sabato, Novembre 27

Uganda, l’opposizione perde credibilità Invocato il rischio della guerra civile. E da questa gaffe Museveni ne esce rafforzato

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Museveni Uganda

Goma – Dopo l’uscita di scena del leader storico, il Generale Kizza Besigye, l’opposizione in Uganda si trova a fronteggiare una aggressiva campagna elettorale iniziata dal presidente Yoweri Kaguta Museveni, due anni prima delle elezioni, previste nel 2016, senza un leader leader unico e carismatico che possa riempire il vuoto creato dalla totale assenza di un programma politico credibile. Per il momento l’unico atto concreto dell’opposizione è stata la creazione della piattaforma Free and Fair Election Campaign (Campagna per le elezioni libere e trasparenti) a cui ha aderito anche la società civile. La piattaforma esige una radicale riforma del sistema elettorale che dovrebbe includere la creazione di una commissione elettorale indipendente e il divieto all’esercito di monitorare le elezioni. Dinnanzi alla resistenza del partito al potere, il National Revolutionary Movement (NRM), l’opposizione potrebbe optare per la via referendaria come ultima possibilità.

Un primo successo elettorale è stato registrato nel distretto di Luweero, storico baluardo del NRM dove iniziò la guerra di liberazione del paese negli anni Ottanta. La cooperazione tra i vari partiti di opposizione ha permesso al candidato al parlamento del Democratic Party di ottenere la vittoria distanziando quello del NRM di quasi 10.000 voti. L’importanza di questa vittoria non risiede nella conquista di un seggio parlamentare in piú ma è strettamente simbolica. La vittoria registrata evidenzia il profondo senso di frustrazione e malcontento di una considerevole parte degli ugandesi verso il potere e un indirizzo verso soluzioni alternative aumentando il supporto all’opposizione. Purtroppo questo vantaggio è stato vanificato il 16 giugno scorso da Olara Otunni, presidente del Uganda Peoples Congress (UPC). In una conferenza stampa congiunta con gli altri partiti di opposizione (compreso il piú importante: Forum per il Cambiamento Democratico – FDC), svoltasi a Najjanakumbi, Kampala, Otunni ha annunciato che la base elettorale e i militanti, sopratutto giovani, stanno chiedendo ai partiti di rimuovere Museveni con l’uso della forza.

«Durante le nostre campagne elettorali la gente ci chiede di armarle ed organizzarle per una seconda liberazione del paese in quanto i mezzi democratici a disposizione non permetteranno mai un cambiamento di regime. È l’uso della forza l’unico argomento che Museveni può comprendere». L’affermazione è risultata un boomerang per l’opposizione già sottoposta al titanico sforzo di riconquistare prestigio e credibilità perdute dopo la contestazione dei risultati elettorali del 2011 che portarono a quattro mesi di tensioni e violenze sociali. La maggioranza dell’elettorato ha considerato l’affermazione una ulteriore prova dell’immaturità politica dell’opposizione. L’Uganda ha conquistato la stabilità politica che ha permesso di avviare il boom economico dettato dalla rapina delle risorse naturali nel vicino Congo, solo recentemente: nel 2004, anno in cui l’esercito ugandese (UPDF) riuscì a debellare il movimento guerrigliero Lord Resistence Army guidato da Joseph Kony. La vittoria sulla guerriglia al nord segnò la fine del turbolento periodo post indipendenza durato 43 anni.

Periodo caratterizzato da colpi di stato, dittature, instabilità politica, corruzione e gravi violazioni dei diritti umani. Due i meriti universalmente riconosciuti al NRM: aver portato la pace e lo sviluppo economico anche se inseriti in un contesto di “democrazia controllata” e di forti diseguaglianze sociali. Ventilare lo spettro di una ribellione e conseguente guerra civile ha fatto scattare un immediato rigetto da parte della maggioranza della popolazione, dimostrando di non riuscire a comprendere quali siano le reali aspirazioni dell’elettorato ugandese composto per il 72% da giovani dai 18 ai 32 anni. Le nuove generazioni, non avendo vissuto direttamente gli anni della guerriglia di Museveni (1981 – 1987) e il primo turbolento decennio di consolidamento del potere, è immune dalla retorica rivoluzionaria del NRM e considera pace e stabilità non come conquiste ottenute ma come un normale dato di fatto a cui non si può rinunciare. La loro opposizione è concentrata sul “Vecchio con il cappello”, Museveni, considerato padre della nazione ma attuale figura obsoleta e anacronistica, rivendicando un cambiamento generazionale.

