martedì, Maggio 11

Uganda: la grande truffa Le grandi infrastrutture generano corruzione e buchi nei bilanci pubblici

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Kampala – Nel giugno 2014 il Presidente Yoweri Museveni inaugurò l’inizio dei lavori del tratto stradale Mukono-Katosi. L’inaugurazione fu oggetto di una intensa propaganda governativa in supporto all’ambizioso progetto nazionale di rinnovo delle infrastrutture con l’obiettivo di offrire le migliori condizioni logistiche e di trasporto per la nascente industria petrolifera, l’avvio della industria pesante e manifatturiera, e favorire il commercio sui mercati nazionali e regionali. Le piú importanti opere che saranno realizzate sono: la tratta ugandese della ferrovia regionale che collegherà KenyaRwandaUganda e Tanzania, la costruzione della raffineria petrolifera di Hoima e del oleodotto regionale che collegherà i giacimenti petroliferi del Sud Sudan alla raffineria di Hoima e al terminal di esportazione del porto di Lamu (Kenya). Altre opere importanti sono la realizzazione della famosa e controversa diga di Karuma, un sistema di funivia per risolvere i problemi di traffico e inquinamento che soffre la capitale, Kampala e la rete nazionale di collegamento internet a fibre ottiche.

Un articolato piano è stato realizzato per migliorare l’esistente network stradale: la costruzione della strada Mukono-Katosi, l’autostrada che collegherà l’aeroporto di Entebbe alla capitale, la circonvallazione sud di Kampala e il upgrade delle strade urbane nelle principali città del paese. Solo per il network stradale sono stati stanziati fondi pari a un miliardo di dollari. Negli ultimi cinque anni il Governo ugandese ha approvato progetti di infrastrutture maggiori di tutto il periodo dal 1962 (indipendenza del paese) al 2009, aumentando il debito pubblico giunto al 33% del PIL: Nel giugno 2012 il debito era quantificato a 4,3 miliardi di dollari. Entro il 2016 si prevede che il debito raggiungerà i 8,2 miliardi di dollari. Nonostante gli ingiustificati campanelli d’allarme del Fondo Monetario Internazionale (FMI) la percentuale del debito pubblico ugandese rimane a livelli accettabili se comparata con la situazione di molti paesi europei anche grazie alla cancellazione dei debiti internazionali contratti dai precedenti regimi di Obote e Idi Amin avvenuta tra il 2002 e il 2005.

L’aumento del debito pubblico è considerato un passo obbligatorio per lo sviluppo del Paese ed è catalogato alla voce  ‘debiti produttivi’. Le stratosferiche somme in gioco (si parla di 3,8 miliardi di dollari, dovrebbero spingere il Governo a porre una particolare attenzione sulla corretta realizzazione delle infrastrutture e una efficiente amministrazione del denaro pubblico per evitare il verificarsi di casi di corruzione e realizzazioni che non rispettino gli standard tecnici internazionali. Seppur la maggioranza di questo lucroso mercato sia stata assicurata alla Cina, varie ditte occidentali trovano importanti nicchie.

Il boom delle infrastrutture sembra strettamente collegato con il vertiginoso aumento della corruzione che causa significative perdite finanziarie per lo Stato, come sottolinea il Segretario Permanente del Ministero delle Finanze, Keith Muhakanizi. Dal 2013 si sono verificati vari scandali di cui quello della strada Mukono-Katosi è divenuto il triste simbolo. La gara d’appalto per la realizzazione del tratto stradale fu vinta da una ditta americana: American Eutaw Construction Company con sede ad Aberden, Minnesota.

Subito dopo l’inaugurazione i lavori si sono fermati causa la sparizione di 9,4 milioni di dollari corrispondente all’avanzo ricevuto dal governo. Una inchiesta ordinata dal Presidente Museveni ha rivelato che la ditta americana ha vinto la gara d’appalto e ottenuto l’anticipo presentando falsi documenti e utilizzando in modo improprio l’anticipo. La doccia fredda è arrivata verso la metà di agosto quando prove inconfutabili dimostrano che il governo ugandese ha contratto un accordo di 66 milioni di dollari con unaditta fantasma. Le prove sono state presentate dal direttore generale della sede centrale della Eutaw: John Bond che ha richiesto l’intervento del FBI e dell’Interpol in quanto lo scandalo in Uganda coinvolge cittadini americani e il contratto è registrato a livello internazionale. L’azione della Eutaw ha come obiettivo quello di difendere il nome della ditta edile americana. A seguito di indagini internazionali si è scoperto che i presunti rappresentanti della Eutaw in Uganda non hanno mai ricevuto l’incarico dalla ditta americana che non è mai stata interessata al mercato ugandese.

