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Uganda: ‘Red Pepper’ rivela il piano contro Kagame e viene chiuso Il quotidiano è accusato di aver pubblicato un falso articolo che avrebbe gravi implicazioni sulla sicurezza e stabilità nazionale e regionale

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Alle 10:15 ore locali di martedì 21 novembre la sede del famoso quotidiano ugandese ‘Red Pepper’ nell’area industriale di Namanve, a Kampala, viene assaltata dalle forze speciali anti-terrorismo della Polizia.  Nel locale il direttore e l’intera Redazione stava lavorando per preparare l’edizione giornaliera del 22 novembre. Gli agenti speciali armati fino ai denti hanno arrestato il Direttore generale del quotidiano, Richard Tusiime, tre vice direttori, Parick Mugumya, Arinaitwe Rugyendo e James Mujuni, oltre ai redattori delle notizie estere e nazionali. Gli agenti speciali hanno confiscato tutti i documenti, computer, laptop, macchine fotografiche, cellulari e tablet personali. Il gruppo degli arrestati è stato immediatamente trasportato presso la prigione speciale di Jinja, la seconda cittá del Paese. La Jinj Nalufenya Police Detention Centre è una prigione dai mille lati oscuri, dove vengono detenuti pericolosi terroristi, e dove nessuna organizzazione umanitaria può accedervi.

Il raid contro il quotidiano ha suscitato preoccupazione e ansia nell’opinione pubblica nazionale e internazionale. In un breve comunicato la Polizia spiega che il raid è stato eseguito su ordine del Presidente Yoweri Kaguta Museveni. Il quotidiano ‘Red Pepper’ è fondamentalmente un giornale scandalistico, molto popolare, che diffonde retroscena della vita dei VIP dello spettacolo e politici, oltre a vari articoli con foto molto ‘piccanti’. Questo quotidiano scandalistico,  ha però una caratteristica assai unica e singolare.: tra articoli della vita di musicisti e VIP e foto sexy, periodicamente la testata pubblica inchieste giornalistiche di alto livello firmate dai migliori giornalisti ugandesi sotto pseudonimo.

Il ‘Red Pepper’ negli ultimi sei anni ha pubblicato inchieste compromettenti, rivelando il supporto del Governo alla ribellione congolese M23, il traffico di oro tra Goma e Kampala tramite l’intermediazione di uomini d’affare Nande residenti a Butembo, Nord Kivu, gli intrighi interni all’Esercito ugandese UPDF (il vero centro di comando del Paese) e altre inchieste inedite. Il quotidiano, che vende 8.000 copie giornaliere, è accusato di aver pubblicato un falso articolo che avrebbe gravi implicazioni sulla sicurezza e stabilità nazionale e regionale. L’articolo in questione è intitolato ‘Il complotto di M7 per rovesciare il Presidente ruandese Paul Kagame’. M7 è il soprannome dato dalla popolazione a Museveni.

Il ‘Red Pepper’ è stato oggetto delle ire governative per tre volte negli ultimi cinque anni, ma la pubblicazione dei piani segreti di Museveni per destituire il Presidente ruandese Paul Kagame sembra proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

L’articolo era uscito il 20 novembre e fin dalle prime ore della mattina era diventato il topic number one dell’intera Nazione. Oltre 5.000 copie vendute in meno di quattro ore prima che la polizia intervenisse per ritirare il quotidiano dai supermecati e altri punti di vendita.  L’articolo è esplosivo e supportato da copie di documenti provenienti dai servizi segreti ugandesi.

La storia inizia con rivelazioni sconvolgenti delle cause della battaglia di Kisangani avvenuta nel 2000 nell’est del Congo, dove i due eserciti – ugandese e ruandese – si scontrarono per una settimana intera distruggendo la città. Le prove riportate dall’articolo parlano chiaro: i due eserciti, alleati durante la seconda guerra Pan Africana in Congo, si scontrarono a Kisangani per conquistare il monopolio assoluto dell’oro congolese trafficato in gran quantità.

L’articolo continua rivelando che la recente ondata di arresti di alti comandanti della polizia e di due spie ruandesi (che ha di fatto decapitato lo Stato Maggiore della Polizia ugandese sotto il comando del Generale Edward Kalekezi Kayihura, noto come Generale Kayihura, numero quattro dell’apparato difensivo ugandese), sarebbe stata ordinata dal Presidente Museveni per bloccare le operazioni segrete del Governo ruandese tese a intercettare e uccidere oppositori politici tutsi che operano in esilio in Uganda.

Il quotidiano conferma l’ipotesi che già circolava due settimane fa. Il Generale Kayihura lavorerebbe per conto del Governo ruandese, ma non sarebbe stato arrestato in quanto sarebbero sorti gravi problemi all’interno del clan Museveni, Kayihura, infatti,  mantiene stretti legami clanici con la famiglia presidenziale. Il Generale Kayihura, per ora rimasto in carica, avrebbe ricevuto un serio avvertimento tramite l’arresto di massa di alti ufficiali della Polizia che coordinavano le attività clandestine contro la dissidenza ruandese in Uganda per conto del Governo di Kigali. Un avvertimento chiaro e gentile: ‘Per ora ti abbiamo risparmiato ma la prossima volta non avremo pietà’”.

L’ondata di arresti, condotta da un reparto speciale della polizia militare sotto il comando del Generale Brigadiere Muhoozi Kanierugaba  posto nel 2015 al Comando dell’esercito ugandese UPDF e figlio del Presidente Museveni, aveva un obiettivo specifico: proteggere il network clandestino di oppositori tutsi al Governo di Paul Kagame e interrompere le operazioni di intercettamento ed esecuzioni extra giudiziarie ordinate dal Governo ruandese.

