mercoledì, novembre 14

Uganda: la pop star Bobi Wine in ‘fuga’ in USA … con l’ok del Presidente La strategia di Museveni: l’assenza di Bobi dall’Uganda placherà gli animi del sottoproletariato vittima di propaganda istigatrice di odio e violenza

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Venerdi 31 agosto si doveva tenere la prima udienza presso il Tribunale Civile di Kampala contro Robert Kyagulanyi , noto come Bobi Wine (Bobi Vino, soprannome scelto da Kyagulanyi per esaltare l’abuso di alcool), autoproclamatosi Presidente dei Ghetti, e gli altri imputati rei di attentato al Presidente della Repubblica e incitamento alla violenza presso la città di Arua e la capitale Kampala.

Bobi Wine -un torbido passato di pop star pieno di scandali e abuso di alcol e droga- e il parlamentare Francis Zaake, hanno tentato, giovedì 30 agosto, la fuga per sottrarsi alla giustizia ugandese, chiamata a giudicare le loro gravi responsabilità negli incidenti avvenuti tra il 14 e il 20 agosto che hanno fatto precipitare nel caos e nella violenza la città di Arua e la capitale, causando danni per decine di migliaia di dollari a piccoli e medi commercianti che si sono visti saccheggiare i negozi dai supporter della ex pop star del reggae entrato in politica un anno fa con la promessa di dare speranza e futuro all’Uganda. Durante queste violenze si sarebbe attentato alla vita del Capo di Stato, aggredite le forze dell’ordine e molti civili che non aderivano alle manifestazioni.

Le prime violenze, ad Arua, il 14 agosto, sono state innescate dalle dichiarazioni di Bobi Wine alla vigilia delle elezioni per il posto di parlamentare. Il Presidente dei Ghetti aveva accusato il partito al Governo (National Revolutionary Mouvement – NRM) di voler favorire il proprio candidato con frodi elettorali. Accusa avanzata prima che gli elettori si recassero alle urne. Bobi Wine aveva dichiarato che era impossibile battere Museveni in un normale contesto democratico e occorreva fare la rivoluzione. Queste accuse premature hanno scatenato la violenza dei supporter presenti al comizio di Bobi e innescato l’inferno nella tranquilla città commerciale di Arua. I manifestanti avrebbero attentato alla vita del Presidente Yoweri Museveni, presente ad Arua per supportare il suo candidato.  Dopo aver sedato la rivolta Bobi Wine e altri 14 responsabili delle violenze sono stati arrestati.  
La seconda ondata di violenza inaudita risale a lunedì 20 agosto, a Kampala, durante una manifestazione non autorizzata per richiedere il rilascio del Presidente dei Ghetti,  nel contesto della quale molti civili sono stati selvaggiamente aggrediti da dimostranti e forze dell’ordine impegnate in una lunga e cruenta battagli urbana, molte proprietà danneggiate e vari negozi saccheggiati.

Sia al comizio ad Arua che alla manifestazione di Kampala i supporter di Bobi Wine erano giunti armati di bastoni, mazze chiodate, machete, pietre e bottiglie incendiarie.

L’esisto delle elezioni di Arua è stato una schiacciante vittoria del candidato parlamentare supportato dalla ex pop star, con un margine di oltre 10 punti percentuali sul candidato del NRM…

Robert Kyagulanyi e gli altri imputati la scorsa settimana erano stati rilasciati su cauzione per permettere loro di accedere a cure mediche in quanto durante la detenzione presso la caserma militare di Arua avevano subito evidenti torture. Le torture sono state inflitte dai militari, furiosi del tentato attentato al Presidente.  Ai due indiziati erano stati confiscati i passaporti.

Alla vigilia della prima udienza del processo civile Robert Kyagulanyi  e Francis Zaake hanno tentato di fuggire dal Paese. I tentativi di fuga sono stati effettuati separatamente. Zaake è stato bloccato verso le 11.30 ore locali, presso la sala d’attesa VIP dell’aeroporto internazionale di Entebbe, all’ultimo momento prima dell’imbarco, dalle forze dell’ordine. Francis Zaake si stava dirigendo in India.  Kyagulanyi ha tentato la fuga negli Stati Uniti nella tarda serata di giovedì. Entrambi erano senza il permesso del Dipartimento della Indagini Criminali visto le gravi accuse che pendono sui due parlamentari. Entrambi, dopo l’arresto, hanno paventato la scusa di voler accedere a cure specialistiche all’estero. Gli arresti domiciliari sono stati immediatamente revocati, e i due fuggiaschi che sono stati portati  nuovamente presso il Mulago Hospital a Kampala. Nove medici hanno esaminato le condizioni di salute della ex pop star rimarcando un notevole miglioramento, ma problematiche al rene destro e al fegato, probabilmente dovute ai lunghi anni di abuso di bevande alcoliche.

