla Presidenza del suo fondatore, il Generale Kizza Besigye.

Il partito fu fondato il 16 dicembre 2004  da ex membri del partito al potere, National Revolutionary Movement (NRM), tra i quali il Generale Kizza Besigye, dottore personale di Yoweri Museveni durante la lotta di liberazione degli anni Ottanta. Nonostante i sospetti che gravavano sui suoi fondatori, il FDC rappresentò una novità nell’immobile universo politico ugandese dominato dalla figura carismatica del Presidente Museveni, dall’esercito, UPDF e dal onnipresente partito NRM. Le tre istituzioni rappresentano una entità di potere unica che dal 1987 guida il Paese. I sospetti erano basati su disaccordi dei fondatori di questo nuovo partito avvenuti all’interno del NRM e vertenti su posizioni di potere e interessi economici. Ad aggravare questi sospetti furono le pessime relazioni personali tra la famiglia  Museveni e quella di Besigye con reciproche accuse di tradimenti ed ingiustizie recate, oggetto di speculazioni per i quotidiani scandalistici nazionali.

Kizza Besigye era uscito dal NRM nel 2001 per presentarsi come candidato indipendente alle Presidenziali dello stesso anno, vinte dal Presidente Museveni. il 23 marzo 2001 Besigye contestò i risultati elettorali senza trovare l’appoggio della Corte Suprema che giudicò le elezioni libere e trasparenti. Il 30 giugno 2001 Besigye fu arrestato dalla polizia per aver organizzato varie violenti manifestazioni contro i risultati elettorali e ventilando il ricorso alla guerriglia. L’accusa fu di alto tradimento. Nel settembre 2001 riuscì poi a fuggire negli Stati Uniti e in Sud Africa. Ritornato in Uganda il 26 ottobre 2005 fu nuovamente arrestato con l’accusa di tradimento e quella di stupro (la seconda risultata totalmente falsa). A seguito di forti pressioni internazionali fu rilasciato nel novembre dello stesso anno.

Il programma politico del FDC tendeva ad un rafforzamento democratico delle istituzioni, alla lotta contro la corruzione e alla povertà. In breve tempo questa nuova formazione politica ottenne l’appoggio entusiastico di una considerevole percentuale della popolazione, sopratutto tra la gioventù urbana, stanca di 27  anni del potere incontrastato di Museveni. Nel 2006 il FDC presentò il suo candidato alla Presidenza Kizza Besigye che ottenne il 37% dei voti. Percentuale fortemente contestata in quanto le elezioni del 2006 furono vittime di massicce frodi attuate dal NRM, principale causa della vittoria di Museveni pur ottenendo il minimo storico delle preferenze, il 59%. Vari osservatori politici erano convinti che senza le frodi commesse dal NRM, entrambi i rivali alla Presidenza si sarebbero attestati attorno al 40% con seri rischi di sconfitta elettorale per il Presidente Museveni. Durante le elezioni il FDC aumentò i seggi nel Parlamento e assunse la guida di importanti comuni nelle principali città del Paese.

Forte della popolarità ottenuta, il FDC assicurò i suoi elettori di attuare un impegno teso a rafforzare la sua popolarità nelle zone rurali e di amministrare in modo esemplare i comuni da lui controllati al fine di evidenziare la differenza con il sistema clientelare del NRM. Dal 2006 al 2011 (data delle ultime elezioni Presidenziali) i buoni propositi del FDC furono largamente disattesi. Molti dei suoi parlamentari, sindaci e consiglieri comunali si associarono alla maggioranza attuando entusiasticamente malversazione economiche e corruzione. La penetrazione del partito nelle zone rurali fu trascurata per creare il culto della personalità di Kizza Besigye. Da una politica di proposte politiche alternative al NRM si passò ad uno scontro diretto tra Museveni e Besigye in cui tutti i rancori e le varie differenze familiari del passato ritornarono a galla trasformate in problemi nazionali.

Anche la base elettorale urbana del FDC fu vittima di una involuzione. La piccola e media borghesia, il proletariato e i studenti universitari furono progressivamente sostituiti da una massa indistinta di sottoproletari semi criminali che diventarono la base maggioritaria nelle manifestazioni indette dal partito sotto compenso di 5.000 scellini (circa 1,30 euro). Le attività delle sezioni FDC e dei militanti furono sostituite da un inutile movimento cibernetico tramite la creazione di fan clubs su Facebook e Twitter, strumenti totalmente inadeguati per la realtà del Paese, poiché solo il 14% della popolazione ugandese ha accesso ad Internet. Questa politica fu clamorosamente punita dall’elettorato durante le Presidenziali del 2011 dove Kizza Besigye ottenne il minimo storico 26,01% mentre il NRM e il Presidente Museveni aumentarono i voti attestandosi al 68,3%.

