domenica, Settembre 19

Uganda, riforma costituzionale per ‘ringiovanire’ Museveni Approvato il provvedimento legislativo che permetterà al 72enne leader maximo di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2021, perché non si trovano successori

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Nelle elezioni del 2006 si assiste alla prima spaccatura all’interno del NRM causata da motivi strettamente economici. Nasce un dissidio tra Museveni e un’ala degli ex guerriglieri capeggiata dal Colonnello Warren Kizza Besyge Kifete,  conosciuto come Kizza Besyge. Il dissidio, che porterà alla creazione del più importante partito ugandese di opposizione, il Forum for Democratic Change,  guidato da Besyge, verte sulla gestione delle risorse naturali congolesi soggette alla intensa rapina ugandese. Museveni le vuole utilizzare per rafforzare il Paese, mentre Besyge sogna ricchezze personali. Le elezioni del 2006 aprono l’interminabile stagione della contrapposizione politica tra Museveni e Besyge, anch’esso Banyangole e medico personale di Museveni durante gli anni di guerriglia. I due nemici sono addirittura imparentati tramite le mogli. La diatriba Museveni – Besyge nata all’interno del NRM dura tutt’ora ed è la principale causa del mancato sviluppo democratico dell’Uganda. Partito al governo e opposizione sono le due facce della stessa medaglia. Lo scontro rimane  tra i fedeli del NRM e i fuoriusciti. Una lotta all’ultimo sangue circoscritta all’interno dell’etnia minoritaria tutsi Banyangole.

Nel 2006 Museveni vince le elezioni grazie a truffe elettorali, in quanto il ribelle Besyge era riuscito ad acquistare un forte sostegno popolare dividendo in due la società ugandese. Dal 2006 al 2011 Museveni sfrutta il suo mandato per rafforzare l’economia nazionale, risolvere le pericolose diatribe con il Rwanda che ruotavano sulla gestione delle ricchezze naturali congolesi, che nel 2002 avevano portato i due eserciti a scontrarsi nella città congolese di Kisangani, rafforzare l’alleanza con i Buganda, e mettere sotto controllo dell’esercito -UPDF-  e del partito -NRM- larghi settori dell’economia, dell’informazione e dell’amministrazione statale, seguendo il modello egiziano di Hosni Mubarak. Anche Kagame metterà il Paese sotto il controllo dell’Esercito e del Fronte Patriottico Ruandese controllato dal ‘clan ugandese’, la diaspora tutsi rifugiatasi in Uganda che liberò il Paese dalla dittatura HutuPower.

Il mandato presidenziale 2006 – 2011 è caratterizzato anche da altre avventure militari all’estero, tra le quali quella in Somalia, iniziata nel 2007. L’Uganda prende il comando del contingente militare AMISOM sotto il controllo dell’Unione Africana e sostenuto dalle Nazioni Unite, proponendo di fatto servizi di mercenari per risolvere, per conto dell’Occidente, la complicata situazione somala, Paese instabile dalla caduta del dittatore Siad Barre, avvenuta nel 1991, e in preda a War Lords clanici ed estremisti islamici affiliati ad Al Qaeda.

L’avventura militare in Somalia è un pieno successo. Le truppe ugandesi riescono dove l’Esercito americano aveva fallito, nel 1992, e ora gli estremisti islamici, raggruppati nel movimento terroristico Al Shabaab, che tra il 2000 e il 2005 erano riusciti a controllare la maggioranza della Somalia, sono prossimi alla sconfitta totale. L’avventura somala è anche l’occasione d’oro per Museveni per rimodernare l’Esercito a spese di Stati Uniti e Unione Europea. Nel 2014 l’Uganda riesce a dotarsi di moderni aerei militari, venduti dalla Russia ma pagati da Washington e Bruxelles, diventando la quarta aviazione militare più potente nel continente dopo Angola, Egitto e Sud Africa.

Le elezioni del 2011 vedono l’inizio del declino del ribelle Besyge. La popolazione lo sta abbandonando, stanca dei suoi insuccessi politici e del progressivo estremismo evidenziato in pubbliche dichiarazioni contro il Regno dei Buganda, la comunità indiana ugandese (vittima dei pogrom durante la dittatura di Idi Amin Dada) e gli stranieri. Besyge perde miserabilmente e tenta di conquistare il potere tramite una rivolta popolare. La rivolta dura 3 mesi ma si spegne per il mancato appoggio della popolazione e dell’esercito che rimane fedele a Museveni.

La vittoria di Museveni nel 2011 è di cruciale importanza in quanto dal 2001 sono stati scoperti ingenti giacimenti di petrolio e il NRM ha intenzione di mantenere il controllo del Paese per gestire la futura economia in petro-dollari. Le elezioni del 2016 riconfermano la Presidenza di Museveni. A differenza del 2011, il leader ugandese previene ogni tentativo eversivo schierando i carri armati lungo le strade della capitale il giorno dopo le elezioni, quando furono comunicati i risultati. La vittoria del 2016 fa entrare Museveni tra il Club dei leader africani che detengono il potere per oltre trent’anni.

Il voto  parlamentare per cambiare i limiti d’età sanciti dalla Costituzione non è una notizia positiva per l’Uganda, in quanto preclude il cambio generazionale alla Presidenza che non può che avvenire all’interno del attuale potere, in quanto Besyge, di fatto, ha impedito la nascita di una forza antagonista e popolare sganciata dall’influenza diretta o indiretta del NRM e dell’Esercito UPDF. Dal 2012 Museveni sta cercando un successore in grado di continuare la politica del partito, assicurare benessere e progresso al Paese e garantire la continuità del potere e degli interessi della Famiglia Museveni, partito ed Esercito.

Scartata immediatamente l’ipotesi di sua moglie, odiata dalla popolazione, il ‘Grande Vecchio’ si era orientato verso il figlio, il Generale Muhoozi, nominandolo Generale Maggiore, il più alto grado nelle forze armate. Muhoozi, che ha coordinato le azioni militari in Somalia dal 2006 al 2012 e l’avventura militare in Sud Sudan (2014 – 2015), sembrava che si dovesse presentare alle elezioni del 2016. La sua candidatura fu scartata in quanto Muhoozi stesso avrebbe dichiarato al padre di non essere ancora pronto a guidare il Paese. La successione era allora stata rimandata al 2021. A marzo di quest’anno tra i corridoi del potere circolava la voce che il Generale Muhoozi non avesse alcuna intenzione di diventare Presidente e avrebbe proposto al padre di rimanere alla guida dell’Esercito come garante  dell’orientamento politico del partito e degli interessi familiari, suggerendo di scegliere il successore tra i leader del NRM più fedeli.

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