I due indagati, prima del fallito tentativo di fuga,  erano ricoverati presso l’ospedale privato Lubaga Hospital, in grado di offrire moderne cure specialistiche.

La fuga è stata tentata grazie all’aiuto di complici interni alle forze dell’ordine che avevano loro restituito i passaporti e permesso di lasciare l’ospedale dove erano guardati a vista. Una inchiesta è stata immediatamente aperta per conoscere l’identità degli agenti di Polizia che hanno restituito i passaporti e favorito la  fuga, molto probabilmente dopo essere stati corrotti dai familiari degli indagati.

Francis Zaake era stato arrestato ad Arua il 14 agosto scorso insieme a Bobi Wine. Oltre alle accuse di attentato al Presidente della Repubblica, Zaake è sospettato di esserre coinvolto nella misteriosa morte del parlamentare di Arua Yasin Kawuma, avvenuta lo scorso giugno che ha costretto il Governo a indire nuove elezioni per nominare un nuovo parlamentare al suo posto. Elezioni vinte dal candidato supportato da Bobi Wine. Francis Zaake è un dei tanti opportunisti politici che sono saliti sul carro della ex pop star quando hanno visto la popolarità e i successi elettorali del Presidente dei Ghetti.
Il confuso movimento politico creato per liberare l’Uganda dal quello che Bobi definisce unregime dittatorialeè una accozzaglia eterogenea di persone prive di un programma politico e senza alcun collegamento con Bobi Wine se non sfruttare la sua momentanea popolarità per accedere ai privilegi e alla vita di lusso che viene normalmente offerta ai parlamentari ugandesi.

L’indistinto movimento creato da Bobi Wine, supportato dal network criminale di fumatori e spacciatori di marjiuana, ha immediatamente organizzato una manifestazione non autorizzata venerdi 31 agosto, presso il mercato di Kisekka, domandando il rilascio del loro ‘eroe’. Anche in questa occasione i manifestanti erano armati di mazze chiodate, machete, pietre e bottiglie incendiarie. La manifestazione è stata contenuta dalla Polizia, unità anti-sommossa, e dalle truppe d’elite dell’Esercito. Per evitare inutili spargimenti di sangue che potevano danneggiare l’immagine del Paese a livello internazionale, le operazioni di contenimento della massa di teppisti sono state dirette dal Brigadiere Abel Kandiho, Direttore Generale della intelligence militare.

Dopo i primi scontri con le forze dell’ordine, durante i quali i manifestanti non hanno perso occasione per saccheggiare  negozi, Kyadondo è riuscito a portare momentaneamente la calma instaurando un dialogo con i rivoltosi, nella speranza di poter evitare il bagno di sangue che sarebbe avvenuto se le forze speciali dell’Esercito  -Black Mamba e Guardia Presidenziale- fossero state costrette a intervenire.

I supporter di Bobi, imbevuti di propaganda e inclini alla violenza, hanno considerato il tentativo di fuga della ex pop star un diritto, hanno accusato la Polizia di volerlo uccidere e di aver obbligato i commercianti dell’area di chiudere i negozi.
Il dialogo, ripreso dalle telecamere, non ha sortito alcun risultato, Kyadondo è stato portato via dalle sue guardie personali e sono ricominciati gli scontri. Il numero dei holligans presenti alla manifestazione era contenuto per tanto le forze dell’ordine sono riusciti disperderli.

Venerdì notte, poi, è giunta inaspettata la notizia che il Presidente della Repubblica ha concesso a Bobi Wine di potersi recare all’estero per cure mediche specialistiche nonostante queste siano disponibili anche nei migliori ospedali privati di Kampala. Bobi Wine ha l’obbligo di ritornare nel Paese per presenziare alla prima udienza del processo rinviata al prossimo 1° ottobre. La ex pop star è volato subito negli Stati Uniti insieme a moglie e fratello.  