Le reazioni negative dell’elettorato hanno costretto l’opposizione a modificare il loro messaggio, assicurando la nazione che le domande ricevute di optare per la soluzione militare sono state rigettate. «Comprendiamo la frustrazione della popolazione e le loro richieste piú estreme ma siamo arrivati alla conclusione che il necessario cambiamento di regime deve essere attuato solo tramite mezzi pacifici ed elettorali, non con le armi», dichiara Otunni, parlando a nome dell’opposizione dopo una riunione di due giorni avvenuta presso Mukono lo scorso fine settimana. L’ex leader del FDC Kizza Besigye è direttamente intervenuto avvertendo che l’idea di rimuovere dal potere Museveni con le armi avrebbe come risultato quello di offrire la possibilità all’esercito di instaurare una dittatura militare, annullando le conquiste democratiche fino ad ora ottenute. Un intervento significativo, in quanto lo stesso Besigye aveva piú volte minacciato la creazione di una guerriglia durante i disordini post elettorali del 2011.

L’autogol politico attuato dall’opposizione è stato così evidente che il NRM e il presidente non hanno avuto la necessità di reagire duramente al comunicato stampa originario di chiara matrice eversiva. Museveni si è limitato sabato scorso ad osservare presso l’emittente radiofonica Jinjia Radio che l’opposizione versa in un profonda situazione di incompetenza e immaturità nel avanzare proposte di sviluppo sui maggior temi nazionali. Vari esperti ugandesi dubitano anche della veridicità di quanto asserito da Otunni, ponendo seri dubbi sull’esistenza di masse giovanile pronte per ritornare nella foresta per combattere il regime. “Le nuove generazioni non sono certo disposte ad un tale sacrificio in quanto, ai loro occhi, l’attuale regime risulta obsoleto e un freno per lo sviluppo del paese ma non una marcata dittatura. Gli spazi democratici e le possibilità economiche saggiamente dosate e concesse da Museveni in questi ultimi 15 anni hanno trasformato la decisione del NRM di rimanere al potere da una minaccia ad una garanzia. Lo scontro politico attualmente non si concentra sull’obiettivo di sconfiggere il NRM ma di terminare il capitolo storico di Yoweri Museveni a cui si imputa l’errore di ripresentarsi nuovamente per le elezioni presidenziali del 2016. Dichiarazioni simili da parte dell’opposizione allontanano e non avvicinano i giovani che, pur essendo disoccupati o sotto occupati, non hanno raggiunto il grado disperazione idoneo per optare ad una rivoluzione. Questo è stato dimostrato dal fallito tentativo del Forum per il Cambiamento Democratico di avviare una “Primavera Araba” in versione ugandese nel 2011. Il supporto delle masse giovanili a Besigye è venuto a meno col sorgere di una politica radicale tesa allo scontro frontale che spinse Museveni a prendere serie contromisure di sicurezza aumentando il già onnipresente ruolo del UPDF, l’unico reale detentore del potere nel paese“, spiega il professore di scienze politiche Gilbert Khadiagala della Università di Makerere.

