mercoledì, Luglio 28

Uganda, nasce la prima casa automobilistica del Continente field_506ffb1d3dbe2

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Kiira EV Uganda

Kampala – Il processo di industrializzazione dei Paesi africani, tappa obbligatoria per uscire dallo sottosviluppo determinato dal modello di economia coloniale tutt’ora imposto dalle potenze occidentali, in Uganda si sta concretizzando attraverso il settore automobilistico. L’Università della Makerere e il governo hanno annunciato la nascita di una industria automobilistica entro il 2018. Il progetto non rientra nella delocalizzazione di impianti produttivi di industrie automobilistiche internazionali intente a risparmiare sui costi di produzione e mano d’opera. Si tratta di una vera e propria casa automobilistica nazionale, la prima nella regione di Grandi Laghi e in Africa. La casa automobilistica ugandese si specializzerà nel settore “green” costruendo auto ibride che utilizzeranno il carburante tradizionale e l’energia elettrica. Il primo veicolo che sarà prodotto è l’auto ibrida Kiira EV. Il primo prototipo è stato realizzato presso la Facoltà di Ingegneria e Tecnologia dell’Università Statale di Makerere, il 1 novembre 2011.

Trattasi di una iniziativa dell’agosto 2009 di studenti universitari ugandesi sotto la guida del professore Sandy Stevens Tickodri-Togboa  ora nominato responsabile del Kiira EV Project. L’obiettivo era quello di contribuire alla lotta contro l’inquinamento urbano e all’emissione di gas effetto serra. Il prototipo del 2011 era una auto a due posti con un sistema di propulsione ibrido: carburante tradizionale ed alimentazione elettrica garantita da una carica di batterie al lithium che consentono una velocità massima di 200 km orari e un’autonomia di ricarica di 80 km. Il progetto sembrava una vera e propria stravaganza ma attirò l’attenzione del Presidente Yoweri Museveni che intravvide nell’idea una grande possibilità per il paese di lanciare una propria casa automobilistica. Nel dicembre 2011 il governo stanziò 25 miliardi di scellini ugandesi (quasi 10 milioni di euro) per sostenere le ricerche.

Soldi evidentemente spesi bene. «Il 15 maggio 2014 abbiamo ricevuto dal governo un terreno di 100 acri nella zona industriale di Jinjia, dove sorgerà la fabbrica del Kiira EV Project. La prima industria automobilistica del continente che costruirà auto Made in Uganda. Pardon, auto Made in Africa, in quanto questo successo non riguarda solo il nostro paese ma l’intero continente africano. Inizieremo la produzione di 300 esemplari mensili nel 2018», spiega entusiasta il professore Tickodri-Togboa ai media nazionali. Il responsabile tecnico del progetto, il professore Paul Isaac Musasizi ha attentamente valutato i fondi necessari per creare una industria automobilistica competitiva a livello regionale: 350 milioni di dollari. Fondi che il governo stanzierà dirottando fondi destinati ad altre rubriche del budget nazionale 2014/2015 assicurando che non verranno toccati i settori: difesa, educazione, lavori pubblici e sanità. Parte dell’investimento arriverà da una joint venture con una casa automobilistica internazionale di cui il Governo non ha ancora rivelato l’identità. Secondo indiscrezioni non confermate potrebbe trattarsi della Toyota o della Nissan. Nel 2011 entrambi i colossi automobilistici asiatici avevano espresso la loro disponibilità a partecipare all’avventura di Kiira EV. Il governo avrebbe inoltre contattato la Total per la creazione della necessaria rete di stazioni di ricarica presso le principali città del paese. Anche la Total nel 2011 aveva espresso la sua disponibilità al progetto. “La costruzione dei capannoni industriali e linea di montaggio, inizierà a breve. In questi due anni che precedono la costruzione su vasta scala, realizzeremo 19 modelli di veicoli per perfezionare la Kiira EV, con particolare attenzione agli standard internazionali in quanto la nostra idea è quella di non limitarci al mercato nazionali ma di imporci sul mercato internazionale come paese costruttore di auto ecologiche”, spiega il professore Musasizi.  

