giovedì, Settembre 16

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Museveni Uganda

Kigali – Il meeting del partito National Revolutionary Movement (NRM) svoltosi la seconda settimana del febbraio 2014 a Kyankwazi segna una svolta storica sui 27 anni di potere del Presidente Yoweri Museveni, per la prima volta costretto a non mantenere due promesse formulate: il discreto abbandono della Presidenza e il rifiuto totale della legge anti-gay non apponendo la sua firma, indispensabile per farla entrare in vigore. Il Presidente Museveni è stato nominato candidato del NRM per le presidenziali del 2016. Per ottenere la nomina ha accettato le pressioni della lobby anti-gay all’interno del suo partito, firmando la legge omofobica nota con il nome di Kill The Gay Bill. Tragicamente la legge anti gay è entrata in vigore a causa di un baratto politico: Petrolio, Presidenza, Omosessualità.

Museveni è rinomato per essere un astuto uomo politico non incline a politiche contraddittorie e con un preciso piano a lungo termine per raggiungere i suoi due principali obiettivi: trasformare l’Uganda in una superpotenza regionale con un medio alto tenore della vita per la popolazione al fine di continuare a garantire alla sua famiglia il potere. L’inaspettata svolta di Kyankwazi, dove tutto è stato contrario alle precedenti aspettative e dichiarazioni, trova la sua spiegazione in due problematiche fondamentali per la sopravvivenza del Paese: la gestione dei giacimenti petroliferi e la successione alla Presidenza all’interno della Famiglia Museveni.

Nel 2004 sono stati scoperti importanti giacimenti petroliferi nel nord del Paese capaci di trasformare l’Uganda in una Nazione ad economia di petrodollari, se i profitti petroliferi verranno gestiti in modo oculato. Le attività estrattive sono state affidate a tre multinazionali, Tullow (Gran Bretagna), Total (Francia)e CNOOC (Cina). Nel progetto economico del Presidente Museveni i giacimenti di petrolio devono servire per rendere l’Uganda un paese industrializzato. Per raggiungere questo obiettivo la maggioranza del greggio estratto verrà raffinato in Uganda e venduto sul mercato locale e regionale. Una esigua percentuale sarà venduta all’Europa e alla Cina. Una mega raffineria ad Hoima entrerà in funzione nel 2017 con una capacità iniziale di 20.000 barili giornalieri, destinata a raggiungere i 120.000 barili entro il 2020. Per rafforzare l’impatto finanziario del petrolio sull’economia ugandese, il Presidente Museveni si è assicurato il diritto di raffinare e vendere anche i giacimenti petroliferi congolesi del Lago Alberto e i giacimenti del Sud Sudan.

Consci dell’immaturità della classe politica ugandese, incline alla corruzione e alle mire mai assopite delle multinazionali di invertire i piani di produzione per esportare la totalità del greggio ugandese in Europa e Asia, la scelta del Presidente di ricandidarsi è divenuta obbligatoria in quanto il suo delfino non era ancora pronto a sostituirlo. L’obiettivo è di assicurare una corretta gestione delle risorse petrolifere che, senza un altro mandato di Museveni, verrebbero svendute dalla classe politica ipercorrotta alle multinazionali senza alcun profitto per la popolazione ugandese.

Quando nel 2012 Museveni per la prima volta fece intendere di maturare l’idea di ritirarsi dalla Presidenza, l’affermazione si basava su genuine intenzioni. All’epoca il processo della successione familiare sembrava concluso con l’individuazione del figlio il Brigadiere Generale Muhoozi Kainerugaba. Le dichiarazioni fatte nel ottobre 2013 dal Generale Muhoozi di non essere assolutamente interessato alla vita politica del Paese, hanno scatenato un terremoto politico in Uganda, incoraggiando gli avversari alla Presidenza interni al NRM, il Primo Ministro Amama Mbabazi e la Presidente del Parlamento, Rebecca Kadaga.