Le elezioni del 2011 furono considerate sufficientemente trasparenti e i casi di frode nettamente inferiori rispetto al 2006. La maggioranza del elettorato che non votò per il FDC, compreso quello acquisito nel 2006, preferì astenersi. La vittoria di Museveni del 2011 fu in realtà una punizione della politica estremista del FDC e del suo leader Besigye che, durante la campagna elettorale promise (in lingua locale) di espellere tutti gli stranieri e gli indiani ugandesi che compongono il cuore dell’economia nazionale. Una promessa che ricordò immediatamente la dittatura di Idi Amin Dada. La reazione alla sconfitta elettorale fu guidata dall’odio personale del leader del FDC contro Museveni e rivelò l’immaturità politica del FDC trasformatosi da principale partito di opposizione, a strumento della vendetta personale di Besigye.

Tra il marzo e l’aprile 2011 il leader storico impegnò il partito nell’organizzazione di campagne di protesta provocatorie e eversive, denunciando frodi elettorali inesistenti e prendendo il pretesto del aumento dei prezzi dei beni di primo consumo, in special modo quelli legati al carburante. La maggioranza dei partecipanti alle manifestazioni era composta da giovani sottoproletari che, senza un servizio di sicurezza interna, si abbandonavano regolarmente a violenze urbane e saccheggi dei negozi. Un’ottima occasione per il Presidente Museveni per giustificare una robusta ed energica risposta delle forze dell’ordine approvata dalla maggioranza della opinione pubblica in quanto evidenti erano i danni compiuti ai piccoli e medi commercianti ed industriali ugandesi. L’opinione pubblica si dissociò definitivamente dalla protesta promossa dal FDC quando si scoprì che Kizza Besigye applicava una tariffa nettamente superiore del prezzo unitario di benzina e diesel presso la catena di distributori che controllava attraverso un prestanome.

Le violente proteste del FDC indussero la Comunità Internazionale ad interrompere ogni sostengo all’opposizione e a compattarsi attorno al Presidente Museveni e al NRM. Uno dei motivi di questo cambiamento strategico fu la promessa di Besigye di interrompere il sostegno militare ugandese nella lotta contro il terrorismo islamico in Somalia.  Il sostegno istituzionale offerto da Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea fu parzialmente sostituito dal tentativo di conquistare le simpatie dell’opinione pubblica occidentale tramite una campagna mediatica su Facebook e altri social network spesso basata su informazioni distorte tese a esagerare i metodi repressivi del Governo, occultando la natura violenta delle manifestazioni. Queste campagne mediatiche ebbero corto respiro. Anche il network informativo del magnate Indiano Aga Khan, che possiede vari giornali e reti televisive in Kenya e Uganda tra le quali ilThe East African’, Daily Monitor’ e NTV Uganda’, sospese il suo appoggio mediatico al FDC nonostante l’odio che nutre verso il Presidente Museveni reo di avergli impedito importanti affari speculativi in Uganda. Isolato a livello nazionale ed internazionale Besigye passò il suo ultimo anno di vita pubblica tentando di sopravvivere politicamente, nonostante che la promettente stella dell’opposizione si fosse già eclissata.

Le inevitabili dimissioni di Besigye dalla guida del FDC giunsero nel 2013 Un atto dovuto per salvaguardare la sopravvivenza del partito che, purtroppo scatenò una guerra per la secessione tra l’ex Generale Mugisha Muntu e Nathan Nandala Mafabi. La competizione per la Presidenza del FDC fu vinta nel novembre 2013 dal Generale Muntu, anch’egli ex membro del NRM. Secondo alcuni osservatori politici la vittoria di Muntu fu favorita dal Presidente Museveni per addomesticare l’opposizione. La guerra interna al partito riesplose nel dicembre 2013 a seguito della morte di Sam Kaleva Njuba, Responsabile Politico del FDC e figura storica del partito. La nomina del nuovo Responsabile Politico (la seconda carica politica dopo il Presidente) scatenò una guerra etnica-regionale all’interno del FDC. Le tre componenti etniche regionali: Buganda, Centro e Est ingaggiarono un duello all’ultimo sangue per eleggere un loro rappresentante.

La disputa ha aumentato la radicalizzazione dei due campi contrapposti, Muntu e Mafaba, creando un clima politico controllato da leader ossessionati ad ottenere il potere all’interno del FDC nella speranza che sia il trampolino di lancio per giungere alla guida del Paese. Le due fazioni si stanno mutualmente accusando di opportunismo politico, corruzione e tradimenti, trascurando il lavoro di opposizione, la cui assenza  ha permesso al NRM di far passare controverse leggi al Parlamento tra le quali la privatizzazione del sistema pensionistico pubblico NSSF (National Social Security Fund) che andrà a vantaggio di istituti finanziari stranieri penalizzando i lavoratori dipendenti. Anche l’iniziativa di creare un ‘Parlamento Ombra‘ con l’intento di mostrare alla popolazione una diversa amministrazione del Paese sta miserabilmente fallendo a causa della cacofonia interna al FDC.

