mercoledì, Maggio 12

Uganda: quando il calcio fa bene Per promuove la pace e la coesistenza tra etnie diverse dei profughi, Onduparaka Football Club e AVIS Foundation hanno lanciato #Football4Peace

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Una delle principali problematiche nell’accoglienza dei rifugiati è la necessità di evitare tensioni sociali con le comunità ospitanti, che se non prevenute possono sfociare in veri e propri conflitti etnici in grado di destabilizzare la sicurezza Nazionale. Nel rispetto della politica migratoria ‘porte aperte’, da decenni adottata dall’Uganda, divenuta esempio anche per le Nazioni Unite, il Governo ugandese pone particolare attenzione all’aspetto della sicurezza nazionale, spesso coinvolgendo partner scelti tra la società civile e le Organizzazioni Non Governative, o promuovendo e supportando iniziative nate da questi settori della società ugandese.

La squadra di calcio Onduparaka Football Club (OFC), che gioca in Serie A, e la ONG italiana AVIS Foundation, hanno lanciato una nuova iniziativa per rafforzare la coesistenza pacifica tra rifugiati e comunità ospitanti attraverso lo sport, in particolare il calcio. L’iniziativa, denominata #Football4Peace (Il Calcio per la Pace), è un progetto pilota promosso da OFC e AVSI presso i campi profughi nel nord Uganda di Omugo e Palbekm, che ospitano i profughi che sono fuggiti dall’orrendo ciclo di morte e distruzione che regna nel Sud Sudan dal dicembre 2013.

Il campo profughi di Omugo, è una estensione del campo di Rhino, collocato vicino ad Aura, una città al confine con Sud Sudan e Congo, divenuta uno strategico hub commerciale e logistico. Attualmente il campo di Omugo ospita 43.000 rifugiati sud sudanesi. Il campo di Palbek è tra i primi campi profughi stabiliti in Uganda nell’aprile del 2017. Ubicato nel distretto di Lamwo, nord Uganda, ospita 38.000 rifugiati sud sudanesi.

Nonostante nelle località di entrambi i campi profughi le comunità locali appartengono allo stesso gruppo etnico dei profughi provenienti dal Sud Sudan, nel 2018 sono emersi preoccupanti segnali di tensioni socio-economiche che, se non corrette tempestivamente, avrebbero potuto generare gravi problematiche di sicurezza nazionale.

È in questo delicato contesto che intervengono Onduparaka Football Club e la Fondazione AVSI. Le attività sportive vengono usate come strumento per promuovere tra i giovani rifugiati e quelli ugandesi una cultura di pace e coesistenza sociale. I due attori dell’iniziativa, che durerà tre anni, stanno creando delle squadre di calcio di rifugiati e comunità locali, organizzando competizioni amichevoli e tornei. Oltre a promuovere la cultura della pace, l’iniziativa ha anche l’obiettivo di individuare le promesse calcistiche tra rifugiati e ugandesi per inserirle nel circuito professionale calcistico dell’Uganda, secondo le informazioni ricevute.

AVSI Foundation è una ONG storica in Uganda, attiva sulla difesa e la promozione della dignità dell’essere umano tramite la creazione di opportunità di lavoro e assistenza sociale. Da dieci anni AVSI in Uganda collabora attivamente con la società civile e le comunità di base, con l’intento di ottimizzare al meglio le risorse intellettuali e finanziarie a disposizione, orientando gli interventi allo sviluppo socio economico del Paese.

Nei due campi rifugiati oggetto della iniziativa, AVIS sta gestendo progetti di emergenza finanziati dal Governo italiano, in collaborazione con le ONG Italiane Associazione Centro Aiuti Volontari (ACAV) e AMREF, per assicurare ai rifugiati e alle comunità ospitanti la sicurezza alimentare, l’allevamento, l’acqua potabile e la protezione delle fasce sociali più vulnerabili.

#Football4Peace nasce dalla consapevolezza, maturata da AVSI e dalla squadra di calcio ugandese, che nessuna iniziativa di sviluppo può realmente contribuire a migliorare le condizioni di vita dei rifugiati sud sudanesi e delle comunità ugandesi se non si rafforza il dialogo inter-comunitario e la cultura della pace.

Dall’agosto 2016, l’Uganda ha aperto quattro campi di rifugiati nei distretti nord, ospitando da 600.000 a 1 milione di rifugiati. La loro gestione adottata dal Governo ugandese si basa sui principi di solidarietà e rispetto umano. Una innovativa politica migratoria tesa a offrire al clandestino o al profugo la possibilità di essere integrato nella società ospitante. Fin dalle scuole elementari si insegna che la nazionalità non prevale sul senso di umanità, solidarietà e fratellanza universale, e che gli immigrati, se ben gestiti, non portano problemi di ordine pubblico, bensì ricchezza materiale, intellettuale e morale al Paese ospitante.

La politica di accoglienza ugandese rappresenta un paradosso storico, in quanto contrasta con la politica imperiale adottata, a partire dal 1991, per assicurarsi il controllo delle risorse naturali regionali.
Una politica che è il principale fattore di palpabile instabilità e guerre regionali, quindi anche dell’aumento dei profughi. Gli interventi imperialisti del UPDF (l’Esercito ugandese, vera e propria macchina di distruzione) sono numerosi. Tutti hanno contribuito alla crescita economica dell’Uganda a prezzo di sottosviluppo, distruzione e lutti dei Paesi ‘aggrediti’.
Nel 1996, l’Uganda partecipò, con Angola, Burundi e Rwanda, alla prima guerra Panafricana che rovesciò la dittatura di Mobutu Sese Seko, in Congo (all’epoca Zaire). Nel 1998, partecipò, sempre in Congo, alla seconda guerra Panafricana, che durò fino al 2004. Nel 2011, l’Uganda si intrufolò nella guerra civile nella vicina Repubblica Centrafricana, con la scusa si combattere i guerriglieri ugandesi del Lord Resistence Army, che avevano creato basi militari in Centrafrica. Nel 2014, l’Uganda decise di sostenere l’ex Presidente Salva Kiir, entrando in pieno nella guerra civile del Sud Sudan. Le truppe ugandesi si ritirarono nel 2015. Ogni guerra imperiale condotta dall’Uganda è legata alla rapina delle risorse naturali. In Congo: oro e coltan. In Sud Sudan: petrolio. In Centrafrica: diamanti.

Oltre ai profughi sud sudanesi, in Uganda trovano rifugio 180.000 profughi fuggiti dalla drammatica crisi sociale e politica in Burundi e quasi 800.000 profughi provenienti da Congo, Eritrea, Etiopia e Somalia. Oltre ai profughi, l’Uganda ospita quasi 3 milioni di immigrati economici, 230.000 studenti stranieri, e uno spaventoso numero di clandestini che potrebbe arrivare ai 1,5 milioni di persone che temporaneamente soggiornano nel Paese, tra loro anche almeno 2.000 europei o occidentali.

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