Tre cittadini americani (Richard PrattTim McCoyMichael Fiacco) e un cittadino ugandese (Apolo Senkeeto) si sono illegalmente spacciati per i rappresentanti della ditta americana concludendo il contratto a nome della Eutaw tramite corruzione che coinvolge direttamente il Ministro dei Trasporti Pubblici e l’ente nazionale per la realizzazione delle infrastrutture stradali: Uganda National Road Authority (UNRA). La falsa identità si è rivelata il cavallo di troia per attuare una truffa organizzata nei minimi dettagli e che coinvolge una interminabile lista di funzionari pubblici e un importante istituto finanziario: House Finance Bank. FBI, Interpol e la polizia ugandese hanno constatato l’estraneità della ditta americana, anch’essa vittima del raggiro, e ora le indagini sono concentrate sull’unico criminale che non è riuscito a lasciare il paese in tempo: Apolo Senkeeto e sui funzionari pubblici coinvolti. Per evitare che il Governo ugandese scoprisse la vera identità di questi impostori durante la firma del contratto e il ricevimento dell’anticipo si è provveduto a corrompere la ditta di consulenza esterna incaricata dal governo per verificare le credenziali della ditta negli Stati Uniti.

Lo studio legale Karoli Ssemwogerere ricevette 22.000 dollari per verificare la consistenza della ditta inviando investigatori alla sede nel Mississipi. Missione mai avvenuta nonostante il rapporto positivo dello studio legale ugandese che presentò false ricevute di viaggi aerei e spese di soggiorno ottenute grazie ai truffatori americani presenti in Uganda. Mary Nyende Kansiime direttrice della House Finance Bank (HFB) ha giocato un importante ruolo nella truffa emettendo una falsa garanzia bancaria a nome della  Eutaw al fine di ottenere il primo anticipo sui lavori. «La HFB conferma il nulla osta al pagamento del anticipo sui lavori a favore delle Eutaw per un valore di 27,7 miliardi di scellini assicurando che l’incaricato dell’opera è in regola con le obbligazioni finanziarie internazionali previste dal contratto stipulato con il Governo dell’Uganda», recita una sua lettera ufficiale del 30 dicembre 2013 indirizzata al Ministero dei Trasporti e al Presidente Museveni. Kansiime ha inoltre permesso ai truffatori americani di ritirare l’anticipo ricevuto il 30 giugno una settimana prima che il Presidente Museveni ordinasse il congelamento del progetto e l’inchiesta giudiziaria.

La Polizia non è stata in grado di arrestare la direttrice di HFB che avrebbe lasciato il Paese dieci giorni fa. Il Consiglio di Amministrazione della banca si dichiara estraneo alla truffa affermando che la sua direttrice ha creato falsi documenti bancari all’insaputa di tutti. Sottolinea inoltre che le procedure interne vietano il ritiro dell’intero deposito bancario destinato alle opere pubbliche. I ritiri sono strettamente collegati al parere tecnico e al nulla osta del Governo.  Il Ministro dei Trasporti Abraham Byandala è sospettato  di aver favorito la corruzione dello studio legale al fine di ottenere un falso rapporto di credenziali della ditta americana, di aver ordinato la firma del contratto nonostante il parere negativo del Ministro delle Finanze Franck Tumwebaze e la mancanza del rispetto delle procedure di appalto. Il ministro Byandala avrebbe inoltre informato i truffatori dell’imminente apertura delle indagini permettendo così a loro di ritirare in tempo l’anticipo versato sul loro conto corrente n. 1600000998 presso la HFB e di lasciare il paese con 9,4 milioni di dollari in contanti. Secondo gli inquirenti il piano originale della gang americana ugandese era quella di lucrare sulla realizzazione di questo strategico tratto stradale attuando all’insaputa del governo un sub appalto con una ditta cinese (Chongquing International) che avrebbe dovuto realizzare l’opera con solo 24 milioni di dollari a sua disposizione.

La truffa è stata scoperta causa un litigio tra la finta ditta americana e quella cinese conclusosi con l’interruzione del sub contratto. A quel punto la banda si è accontentata di far sparire l’anticipo del 15% sul costo totale dei lavori. Anche il prestigioso istituto assicurativoStatewide Insurance Company è coinvolto nella truffa avendo emesso falsi certificati per le assicurazioni obbligatorie a carico della ditta dopo il rifiuto della prima compagnia assicurativa ugandese UAP Insurance Company. Attualmente oltre al falso rappresentante ugandese della Eutaw, la polizia sta interrogando il Ministro dei Trasporti, e vari quadri del UNRA tra cui il direttore delle finanze, il direttore della pianificazione e il direttore dei audit tecnici-amministrativi, sospettati di essere coinvolti nella truffa. Sotto un punto di vista puramente finanziario la truffa non ha creato particolari danni al governo in quanto l’anticipo rilasciato era coperto da assicurazioni internazionali quindi facilmente recuperabile ad indagini concluse. Il danno si registra nella credibilità internazionale del governo ugandese e del sistema finanziario nazionale.