La decisione di lasciar uscire dal Paese Bobi, reo di inaudite violenze,  ha scaturito incredulità presso l’opinione pubblica.
Come mai Museveni ha deciso che un pericoloso estremista politico possa lasciare il Paese dopo aver sventato il tentativo di fuga? “Non esiste alcuna contraddizione tra l’aver bloccato la fuga del Parlamentare Robert Kyagulanyi e l’ordine diramato dal Presidente Yoweri Kaguta Museveni di concedere all’imputato la possibilità di cure in un Paese straniero: gli Stati Uniti. Questa ultima decisione è stata presa con estrema saggezza e rientra in una precisa strategia del Presidente della Repubblica per evitare altri disordini”, ci spiega un responsabile della intelligence militare che ha richiesto l’anonimato.

Museveni è cosciente che il parlamentare Robert Kyagulanyi, una volta giunto negli Stati Uniti “non rientrerà per il processo. I capi d’accusa a suo carico sono supportati da troppe prove ed evidenze per sperare in una assoluzione. Anche gli avvocati difensori di Kyaglanyi si sono dichiarati in privato molto scettici sulla possibilità di far assolvere il loro cliente o di ottenere una pena mite. Come misura cauzionale prima della sua partenza l’imputato è stato sottoposto ad un attento esame medico legale che ha constatato il suo stato di salute, per evitare falsi rapporti medici redatti all’estero tendenti ad esagerare le sue attuali condizioni di salute. Il mancato ritorno del parlamentare per presenziare al processo è quello che vuole il Presidente Museveni. La sua assenza dall’Uganda placherà gli animi del sottoproletariato vittima di bieca propaganda istigatrice di odio e violenza. Il processo sarà comunque tenuto e la condanna sicura. Robert Kyagulanyi si troverà condannato per i gravi reati commessi e gli sarà tolta la carica di parlamentare. In poche parole Robert Kyagulanyi sarà un criminale in esilio che non potrà rientrare nel Paese a meno che non decida di scontare la pena che il Tribunale Civile deciderà. Non potendo più essere in Uganda a fomentare gli animi dei giovani sottoproletari con false promesse di paradiso terrestre,  Kyagulanyi sarà costretto a condurre una politica di opposizione poco efficace all’estero. Una soluzione saggia che eviterà altri disordini e spargimento di sangue nella nostra amata Patria”, conclude la nostra fonte, sottolineando di aver rilasciato a titolo personale.

Gli Stati Uniti, storici alleati dell’Uganda, avrebbero concesso immediatamente la Green Card (permesso di soggiorno) al Presidente dei Ghetti, su richiesta del Governo ugandese per allontanare il rivale politico e stabilizzare il Paese.
Rimane sempre il fattaccio delle torture subite. Ufficialmente Governo ed Esercito continuano a negare. Arriva però un’altra conferma indiretta, dopo quella del Tribunale Militare. Venerdì il capo della Giustizia Bart Katureebe ha pubblicamente ricordato che la tortura è vietata dalla Costituzione. “Le forze di sicurezza quando arrestano qualcuno lo devono trattare da essere umano e non da animale”.

Tra le file dell’opposizione tradizionale si sta evidenziando una progressiva presa di distanza da Bob Wine. Sui giornali di opposizione iniziano a comparire editoriali e interventi di analisti e politici che si domandano perchè il Presidente dei Ghetti abbia scelto la violenza come arma politica per sconfiggere il regime di Yoweri Museveni. Dove potrebbe portare tutta questa violenza se non fermata in tempo? Quale Governo potrebbe sorgere da una rivolta popolare senza un programma politico?

La maggioranza della popolazione tira un respiro di sollievo, stanca di questo mese di sangue, violenza, distruzione e saccheggi inaugurato da una ex pop star che sogna di diventare Presidente e instaurare il Paradiso terrestre in Uganda.

Bobi si lascia dietro una scia di violenza e distruzione difficile da dimenticare per gli ugandesi e molti problemi irrisolti che immancabilmente riemergeranno. In primis, una classe politica vecchia e autoreferenziale, una opposizione incapace di offrire valide alternative e centinaia di migliaia di giovani sottoproletari senza adeguata educazione, disoccupati e senza futuro. Sono proprio queste le vittime finali della saga di Bobi Wine.

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