Il Ministro del commercio ed industria, Amelia Kyambadde conferma le notizie date dalla Makerere ai media nazionali specificando che la futura casa automobilistica ugandese rientra nei piani strategici di sviluppo della nazione tesi a far entrare l’Uganda nel club dei paesi industrializzati entro il 2040. Una possibilità che potrebbe verificarsi molto prima. Secondo le proiezioni della Banca Mondiale, Uganda e Rwanda dovrebbero essere cancellati dai Paesi sottosviluppati ed inseriti in quelli industrializzati entro il 2025. Il Kiira EV Project ha grandi ambizioni. Contemporaneamente all’autovettura ibrida si intende realizzare i primi autobus ecologici africani. L’obiettivo principale è diminuire drasticamente l’inquinamento urbano e i gas serra originati da un parco veicoli tra i piú vecchi nel Continente. Causa un palese vuoto legislativo in Uganda circolano veicoli di 15 e 20 anni fa, altamente inquinanti. Circolano anche veicoli radioattivi provenienti da stabilimenti giapponesi vicino al disastro nucleare di Fukushima.

La Kiira EV avrà due prezzi: uno (popolare) per il mercato interno e uno per i mercati internazionali. Il Governo, pur non promettendo nulla, notifica che sono allo studio delle facilitazioni economiche e di credito bancario per promuovere l’acquisto di auto ecologiche nel paese.  La prima fabbrica automobilistica completamente autoctona in Africa sottolinea la possibilità e la convenienza per gli imprenditori africani di aggregarsi alla imminente rivoluzione industriale, sempre negata dai partner occidentali ma dal 2010 incoraggiata dai partner del BRICS, in prima linea la Cina e dalla Russia. Una scelta economica strategica delle potenze mondiali emergenti destinata a spostare il baricentro del mondo togliendo il monopolio politico, militare ed economico ad Europa e Stati Uniti. Un progetto che trova una forte opposizione da parte dell’Occidente e costellato da rischi ed incognite.

Secondo informazioni ricevute dai servizi segreti cinesi gli Stati Uniti avrebbero iniziato una strategia di tensione e destabilizzazione in vari paesi africani tra i quali: Kenya, Nigeria e Uganda utilizzando i vari gruppi terroristici islamici tra i quali Al-Sabaab (Somalia) e Boko Haram (Nigeria). La Francia starebbe accelerando i suoi progetti di destabilizzazione ed interventi diretti nel continente. Progetti che, se realizzati, creerebbero nuovi conflitti e guerre civili. Interpellato al proposito il governo ugandese smentisce di aver ricevuto simili informazioni dalla Intelligence cinese, anche se è già evidente che Pechino e Mosca contrappongono a queste distruttive e arcaiche tattiche geo strategiche, la tattica vincente che sta permettendo di imporsi sulla scena internazionale: il commercio senza barriere ideologiche e pregiudizi.

Il settore automobilistico è una scelta strategica per il governo ugandese in quanto sarà affiancata alla produzione in loco di carburante e derivati, sfruttando le risorse petrolifere del paese di cui solo il 40% sarà destinato all’esportazione in Paesi extra continentali. Pur essendo state escluse le multinazionali automobilistiche occidentali, l’auto ecologica ugandese offre enormi potenzialità di joint venture nella sua commercializzazione nei mercati occidentali. Il governo è disponibile a valutare proposte e concedere rappresentanze di vendita. Una opportunità che certamente sarà già soggetta ad una attenta valutazione dalla Camera di Commercio Italiana a Kampala creata dalla nostra Ambasciata con il compito di favorire gli scambi commerciali tra i due paesi e l’istallazione di attività produttive italiane in Uganda.

«Faremo di Jinjia la Detroid Ugandese», afferma tutto entusiasta il ultra settantenne presidente ugandese, durante un riposo presso la sua fattoria dove personalmente custodisce e alleva le adorate mucche di razza burundese che ancora rappresentano il simbolo di ricchezza e successo sociale delle culture tutsi e bantu della regione. Durante la storia del lungo mandato presidenziale si è potuto constatare che ogni promessa (sia positiva che negativa) fatta da Museveni è stata puntualmente mantenuta. Ora viene la fase piú difficile e delicata. Ottima gestione delle risorse petrolifere, avvio rivoluzioni industriale ed agricola, contribuzione alla sicurezza e stabilità regionale, revisione dell’attuale aggressiva politica estera sopratutto ai danni della Repubblica Democratica del Congo e rafforzamento della Comunità Economica dell’Africa Orientale (East African Community). Una fase che Museveni potrà interagire solo indicando indirizzi politici e strategie economiche causa la sua età. Il compito di consolidare il progetto spetterà al futuro presidente dell’Uganda nel 2020 di cui molti osservatori politici sono propensi ad individuare in suo figlio, il Generale Kainerugaba Muhoozi.  

 

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