L’autogol commesso dall’opposizione ha rafforzato e non indebolito la posizione di Museveni che, grazie alla immaturità politica dimostrata ventilando minacce di guerra civile, ha amplificato l’immagine di stabilità e visione politica a lungo termine del National Revolutionary Movement. Che l’attuale potere rappresenti una stabilità per il paese sembra un dato di fatto. Su una coerente visione politica a lungo termine sorgono dubbi innescati dalle pesanti e strutturali divisioni all’interno del partito al potere. La vita politica dell’Uganda a distanza di meno di due anni dalle elezioni sembra concentrarsi unicamente nella lotta delle varie fazioni interne al NRM tra cui le principali quelle di Museveni, del Primo Ministro Amama Mbabazi e del Presidente del Parlamento Rebecca Kadaga. Una lotta condotta non attraverso minacce eversive ma a colpi di alleanze e strategie sotterranee l’ultima delle quali vede l’inaspettata alleanza politica tra Museveni e Kagada ai danni del Primo Ministro.

In questo contesto e con dichiarazioni che fanno risorgere lo spettro del periodo di violenza cieca creata da Obote e Idi Amin, l’opposizione rischia di essere relegata ad un ruolo marginale, quasi folcloristico. Oltre a questo boomerang l’opposizione sta concentrando le sue energie su una battaglia persa in partenza: la riforma elettorale, sprecando preziose energie che sarebbero meglio incanalate negli sforzi di scegliere un candidato unico per il 2016 avente i necessari carisma, autorità e chiaro programma politico per contrastare Museveni. La vittoria nel distretto di Luwero, ottenuta con l’attuale legge elettorale, dimostra che non sono i meccanismi di voto a favorire la vittoria del NRM ma la mancanza di un programma politico dell’opposizione che continuamente domanda all’elettorato un assegno in bianco basato sulla sola promessa di sconfiggere Museveni. A Luwero l’opposizione è stata in grado, per la prima volta, di offrire chiare indicazioni programmatiche per lo sviluppo socio economico del distretto che hanno trovato l’entusiasta supporto dell’elettorato normalmente legato al NRM per ragioni ideologiche e storiche.

Mentre l’opposizione sembra addentrarsi in un pericoloso e autodistruttivo meccanismo di masochismo politico, Museveni, oltre ai sacchi di soldi che allegramente distribuisce tra la popolazione con l’immancabile sorriso gioioso sotto il cappello da vaccaro rigorosamente di color bianco, dal 2010 ha adottato una strategia di comunicazione innovativa, efficace e vincente che tende a raffigurarlo non come un vecchio nostalgico rivoluzionario ma come un abile leader capace di accettare cambiamenti e in grado di star al passo con la modernità e le nuove esigenze della popolazione. Da abile e attento appassionato del misterioso mondo della comunicazione di massa, Museveni applica ogni metodo sia arcaico che futuristico al fine di mantenere vivo il mito del Padre della Nazione e il culto della personalità che, al mondo, trova eguale paragone solo nel culto della personalità della dinastia Kim Il Sung nella Repubblica Democratica Polare della Corea (DPRK), in versione  ovviamente africana, quindi originale e con vari elementi umoristici.

L’esperienza dei media e tecniche di comunicazione attuate nel 2010 portarono il presidente Museveni a trasformarsi in un cartone animato coreografico della  famosa canzone: “Do you want another Rap?” (Volente un altro turno?). Il cartone animato raffigurava un Museveni che si spogliava della divisa militare per indossare abiti da giovane rapper per cantare la canzone divenuta immediatamente un successo da hit parade. Questo per simboleggiare la capacità di innovamento del presidente. La campagna Do you want another Rap, assicurò il 46% dei voti giovanili, percentuale determinante per la vittoria. Battendo in anticipo l’opposizione Museveni ha già iniziato la campagna elettorale con due anni di anticipo, sfruttando ogni occasione, compreso il campionato mondiale di calcio Brasile 2014, atteso con ansia dagli ugandesi, famosi ed irriducibili fanatici cronici del calcio. L’evento mondiale è stato abilmente trasformato da Museveni in una propaganda elettorale di successo. Vietando le dirette delle partite a tutte le emittenti televisive, escluso quella di stato, Uganda Broadcasting Corporation (UBC), gli ugandesi possono seguire le partite solo grazie alla generosità di Museveni. Questo nella cultura nazionale significa essersi assicurato un terzo dei voti necessari per vincere le elezioni presidenziali. 

 

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