lunedì, Maggio 10

Uganda: raffineria d’oro vicina ai Museveni implicata nel Bloody Gold Sospetti di un immenso traffico illegale, che vede coinvolto l'investitore belga Alain Gotz, che avrebbe complicazioni sulla vita di milioni di persone

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Lo scorso febbraio in Uganda è stata inaugurata la prima raffinera d’oro nell’Africa Orientale. A gestirla è la compagnia mineraria African Gold Refinery – AGR di proprietà dell’investitore belga Alain Gotz. Investimento: 15 milioni di dollari. L’apertura della raffineria ad Entebbe permette all’Uganda di avere tutti i servizi di raffineria del prezioso minerale, precedentemente disponibili solo presso ditte specializzate di Dubai. La raffineria ha la capacità di produzione pari a 300 kg di oro a settimana, ma un impatto occupazionale trascurabile, solo 75 dipendenti.

Alain Goetz lo scorso marzo rese noto ai media nazionali che la sua raffineria aveva come obiettivo quello di attrarre la produzione legale d’oro della Regione dei Grandi Laghi, spiegando che fu scelta l’Uganda per tale colossale investimento in quanto Paese stabile, guidato da una leadership visionaria e lungimirante. Goetz affermò all’epoca che la African Goldr Raffinery (AGR) era un ottimo mezzo per combattere il traffico illegale d’oro nella regione, che priva al fisco ugandese di milioni di dollari di tasse sulle esportazioni e alimenta il traffico d’armi e le minacce terroristiche regionali. Queste affermazioni lasciarono molto scettici vari media africani, esperti regionali e ONG internazionali.

Ad aumentare i sospetti fu proprio la destinazione dell’oro raffinato dalla AGR: i mercati Mediorientali, dove le misure di controllo internazionale sulla provenienza dei minerali preziosi sono spesso ignorate.  La AGR non si rivolge direttamente ai mercati dove queste misure sono rispettate  -Unione Europea e Stati Uniti. Un particolare assai strano, in quanto almeno il 54% dell’oro presente sui mercati arabi viene rivenduto proprio in Europa e America. Allora, perchè passare da mediatori ottenendo prezzi più bassi invece di cercare contratti direttamente con i principali acquirenti internazionali d’oro? Il principale sospetto era che la AGR fosse una colossale operazione di riciclaggio dell’oro regolarmente rubato dal Congo.

Il sospetto è divenuto certezza lo scorso 13 novembre, quando l’Ispettore Generale del Governo Ugandese (IGG) e i  servizi di Intelligence finanziaria (FIA) hanno aperto l’indagine giudiziaria contro Alain Goetz, accusato di essere implicato nel traffico del Bloody Gold, l’oro insanguinato del Congo.  I primi passi verso l’accusa vennero fatti dalla IGG quando lo scorso 15 giugno indirizzò una lettera ufficiale ad Alain Goetz informandolo che sulla sua raffineria gravava il sospetto di riciclaggio di oro congolese. La IGG richiese la necessaria documentazione amministrativa e logistica  riguardante i kilogrammi d’oro raffinati ad Entebbe per chiarire la questione. Documentazione mai consegnata alle autorità competenti.

A seguito della mancata collaborazione di Goetz, intervenne il direttore della FIA, indirizzando una lettera ufficiale al Pubblico Prosecutore, il Giudice Mike Chibita. La lettera chiedeva di avviare una procedura contro la raffineria AGR per riciclaggio di oro proveniente da zone di conflitto. Gli agenti della FIA allegarono alla lettera documentazione comprovante un presunto riciclaggio di oro proveniente da zone di conflitto all’est del Congo e nel Sud Sudan per un valore stimato a 1 milione di dollari. Riciclaggio avvenuto in soli 3 mesi.

Gli attacchi dell’IGG e di FIA sono stati condotti dietro esplicita richiesta della Financial Action Task Force (FATF), un organo intergovernativo internazionale che stabilisce gli standard commerciali e le regole di compravendita per impedire il riciclaggio di denaro e minerali che possono avvantaggiare gruppi armati, terroristi e indebolire l’integrità del sistema finanziario internazionale. La richiesta non poteva essere ignorata, in quanto l’Uganda nel 2014 è finita sotto osservazione della FATF. Un rifiuto rischiava di inserire l’Uganda nella lista dei Paesi malavitosi con grossi danni per il commercio e la finanza del Paese e un prevedibile calo degli investimenti stranieri.

Nel 2014 la FATF inserisce l’Uganda nella fascia ‘High-risk and non-cooperative jurisdictions Countries’ (Paesi ad alto rischio aventi giurisdizioni non collaborative). Questa categoria identifica Paesi che hanno inserito nel circuito ufficiale delle loro economie il riciclaggio di denaro e il traffico illegale di minerali. Oltre all’Uganda, i Paesi ad alto rischio sono: Afghanitstan, Bosnia Herzegovina, Corea del Nord, Yemen, Kossovo, Iraq, Laos, Repubblica Democratica del Congo, Siria.

Per uscire da questa black list i governi devono dimostrare una evidente volontà e seri sforzi per combattere il riciclaggio di denaro e il traffico illegale di minerali.  Ogni anno FATF analizza gli atti compiuti dai singoli governi e decide se mantenerli nella black list o se inserirli nella fascia ‘Low risk and cooperative jurisdiction Contries(Paesi a basso rischio aventi giurisdizioni collaborative).

Dallo scorso marzo l’Uganda sta cercando di collaborare con la FAFT per farsi cancellare dalla black list.  Il Parlamento ha aggiornato la legge antiriciclaggio e sta attuando importanti emendamenti alla legge antiterrorismo. Emendamenti riguardanti il controllo delle transazioni commerciali di minerali per evitare che finanzino gruppi armati o terroristici. Nonostante la FAFT stia mantenendo l’Uganda nella black list, ha recentemente riconosciuto gli sforzi del Governo di Kampala per allinearsi agli standard richiesti. La nota positiva di questi sforzi è stata presentata dalla FAFT al Consiglio di Sicurezza ONU. Sono queste le ragioni che hanno spinto gli organi di sorveglianza ugandesi a indagare la raffineria d’oro ad Entebbe, nonostante la consapevolezza che Alain Goetz ha amicizie altolocate che arrivano fino al Presidente Yoweri Museveni.

Il 24 agosto 2017 la FIA inoltrò alla raffineria di Entebbe una richiesta ufficiale per poter esaminare la loro licenza operativa e i registri contabili sulla base del Anti-Money Laundering Act, la legge antiriciclaggio varata nel 2013.  Anche in questa occasione Alain Goetz si rifiutò di collaborare con le autorità di controllo ugandesi. Questa spavalderia è dovuta agli stretti legami che la African Gold Raffinery intrattiene con l’etablishment al potere e con il Presidente Yoweri Museveni. Una indagine giornalistica locale ha appurato che il direttore della compagnia è l’ex Ministro ugandese dell’Energia, Richard Kaijuka, che è contemporaneamente il consigliere del Presidente Museveni per il settore minerario.  Ora che la raffineria è sotto inchiesta, Kaijuka afferma di ignorare qualsiasi traffico illegale compiuto dalla AGR di cui è direttore.

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