lunedì, Maggio 17

Uganda: la Cina blocca il monopolio francese sul petrolio

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Riserve petrolifere stimate a 6,5 milioni di barili rappresentano un potenziale estrattivo vicino a quelli registrati nei Paesi della Penisola Arabica, secondo un alto funzionario del Dipartimento Americano dell’Energia Sally Kornfeld. Se a questo si aggiunge la possibilità di convogliare verso la raffineria di Hoima parte sostanziale delle estrazioni di greggio provenienti dai vicini Congo e Sud Sudan, il mercato petrolifero ugandese diventa uno tra i mercato più attraenti e convenienti in Africa. Al momento attuale tre le multinazionali che si contendono il mercato: la  Tullow (Gran Bretagna), Total (Francia)e CNOOC (Cina).

Un mercato difficile in quanto il governo ha escluso ogni possibilità di applicare l’economia coloniale come in Nigeria: esportazione di greggio e importazione di carburante e derivati. Secondo quanto stabilito dal Petroleum Exploration and Development Bill 2012 il petrolio è considerato importanza strategica nazionale per i piani di trasformazione del Paese da attuale potenza miliare a potenza economica. Il 60% del petrolio estratto dovrà servire all’economia ugandese e regionale. Solo il 40% è possibile esportarlo in Paesi extra africani. A questo si devono aggiungere le normative di tutela ambientale che stanno per essere perfezionate. Un costo necessario per evitare il degrado dell’ambiente e gravi conseguenze sulla salute dei cittadini che rappresenta per le multinazionali petrolifero un costo aggiuntivo spesso non gradito.

Che il petrolio sia una priorità nazionale lo dimostra la decisione presa nel 2015 dal Presidente Yoweri Kaguta Museveni di presentarsi all’ennesimo mandato presidenziale in mancanza di alternative politiche. Per l’occasione Museveni barattò la discussa legge anti gay (che prevedeva la pena di morte) con l’appoggio politico all’interno del suo partito (National Revoltionary Mouvment – NRM) per sostenere la candidatura. Fu un baratto astuto che permise a Museveni di accedere al quinto mandato e di gestire ora la delicata fase di avvio della produzione petrolifera. Come di consuetudine del ‘Vecchio’ le giuste critiche della comunità internazionale furono messe a tacere grazie all’incarico ad un sconosciuto giudice della Corte Costituzionale di decretare la legge anti costituzionale e di abrogala. All’epoca Museveni spiegò al suo partito che non poteva opporsi alla Costituzione…

Le multinazionali occidentali Tullow e Total hanno tentato nel 2015 di opporsi alla politica nazionalista riguardante il mercato petrolifero ugandese, minacciando un ritiro degli investimenti. Il braccio di ferro fu vinto dal governo ugandese che ricordò agli investitori che la legge del 2012 (clausola nove) concede al Ministro del Petrolio l’autorità di revocare le licenze considerate contro l’interesse nazionale. Museveni minacciò anche di ricorrere ad altri finanziatori internazionali, citando Brasile, Russia e Iran. Dinnanzi alla chiara determinazione nella difesa delle politiche nazionalistiche petrolifere, le due multinazionali occidentali accettarono (mal volentieri) le regole del gioco.

La Tullow ha successivamente intrapreso accordi sotto banco con la TOTAL al fine di vendere la maggioranza delle sue licenze esplorative ed estrattive, con l’obiettivo di sganciarsi dal mercato ugandese per dedicarsi ai mercati petroliferi dei vicini Congo e Kenya. L’accordo, tenuto segreto per mesi, fu comunicato alle autorità ugandesi e alla opinione pubblica lo scorso gennaio. La Tullow si impegnava a trasferire alla Total il 27,57% della sua quota (33,33%) al prezzo di 900 milioni di dollari. La colossale transizione finanziaria, oltre a garantire una uscita soft della Tullow (che mantiene comunque un non impegnativo 5,76% del mercato ugandese) era tesa ad assicurare alla Total la maggioranza assoluta del mercato nazionale. Acquisendo le quote Tullow la multinazionale francese raggiungerebbe il 55% mentre la CNOOC detiene attualmente il 30.33% del mercato petrolifero ugandese.

Con tempestività fulminea la multinazionale cinese ha rivendicato presso il governo di Kampala il diritto di veto sulla transizione Tullow-Total. Una richiesta motivata dal non creare una posizione predominante in un settore strategico nazionale da parte di una multinazionale appartenente occidentale che non ha abbandonato il concetto di economia coloniale. La richiesta è stata immediatamente accettata dal governo ugandese in quanto coerente con gli interessi strategici nazionali.

La CNOCC, dopo aver bloccato la transazione finanziaria con la Tullow, ha proposto alla Total di dividere a metà la quota della multinazionale britannica al fine di giungere entrambi ad una situazione di parità nelle quote di mercato (44,11% ciascuno). Il governo di Kampala ha fatto comprendere alla Total che appoggiava la proposta fatta. Intensi sono stati in queste ultime settimane i contatti diplomatici tra Uganda, Francia e Cina per risolvere la problematica.

«I media nazionali affermano che la CNOOC ha messo il veto alla compravendita delle quote di mercato Tullow-Total. Si tratta di una informazione non esatta. La CNOOC ha esercitato il diritto di acquisire parte delle quote per non creare una situazione di monopolio, agendo in primo luogo, nell’interesse dell’Uganda. Ora le parti interessate hanno aperto le trattative per concretizzare la proposta fatta ed accettata da Tullow e Total» afferma il direttore CNOOC Uganda Zakalia Lubega. «La CNOOC ha fatto ricorso al diritto di acquisire il 50% delle quote Tullow alle stesse condizioni di prezzo e termini contrattuali che la Total ha siglato con la Tullow», conferma il direttore Total Uganda Ahlem Friga-Noy.

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