mercoledì, Dicembre 1

Uganda, le verità dietro la visita di Papa Francesco field_506ffbaa4a8d4

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La visita di Papa Francesco in Uganda è un dossier che il Presidente Museveni stava curando dal 2012. Una prima data era stata fissata nel 2013 ma fu cancellata causa la legge approvata contro l’omosessualità che scandalizzò il mondo intero. A legge abrogata (dalla Corte Costituzionale), Museveni riprese le trattative per la visita papale ottenendola finalmente e nel momento politico più propizio a soli due mesi dalle elezioni presidenziali, dove il presidente ugandese spera di ottenere il quinto mandato. Se la vittoria elettorale sembra già garantita, la visita di Papa Francesco sarà strumentalizzata dal regime per aumentare i voti dei cattolici ugandesi. Una strategia ovvia visto l’astuzia di Museveni che non è nemmeno di fede cattolica, ma protestante.

I portavoce del Vaticano hanno chiarito ai media ugandesi in varie occasioni che la visita del Papa non è a carattere politico e hanno pregato di astenersi da qualunque strumentalizzazione elettorale. Una posizione giusta e condivisibile ma che nasconde un sospetto mutamento dei rapporti tra Stato e Chiesa che sta avvenendo in Uganda. Agli inizi del 2014 i vescovi cattolici ugandesi si sono apertamente schierati contro la volontà del Presidente Museveni di presentarsi nuovamente alle elezioni e le loro simpatie verso l’opposizione erano manifeste. I vescovi ugandesi consideravano l’ennesima candidatura di Museveni come la morte della democrazia e il trionfo del nepotismo assoluto. Il 19 febbraio 2015 il Consiglio Interreligioso dell’Uganda, rappresentato dai leader della Chiesa Ortodossa, Protestante, Cattolica, Musulmani e dalla setta Born Again, aveva pubblicato una dura condanna contro Museveni e il suo partito al governo sospettati di voler manipolare le elezioni. I leader religiosi adottarono una carta di princìpi per garantire libere e trasparenti elezioni a favore della democrazia. Posizione ribadita nel giugno 2015. Queste posizioni pubbliche ora si sono attenuate. L’ultimo tentativo contro la macchina di potere del National Revolutionary Mouvement (NRM), il partito di Museveni, tentato dalla clero cattolico ugandese, fu la promozione politica dell’ex vicepresidente Gilbert Bukenya, considerato l’uomo di fiducia della Chiesa Cattolica. Una promozione in alternativa a Museveni ora abbandonata. Negli ultimi otto mesi la Chiesa Cattolica ha ricevuto una serie di importanti e consistenti donazioni da parte del governo ugandese, tutte rigorosamente pubblicizzate dai media, spesso con la presenza del presidente stesso in grandiosi e mediatiche cerimonie. Queste donazioni sembrano aver provocato l’effetto desiderato. Lo scorso settembre Monsignor Expedito Magembe ringraziò Dio per aver concesso a Museveni di guidare l’Uganda per il bene e la pace del Paese. Organizzò anche delle preghiere collettive a favore di Museveni presso il centro di Preghiera del Monte Zion, in concomitanza con il 71esimo anniversario del presidente. Lo scorso agosto il Vescovo Yona Mwesigwa Katoneene della diocesi del West Ankole, indisse una messa speciale in supporto alla vittoria di Museveni nelle elezioni del 2016. Un gesto che va contro quanto da lui stesso firmato nella carta di princìpi del Consiglio Interreligioso dell’Uganda, vero e proprio atto di accusa contro il regime. Altri vescovi cattolici hanno esteriorizzato il loro supporto al presidente. «Una consistente parte del clero e dei fedeli cattolici prega ardentemente che il Presidente Museveni possa vincere le elezioni del 2016» riporta un servizio trasmesso dalla emittente televisiva privata NTV del 16 settembre 2015. Secondo la NTV, Museveni avrebbe contribuito personalmente alla colletta indetta dalla Chiesa Cattolica in Uganda per organizzare la visita del Papa con 500 milioni di scellini ugandesi, circa 131.500 euro.

La rivista specializzata di informazione per rappresentanze diplomatiche e multinazionali, ‘Africaintelligence‘, il 18 settembre scorso informa di intensi colloqui tra Museveni e il mondo cattolico in chiave politica contro il suo rivale l’ex Primo Ministro Amama Mbabazi. Non si conoscono gli esiti di questi colloqui anche se occorre notare che l’atteggiamento della Chiesa Cattolica verso Museveni è notevolmente cambiato a favore del presidente, impegnato in una pericolosissima lotta per il potere contro Mbabazi. Sempre Africaintelligence informa nel luglio 2015 di negoziazioni segrete tra il Presidente Museveni e i dignitari della Chiesa Cattolica a favore dell’amnistia del loro uomo di fiducia, l’ex vice Presidente Gilbert Bukenya, sotto processo per gravi casi di corruzione. Negoziazioni che diedero i frutti sperati. Il Governo scagionò Bukenya e lui scomparì dalla scena dei principali attori politici del Paese per le presidenziali del 2016.

Il dossier Bukenya non è il solo caso di mancata giustizia. Il discorso pronunciato dal vescovo Charles Wamika durante l’omelia pasquale del 2014 (dove invitò i fedeli ad uccidere degli omosessuali) non ha trovato riscontro giudiziario nonostante la legge ugandese sia  estremamente severa con i sospettati di propaganda razziale e incitamento al genocidio. Wamika è rimasto impunito anche dal Vaticano, nonostante la petizione promossa da Change.org ed appoggiata anche da personaggi illustri della Chiesa Cattolica italiana quali Eugenio Melandri. Il Vaticano non ha mai preteso le dimissioni di Wamika, nonostante il grave incitamento omofobico di morte pronunciato in una dei giorni più sacri del cristianesimo, la resurrezione di Gesù Cristo. Wamika resta Vescovo di Jinja come testimonia la pagina ufficiale della gerarchia cattolica ugandese sempre aggiornata.

Se il vescovo Wamika non è stato oggetto di provvedimenti ben diversa sorte il Vaticano ha riservato a padre Antony Musaala, il prete che nel 2013 osò denunciare i numerosi abusi sessuali compiuti dal clero e dagli insegnanti cattolici ugandesi e rimasti impuniti. Fu sospeso e accusato di danneggiare la morale del Cattolicesimo e degli insegnanti cattolici in Uganda. La denuncia di padre Musaala costrinse il vescovo di Kampala ad ammettere tali abusi sessuali e a porgere pubbliche scuse alla popolazione. Secondo quanto riferito da colleghi giornalisti ugandesi, fino ad ora non si registrano casi di provvedimenti giudiziari intrapresi dai tribunali ugandesi contro i colpevoli di questi atti di pedofilia. A distanza di pochi mesi dalla denuncia di padre Musaala, scoppiò sui media ugandesi lo scandalo sessuale presso l’Università Cristiana in Uganda a Mukono gestita dalla Chiesa Anglicana, dove gli studenti giravano dei film amatoriali porno nelle classi e nei dormitori per poi pubblicarli nei siti porno internazionali a scopo di lucro. Lo scandalo evidenziò il degrado morale vigente in vari istituti scolastici privati gestiti dalle varie chiese cristiane in Uganda.

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