Il rifiuto del Generale Muhoozi non è da interpretare come un genuino disinteresse alla politica e ai suoi intrighi. Semplicemente Muhoozi, famoso per essere un pensatore astuto e molto più discreto ed introverso del padre, ha confidato alla famiglia di ritenersi pronto alla Presidenza solo nelle elezioni del 2020. Nel frattempo Muhoozi completerà la seconda fase quella di trasformarsi in un uomo politico dopo aver rafforzato il formidabile network di sicurezza alla Famiglia Presidenziale da lui creato. Il Generale Muhoozi è al comando delle Special Forces, un esercito nell’esercito che raggruppa artiglieria divisioni motorizzate, fanteria, commandos e unità speciali anti terrorismo. Questo esercito composto da circa 14.000 uomini riceve il miglior addestramento militare da consiglieri americani e israeliani e le miglior armi ad alto contenuto tecnologico disponibili sul mercato internazionale.

Le Special Forces, la cui manifestazione pubblica è stata circoscritta solo ai temibili Black Mamba, il reparto antiterrorismo e antisommossa tenendo nell’ombra le altre unità, controllano tutti i giacimenti petroliferi del paese, assicurano la sicurezza del Presidente e sono la punta di diamante dell’invasione ugandese in Sud Sudan. Il Generale Muhoozi è attualmente in carico delle operazioni militari del UPDF in Sud Sudan al fianco del Presidente Salva Kiir. Il Padre-Presidente, preso atto delle argomentazioni del Figlio-Generale, ha automaticamente deciso di ricandidarsi per impedire ad altre figure importanti all’interno di NRM di non assecondare i piani della Famiglia Museveni una volta giunti alla Presidenza.

Paradossalmente le irregolarità anticostituzionali attuate da Rebecca Kadaga per far approvare la legge anti-gay in 20 dicembre 2013 senza essere stata posta all’ordine del giorno, senza discussione parlamentare e senza aver raggiunto il quorum necessario (51%), hanno spinto il NRM a non considerare la sua candidatura alla Presidenza in quanto Kadaga averebbe dimostrato di essere un figura politica inaffidabile e pronta a tutto per raggiungere i suoi obiettivi.

Il vero pericolo proviene dal Primo Ministro Amama Mbabazi, che gode dell’appoggio di molti importanti quadri all’interno del partito. Mbabazi iniziò la sua carriera nel 2000 come Direttore Generale della Sicurezza Esterna. Ha ricoperto ruoli di Ministro della Difesa, Ministro della Sicurezza, Ministro degli Affari Esteri prima dell’attuale carica. Mbabazi è estremamente influente e apprezzato all’interno del NRM. La sua disciplina personale (non fuma, non beve e non ha amanti) abbinata alla sua tenacia e dedizione al lavoro hanno contribuito ad aumentare la sua fama. L’unico lato negativo è la sua smisurata sete di denaro che lo ha posto al centro dell’attenzione dei principali scandali del Paese dell’ultimo decennio. Un alleato ideale per le multinazionali petrolifere che mirano ad ottenere l’esportazione di tutto il greggio per favorire le economie dei loro paesi a detrimento di quella ugandese.

Durante il meeting di Kyankwazi, Amama Mbabazi è stato costretto a firmare il documento di supporto alla candidatura di Museveni dalla condizione oggettiva dettata dall’impossibilità economica di finanziare la lobby interna al partito e la campagna presidenziale. Quando il Presidente Museveni ha ordinato la chiusura per fallimento della National Bank of Commerce, di proprietà di Mbabazi, ha compromesso la possibilità del suo avversario di finanziare la sua candidatura alla Presidenza.

Le elezioni del 2016 saranno vinte dal Presidente Museveni, tenendo in considerazione che il principale partito di opposizione Forum for Democratic Change si sta disintegrando a causa di una feroce lotta politica interna per il potere. Il suo rivale storico e fondatore di FDC, Kizza Besigye, è considerato una figura politica finita che si dedica ad un sterile attivismo sposando le cause più disperate e provocando inutilmente gli apparati di sicurezza.