L’avvocato Ladislaus Rwafafuzi sta tentando di istituire un Comitato di Riconciliazione per risolvere pacificamente le varie dispute interne che stanno distruggendo la credibilità del FDC. Tentativo che sembra destinato a fallire a causa della decisione del Generale Muntu di destituire il suo rivale, Mafabi dal posto di Rappresentante dell’Opposizione al Parlamento, ora sostituito dal famoso giornalista Wafula Oguttu, considerato il braccio destro di Muntu. Voci all’interno del FDC parlano di una imminente scissione della fazione di Mafabi, attualmente in minoranza. Notizia categoricamente smentita dallo stesso Mafabi che ha dichiarato al settimanale ugandese Dynasty’: «Non abbandoneremo mai il FDC. Nonostante le divergenze interne la nostra lealtà al partito è fuori discussione».

Senza voler mettere in discussione le affermazioni di Mafabi, la stampa ugandese evidenzia la notizia che molti membri della sua fazione avrebbero preso contatto con il NRM per sondare la possibilità di rientrare nel partito al potere in cambio di posizioni amministrative. Lo stesso Mafabi gestisce  le attività politiche in un ufficio separato considerandosi il legittimo Presidente a cui è stato negato il diritto di dirigere il partito da parte del ‘usurpatore’ Muntu.

Kizza Besigye, considerato un figura politica finita, si dedica ad un sterile attivismo sposando le cause più disperate, provocando inutilmente gli apparati di sicurezza, e evitando accuratamente il suo appoggio a seri movimenti di opposizione come quello contro la corruzione quando ha la certezza di non poter giocare il ruolo di prima donna.  Il leader storico é rimasto totalmente indifferente sulla approvazione da parte del Parlamento della legga anti-gay nota come “Kill the Gay Bill” nonostante che nel 2011 e 2012 fu uno dei principali oppositori della legge dichiarandosi il difensore della comunitá gay in Uganda. Dinnanzia al suo attuale silenzio su presuppone che la precedente difesa dei dirittti delle minoranze sessuali era puramente strumentale.

L’ultima causa riguarda l’epurazione del sindaco di Kampala Erias Lukwago eletto nel maggio 2011.  Durante i primi due anni di mandato Lukwago non ha risolto nessuno dei problemi della capitale ugandese considerata la terza metropoli mondiale in termini di rapida espansione urbana e della popolazione che ha raggiunto ormai i 4 milioni di abitanti (3 secondo le cifre ufficiali). Si è concentrato in una lotta interna alla municipalità per ottenere il potere di firma all’interno del dipartimento delle finanze. Lukwago é stato rimosso dal Presidente Museveni nel novembre 2013 sotto le comprovate accuse di incompetenza e corruzione.

Besigye ha colto l’occasione per tentare di organizzare una protesta contro il Presidente a favore di Lukwago duramente repressa dalle forze dell’ordine a causa della presenza di hooligans del sottoproletariato pronti ad effettuare saccheggi ai danni dei commercianti. I continui arresti del Leader storico dell’opposizione sono ormai considerati da molti osservatori politici regionali ed internazionali come l’ultima arma rimasta a disposizione di Besigye per attirare l’attenzione contro il presunto regime dittatoriale di Museveni. Dal 2014 anche l’ex Sindacao Lukwago sta utilizzando la stessa tattica dopo aver tentato di farsi ricoverare accusando gravi condizioni di salute nella speranza di tentare una causa contro il Governo. Condizioni non accertate da una equipe indipendente di medici.

«Il problema della classe politica ugandese è la totale mancanza di visione e programma. La maggior parte di essi odia il Presidente Museveni in quanto invidiosa di non poter raggiungere il potere detenuto dal ex guerrigliero da 27 anni. Vi sono forti possibilità che Yoweri Museveni si presenti nuovamente alla Presidenza nel 2016, nonostante le promesse fatte nel 2012 di ritirarsi dalla scena politicaNel tentativo di contrastare l’ennesima vittoria del NRM, i partiti di opposizione hanno promesso di creare un blocco antagonista unito scegliendo un unico candidato per il 2016. Progetto che difficilmente sarà realizzabile poiché gli ostacoli che contribuirono al fallimento della creazione di un blocco unito dell’opposizione nel 2006 e nel 2011, allo stato attuale si sono addirittura aggravati. Penso che l’affermazione del Colonello Felix Kalaigye che il NRM  guiderà il Paese per altri trent’anni non sia molto lontana dalla verità’», commenta il giornalista Andrew M. Mwenda Direttore del mensile ugandeseThe Indepedent.

Con la disintegrazione del FDC e la debolezza cronica degli altri partiti che non raggiungono il 5% dei voti, l’unico spazio di dibattito politico nazionale e di opposizione al Presidente Museveni rimane rinchiuso all’interno del partito al potere, il National Revolutionary Movement.

 

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