venerdì, Gennaio 28

Uganda: Kizza Besigye, un Re senza Regno field_506ffbaa4a8d4

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Seppur ingabbiato dall’estremismo politico di Besigye che spaventa e allontana i cittadini, il malcontento popolare è reale e visibile dalle reazioni del governo. Il presidente Museveni ha oscurato tutti i social media due giorni prima della cerimonia presidenziale. Alla fine di aprile Il Ministro della Informazione, il Generale Jim Muhwezi ha proibito ai media nazionali di seguire le proteste indette da Besigye revocando la licenza di ‘live reports’ ai principali media di opposizione: il quotidiano Daily Monitor e la rete televisiva NTV Uganda entrambi di proprietà del magnate di origine indiana Aga Khan ex alleato di Museveni che da dieci anni si trova in aperto contenzioso economico con il Grande Vecchio. Un contenzioso che ha fatto riscoprire ad Aga Khan il dovere giornalistico di denunciare la ‘dittatura’.

La finta cerimonia presidenziale orchestrata da Besigye oltre che ad essere un vuoto esercizio di propaganda nasconde il vero obiettivo del leader dell’opposizione: rafforzare la vittoria del suo alleato politico Erias Lugwago ex sindaco di Kampala che è stato rieletto ottenendo il 82% dei voti. Vittoria contrastata dal NRM e da Museveni. Lo spettacolo teatrale di Besigye ‘presidente’ si inserisce nella battaglia per Kampala dove si concentreranno i maggior investimenti nelle infrastrutture previsti per i prossimi cinque anni. Un giro d’affari di vari milioni di dollari. Museveni è stato costretto a riconoscere la vittoria di Lugwago limitando però i poteri del sindaco grazie alla legge ‘Kampala Capital City Act’. La legge prevede la nomina di un amministratore tecnico del comune di Kampala nominato direttamente dal presidente Museveni. L’amministratore tecnico e non il sindaco detiene il potere di firma e il controllo finanziario della amministrazione pubblica della capitale. L’opposizione si batte per abrogare tale legge e la figura di amministratore tecnico.

La lotta tra il Re senza Regno e il Despota Illuminato sta stancando il Paese, costringendo la popolazione a sopportare il male minore, Museveni. “Le elezioni di febbraio hanno evidenziato un recupero del FDC anche in feudi storicamente controllati dal NRM. Purtroppo il FDC non è in grado di sfruttare i risultati elettorali conducendo una vera opposizione parlamentare per ottenere leggi migliori, maggior trasparenza amministrativa, lottare contro la corruzione, equilibrare il divario tra ricchi e poveri. Questa incapacità è dettata dalla scelta del movimentismo di Kizza Besigye basata sulla convinzione che la battaglia deve essere condotta nelle piazze e  non all’interno del Parlamento. Questa tattica permette a Museveni di rimanere al potere in quanto l’opposizione non ha alcuna rappresentanza reale all’interno della legislatura” spiega Nic Cheeseman, professore associato in Politiche Africane presso l’Università di Oxford intervistato dal settimanale Europe Newsweek

Tra i Capi di Stato invitati alla cerimonia ufficiale vi era il presidente del Sudan Omar el Bashir, su cui spicca un mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte Interazionale Penale. Un chiaro segno di sfida all’organismo giuridico controllato dalla Francia e in linea con la riabilitazione di Bashir decisa non solo dalla Unione Africana ma da potenze insospettabili quali Europa e Stati Uniti che individano nel regime di Khartoum il baluardo contro l’espansione terroristica sunnita in Africa. Come risvolto pratico la presenza di Bashir alla cerimonia ufficiale è utile a rafforzare la visione geo politica comune sulla regione, gli accordi per stabilizzare il Sud Sudan.

 

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