La volontà del  Maggiore Benon Biraaroo di sfidare Museveni nelle elezioni del 2016 non è considerata una seria minaccia. Nonostante che sia stato un importante quadro del NRM e dell’esercito, Biraaroo non possiede la statura necessaria e il supporto popolare per presentarsi come candidato credibile alla Presidenza. L’unico rischio potrebbe provenire da un colpo di Stato per terminare il potere di Museveni e mettere le mani sul petrolio. Nonostante le varie minacce di creare un movimento guerrigliero per abbattere il regime di Museveni, gli oppositori storici (tutti provenienti dal NRM), non hanno alcuna intenzione di imbarcarsi in questa avventura militare poiché godono direttamente dei frutti dell’attuale Governo ricevuti grazie al loro ruolo di eterni oppositori, Kizza Besigye compreso.

Anche la minaccia rivolta dal ex Capo dei Servizi Segreti il Generale David Ssejusa, sembra priva di consistenza. Ssejusa rifugiatosi in Gran Bretagna nel marzo 2013 a causa di accuse di altro tradimento, non ha la minima possibilità di organizzare un serio movimento guerrigliero contro Museveni. Creando le Forze Speciali e la frammentazione dei servizi segreti in 20 agenzie diverse, il Presidente Museveni si è assicurato il controllo dell’esercito. L’ultima fase è stata quella di promuovere giovani ufficiali sostituendo la vecchia classe di combattenti della lotta di liberazione sulla base del loro lealtà al figlio Muhoozi. L’unico svantaggio é il costo di queste strutture parallele e promozioni che costringe il Governo ad allocare sempre più fondi alla Difesa a scapito di Sanità ed Educazione.

L’unico pericolo rimane il Primo Ministro Mbabazi. Anche se non appartiene alla élite militare, Mbabazi ha usato la sua posizione per creare un network di amicizie nell’esercito, servizi segreti e polizia. Gli esperti di politica internazionale, i Professori: Paul Collier e Anke Hoeffler affermano che  Mbabazi può contribuire all’avvento di un colpo di Stato.

Di diversa opinione è il giornalista e Direttore del ‘The Independent’, Andrew M. Mwenda. “E’ estremamente difficile fermare il processo di successione familiare avviato a causa dell’attuale situazione all’interno del NRM. Solo Museveni sembra in grado di gestire lo storico partito. Il NRM è il primo attore teso a lavorare per la successione familiare alla Presidenza. É nell’interesse di molti funzionari del NRM, Mbabazi compreso, a mantenere Museveni al potere fin quando lo desidera e a sostenere la secessione di un membro della sua famiglia che permetta di mantenere in vita il partito diventato una grande opportunità di potere e fortune personali”. Mwenda, noto oppositore dell’attuale governo così come per essere un maturo e lungimirante giornalista spiega chiaramente la scelta obbligata di Museveni a gestire il suo quarto mandato.

E’ stato impossibile per Museveni passare il testimone anche se lo desiderava. Il NRM è così sconvolto da gelosie, intrighi, lotte interne per cause regionali o etniche che l’unica alternativa al caos Yoweri Museveni. L’attuale ruolo di Museveni é quello di mediatore tra le varie fazioni che competono per il potere assoluto. La sua abilità risiede nella capacità di gestire questa situazione difficile bilanciando le forze centrifughe all’interno per impedirle di distruggere il NRM”.

Vari osservatori politici regionali e qualche fuga interna al NRM rivelano un piano ben preciso riguardo la successione familiare alla Presidenza. Dinnanzi alla necessità di assumere un quarto mandato ad età avanzata, Museveni, pur godendo di ottima salute, ha posto le basi per una sostituzione temporanea di sua moglie Jannet Museveni in caso di morte prematura prima che suo figlio Muhoozi sia pronto ad assumere il potere nel 2020. La decisione di Museveni potrebbe spingere a sua volta il Presidente ruandese Paul Kagame a candidarsi  per la terza volta nonostante le promesse di rispettare i due mandati presidenziali previsti dalla Costituzione. Eventualità che é difficile da analizzare in questo momento essendo la situazione politica del Rwanda estremamente più complessa rispetto a quella ugandese.

Attualmente Governo ed esercito ruandesi sono impegnati a sventare un’invasione del gruppo terroristico genocidario FDLR dal Congo e la Tanzania. Rischio divenuto più serio dopo la misteriosa riunione dei partiti Hutu Power in esilio avvenuta il 01 e il 02 febbraio scorsi a Bruxelles supportata dalla Francia e dal Belgio. 

 

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