L’articolo spiega che il Presidente Museveni starebbe utilizzando questo network di oppositori per organizzare un colpo di Stato in Rwanda, rovesciare il Presidente Paul Kagame e far eleggere un Presidente tutsi ‘amico’. Senza far nomi, l’autore dell’articolo fa capire che questo Presidente di riserva potrebbe essere la famosa oppositrice tutsi ruandese Diane Rwigara candidata alle presidenziali del 2017, vittima di una congiura politica che le impedì di partecipare alle elezioni e recentemente arrestata con l’accusa di alto tradimento.

Dulcis in fundis l’obiettivo di rovesciare il Governo di Paul Kagame sarebbe legato alla spartizione delle risorse naturali nell’est del Congo. Da ormai 10 anni Uganda e Rwanda si spartiscono le risorse naturali congolesi con tacito accordo del Presidente Joseph Kabila. Kampala detiene il monopolio di oro e petrolio. Kigali il monopolio di coltan e gas naturale. Nel 2019 si prevede che Uganda e Rwanda inizino lo sfruttamento di petrolio e gas naturale congolese con la collaborazione di compagnie petrolifere occidentali tra le quali la Tullow.

Dal settembre 2017 si assiste a ‘strane’ operazioni effettuate da ditte occidentali che sembrano avere l’obiettivo di rendere legale le operazioni di riciclaggio dell’oro congolese in Uganda e del coltan congolese in Rwanda. Nel conflitto Kampala e Kigali si inserirebbe anche la misteriosa sparizione di 500 kg d’oro avvenuta presso l’aereoporto di Goma, Nord Kivu, Congo. Furto soggetto a indagine dell’Interpol. ‘L’Indro’ su queste vicende sta conducendo una complessa indagine in collaborazione con giornalisti regionali.

L’articolo del ‘Red Pepper’ trova eco anche su un noto quotidiano ruandese on line, ‘Rushyashia’ che avrebbe pubblicato un articolo simile il 17 novembre scorso. Il complotto di M7 per rovesciare il Presidente ruandese Paul Kagame potrebbe essere considerato un fake news, ma la reazione del Governo fin dalle prime ore della sua pubblicazione fa piuttosto pensare ad una fuga di notizia dall’apparato dei servizi segreti ugandesi.  Dopo aver confiscato tutte le copie dell’edizione del quotidiano riportante l’articolo incriminato, il Governo Ugandese ha pubblicato una smentita ufficiale.

Il Ministro degli Affari Esteri ugandese, Patrick Mugoya, ha dichiarato che non vi sono contrasti con il Rwanda, anzi, la storica alleanza politica, militare ed economica sarebbe più forte che mai. «L’articolo pubblicato sul quotidiano Red Pepper è frutto di pura fantasia e di irresponsabilità giornalistica che mira a creare discordia tra due Nazioni amiche. Invito tutti gli ugandesi a non credere a queste falsità diffuse da media irresponsabili. Le uniche notizie affidabili relative alle relazioni con il Rwanda si possono reperire presso il nostro ufficio Media e Informazione.  Il Ministero degli Affari Esteri condanna questa forma di giornalismo affermando che il Rwanda rimane un partner strategico per l’integrazione, la pace e la sicurezza regionale», ha dichiarato Mugoya.

Il direttore generale del quotidiano, Richard Tusiime, e l’intera Redazione del ‘Red Pepper’ rischia una pesante pena. Secondo indiscrezioni trapelate dalla magistratura, potrebbe essere applicato l’articolo 37-1 del Codice Penale, che contempla l’attentato alla sicurezza di Stato attraverso articoli, libri o reportage video che diffondono false o vere informazioni su operazioni militari, strategie in politica estera. La pena prevista è di 7 anni di reclusione.

Il quotidiano ‘Red Pepper’ sembra aver colpito nel segno visto la spropositata reazione del Governo ugandese. Per il momento non si segnala nessuna reazione da parte del Governo ruandese. Secondo alcuni esperti regionali, nonostante la smentita ufficiale del Governo ugandese, la guerra fredda sotterranea tra i due Paesi è reale e destinata intensificarsi. Il Rwanda avrebbe abbandonato i progetti nutriti tra il 2001 e il 2010 di rovesciare il Presidente Museveni e mettere al potere un Governo ‘amico’ a causa della totale mancanza di leader d’opposizione ugandese affidabili e credibili.

Al contrario il Governo ugandese continua tramare per destituire Paul Kagame. I servizi segreti e le forze speciali ruandesi uccidono ogni oppositore tutsi in esilio in Uganda che potrebbe rappresentare un pericolo per il Governo di Kigali, essendo in contatto con il Presidente Museveni. Una tra le più famose vittime di questa guerra di spie fu il giornalista ruandese Charles Ingabire, ucciso in Uganda da un commando ruandese presso un pub di Kampala nel novembre del 2011. Ingambire era editore capo di un quotidiano ruandese online Inyengery News e del quotidiano di Kigali  Umoco, chiuso nel 2007 e ora disponibile solo online. Entrambe le testate sono molto critiche verso il governo di Kagame. Charles Ingabire si era rifugiato a Kampala nel 2007 affermando di aver ricevuto dal governo ruandese minacce di morte.

I servizi segreti ruandesi uccisero il giornalista in quanto sospettavano che Ingabire avesse contattato il Presidente Museveni per proporsi come valida alternativa a Kagame. L’Ambasciatore ruandese a Kampala Frank Mugambage ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti ugandesi sulle rivelazione fatte dal quotidiano Red Pepper e sulle operazioni illegali dei servizi segreti ruandesi che ledono la sovranità ugandese.

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