martedì, 31 Gennaio
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Uganda: Museveni perdona i giornalisti di ‘Red Pepper’

In Uganda qualcosa si muove in riferimento allo scenario congolese e ruandese. La Redazione del quotidiano ‘Red Pepper‘ ha ricevuto la grazia dal Presidente Yoweri Museveni.

Il 21 novembre la sede del quotidiano era stata assaltata dai reparti speciali, il materiale editoriale confiscato, posto i sigilli allo stabile e arrestato l’intero gruppo di giornalisti. Il Tribunale aveva aperto un processo per direttissima per alto tradimento.
Le disgrazie di ‘Red Pepperiniziano con la pubblicazione di una complessa indagine giornalistica sui piani segreti di Museveni per destabilizzare il Rwanda e attuare un cambiamento di regime contro il Presidente Paul Kagame. Il piano eversivo ruotava attorno a dei ‘litigi’ sulla divisione dei minerali preziosi dell’Est della Repubblica Democratica del Congo -il business della famiglia Kabila. Le possibilità di un processo equo per la Redazione del quotidiano sembravano ridottissime,  il Tribunale era determinato a infliggere una punizione esemplare per attentato alla sicurezza nazionale e diffamazione del generale Salim Saleh (fratello del Presidente) e del Ministro della Sicurezza, il generale Henry Tumukunde.

Con una classica manovra a sorpresa, martedì 23 gennaio il Presidente Museveni ha perdonato tutti i giornalisti, autorizzando la riapertura del quotidiano. «Dopo un incontro con il Presidente Museveni avvenuto alla State House ad Entebbe martedì sera 23 gennaio 2018, il Presidente ha perdonato i direttori e gli editori  promettendo di ordinare immediatamente alla Polizia la riapertura della sede di ‘Red Pepper’ a Namanve, Kampala», recita un comunicato stampo del quotidiano incriminato.

Il Presidente Museveni ha ammonito la Redazione perchè in futuro proponga informazione veritiera e professionale, abbandonando il sensazionalismo per vendere più copie. Ha chiesto inoltre di uniformarsi ai principi morali dettati nella sua autobiografia, ‘Sowing the Mustard Seed‘ (Semina il seme di senape), scritta nel 1997, dieci anni dopo la presa del potere, dove si spiegano gli ideali rivoluzionari che ispirarono la guerriglia contro il dittatore Milton Obote. Il perdono presidenziale cancella ogni capo d’accusa.
La Redazione ha ottenuto il rilascio su cauzione versando 20 milioni di scellini ugandesi, circa 5.600 dollari.

Un fatto questo che potrebbe voler dire che Museveni  (oltre a voler smentire intenzioni di destabilizzazione del Rwanda) sta cercando di mettere la sordina a quanto sta accadendo nell’Est del Congo, ma anche che considera imminente la fine delle operazioni militari per far fuori le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR)  –campagna che si è rivelata molto più complessa del previsto-, e che l’accordo Congo- Uganda- Rwanda per la spartizione dei minerali  è da considerare accettato da tutte le parti in gioco, e per fare ‘affari’ (illegali) serenamente è importante che non si attiri l’attenzione, i fari sull’Uganda rischiavano di restare accesi con una Redazione dietro le sbarre.

 

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