domenica, Settembre 19

Uganda, riforma costituzionale per ‘ringiovanire’ Museveni Approvato il provvedimento legislativo che permetterà al 72enne leader maximo di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2021, perché non si trovano successori

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La revisione costituzionale che cancella i limiti di età del Presidente conferma che i rumors erano fondati. Rivela anche la difficoltà per Museveni di trovare un successore tra i leader del suo partito. La riforma dei limiti di età è funzionale a garantire ancora un mandato presidenziale al ‘Grande Vecchio’.

A differenza di altre realtà come Burundi e Zimbabwe, dove i Capi di Stato si ancorano al potere per questioni personali e per proteggere una ristretta cerchia di criminali-ruffiani che rapinano il Paese, Museveni sembra essere costretto a rimanere al potere per assicurare all’Uganda una corretta transizione dall’economia basata sull’agricoltura e sulla rapina regionale delle risorse naturali -garantita dall’imperialismo militare- ad una economia industriale sorretta dal petrolio. Dal 2016 le spese in armamenti sono drasticamente diminuite per liberare fondi necessari alla realizzazione delle infrastrutture che supporteranno la rivoluzione industriale e la produzione petrolifera, dove solo il 40% del greggio sarà destinato ai mercati esteri.

La riforma costituzionale ha scatenato le prevedibili resistenze da parte del partito di opposizione di Besyge che vede sbarrata ogni possibilità di giungere alla Presidenza. Le resistenze si registrano anche all’interno del partito al potere. Un gruppo di ribelli del NRM guidato da John Baptist Nambashe si è unito ad un pool di giuristi per contestare la riforma e tentare di ristabilire i limiti di età.  I toni usati dai ribelli del NRM sono duri. «Da oggi l’Uganda non ha una Costituzione. La Costituzione è quella del NRM e di Museveni. Stiamo consegnando il Paese a dei cani che si curano solo dei loro  affari. La popolazione deve resistere e prendere nelle proprie mani il destino della Nazione», afferma Nambashe, invitando il ‘Grande Vecchio’ a seguire l’esempio del primo Presidente della Tanzania, Julius Nyerere, che lasciò il potere dopo 20 anni di Presidenza. Un esempio emulato recentemente dal Presidente del’Angola, Carlos Dos Santos, per ragioni di salute e solo dopo essersi assicurato che la guida del Paese rimanesse in mano al suo partito rivoluzionario, unica entità capace di difendere gli immensi interessi economici che la famiglia Dos Santos detiene in Angola.

L’opposizione dei ribelli del NRM non riuscirà a ristabilire il limite di età previsto dalla Costituzione, né a creare una rivolta  popolare. Lunedì 18 settembre a Kampala si è tenuta una manifestazione di giovani in protesta contro la modifica della Costituzione. La Polizia è intervenuta arrestando 14 dimostranti, accusati di adunata sediziosa. Nelle prossime settimane si prevedono altre manifestazioni, ma non saranno in grado di raggiungere un grado di pericolosità da mettere in pericolo il Governo. Queste manifestazioni, nonostante gli sforzi e il supporto della opposizione, sono limitate a qualche migliaia di studenti universitari e di sottoproletari. La maggioranza della popolazione può anche simpatizzare per la loro causa ma non scende in piazza per paura di far scivolare il Paese in una guerra civile dopo 31 anni di pace. Il Governo è talmente abituato a gestire queste proteste che le ferme repressioni avvengono senza troppi spargimenti di sangue per non attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Come forma precauzionale l’Esercito ha dispiegato reparti scelti a protezione del Parlamento e in altri punti strategici della capitale.

Il malcontento all’interno del NRM è il segnale che il partito detentore del potere assoluto in Uganda sta navigando in acque molto agitate. Dopo il probabile rifiuto del Generale Muhoozi di accedere alla Presidenza molti leader avranno sperato di succedere alla guida del Paese. La mossa voluta da Museveni inerente alla riforma costituzionale palesemente preclude a loro ogni possibilità, in quanto nel 2021 il candidato del NRM sarà scontato: il ‘Grande Vecchio’. Museveni ha tre anni di tempo per risolvere le diatribe interne al partito e evitare l’implosione del NRM. Una implosione ventilata da alcuni analisti e dai media vicini all’opposizione di Besyge, ma altamente improbabile, in quanto il NRM è in realtà controllato dall’Esercito UPDF  che il Generale Muhoozi controlla per conto del padre. Questo esclude sia la possibilità di un colpo di Stato, sia una emorragia interna al partito.

Dal 2006 la storia politica ugandese ha ampiamente dimostrato che ogni fuoriuscita dal NRM si conclude con una disfatta politica e l’azzeramento di ogni potere, privilegio e possibilità di affari per i leader ribelli. Il problema che l’Uganda dovrà affrontare non è il rischio di implosione interna del NRM o di un Colpo di Stato. Il destino del Paese, che ha concrete possibilità di diventare un’economia del ‘primo mondo’, grazie alla rivoluzione industriale e al petrolio, è legato alla capacità delGrande Vecchiodi gestire questa delicata fase di transizione economica facendo i conti con il suo stato di salute (apparentemente ottimo) e la sua senilità. Molti in Uganda affermano che l’età anagrafica del Presidente (72 anni) sia stata falsificata anni addietro. Museveni avrebbe già superato i 75 anni molto prima della riforma dei limiti di età previsti dalla Costituzione.

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