Questa truffa, la piú grossa fino ad ora intentata durante la realizzazione dei lavori pubblici, sottolinea con drammatica attualità quanto il fenomeno della corruzione sia radicato agli alti livelli del potere ugandese. Una corruzione che rischia di compromettere la realizzazione delle infrastrutture strategiche secondo i standard internazionali. Se il piano originale non avesse incontrato intoppi la falsa ditta americana avrebbe consegnato una strada realizzata con solo il 34% dei fondi previsti che si sarebbe rapidamente deteriorata in pochi anni costringendo il governo a rifarla. Il sistema bancario ugandese, attualmente in dichiarata crisi di liquidità dal 2011, è considerato inaffidabile a livello internazionale. La partecipazione alla truffa da parte della HFB conferma l’inaffidabilità delle banche ugandesi. La composizione internazionale dei truffatori (americani, ugandesi e cinesi) evidenzia che la corruzione organizzata ai massimi livelli dello Stato sta attirando speculatori anzichè ditte serie e competenti a svantaggio dei progetti di sviluppo nazionali.

Anche il progetto per la realizzazione del tratto ugandese della ferrovia regionale è soggetto ad un pesante scandalo. Il Ministro dei Trasporti ha firmato il contratto realizzazione opera con due diverse ditte cinesi: China Habour Engineering Company China Engineering Construction Corporation che ora sono coinvolte in una accanita battaglia legale. Il necessario piano di sviluppo delle opere pubbliche invece di gettare le basi affinché l’Uganda diventi un Paese industrializzato entro il 2025 (come previsto dal FMI) sta attirando una schiera di speculatori internazionali causa il sistema ormai istituzionalizzato della corruzione che sta corrodendo ogni settore strategico dalle infrastrutture alla sanità, dalle entrate fiscali all’educazione. Solo il settore petrolifero sembra essere immune dal problema in quanto direttamente gestito dalla Famiglia Museveni. L’Uganda è divenuta l’epicentro regionale per il riciclaggio dell’oro e di altri minerali rari dell’est del Congo. Anche in questo caso il fenomeno sta attirando un esercito di speculatori senza scrupoli e triplicando i casi di frode.

Nel settore aurifero l’Italia sembra essersi assicurata il primo posto. Dall’inizio di quest’anno diversi compratori d’oro italiani stanno giungendo in Uganda sotto mentite spoglie per assicurarsi il mercato illegale del oro proveniente dai vari gruppi armati e terroristici operativi all’est del Congo. Dopo il fallito tentativo dei investitori ebrei di Roma a Kampala sono giunti altri quattro compratori italiani di cui l’ultimo -ancora presente per una settimana nel Paese- è un investitore di Lecce che sta cercando anche lui di mettere le mani sull’oro del M23 (il gruppo ribelle congolese) con l’aiuto di un faccendiere italo-somalo ricercato per truffa negli Stati Uniti e Gran Bretagna. L’investitore leccese è stato piú volte visto all’Hotel Sheraton e all’Hotel Serena in compagnia di ufficiali dell’M23 scortati dall’Esercito ugandese. La maggioranza di essi sono criminali di guerra ricercati dalla giustizia congolese.

Lecce sembra essere un sospetto centro di smistamento dell’oro illegale proveniente dal Congo. Anche una ditta di costruzioni leccese è coinvolta in vari acquisti illegali di oro effettuati nel primo semestre del 2014 con la complicità dell’Esercito ugandese. Dinnanzi a questa realtà, conosciuta da chiunque in Uganda, e i forti rischi di infiltrazione mafiosa, l’Ambasciata Italiana a Kampala e il Governo italiano potrebbero aprire inchieste sul rischio che i proventi illeciti di Mafia, Ndrangheta e Camorra vengano utilizzati per acquistare l’oro del Congo, uno tra le principali fonti finanziarie che alimentano il conflitto a bassa intensità all’Est del Paese che dura dal 1996 provocando 3 milioni di morti. Le organizzazioni criminali italiane sono attualmente coinvolti in grosse operazioni di riciclaggio di denaro a Kinshasa, capitale del Congo. Il denaro sporco viene pulito tramite ingenti investimenti nel settore edile congolese.

 

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