venerdì, Gennaio 28

Uganda: Kizza Besigye, un Re senza Regno field_506ffbaa4a8d4

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La fulminea reazione dell’esercito non è il solo fattore che ha impedito il nascere di un movimento rivoluzionario in Uganda. I sostenitori del leader dell’opposizione sono principalmente concentrati nella capitale feudo del FDC. La maggioranza della popolazione è sicuramente stanca di 29 anni di regime semi democratico ma rifiuta con fermezza l’estremismo politico di Besigye, accusato di non essere stato in grado per quasi un ventennio di presentare un chiaro programma politico, preferendo le ‘piazze’ e slogan populisti ma sterili indirizzati contro il presunto tiranno. Slogan non sufficienti a rendersi credibile e diminuiti dagli indiscutibili progressi economici e sociali ottenuti dal ‘Grande Vecchio’. Il suo lungo periodo presidenziale rappresenta un stacco netto nella storia del Paese. Prima di Museveni l’Uganda era in balia a folli dittatori (quali Obote e Idi Amin Dada), violenze, esecuzioni extra giudiziarie e instabilità politica. Con Museveni il Paese ha conosciuto uno sviluppo economico e stabilità politica senza precedenti frutto del ‘patto con la popolazione’: progresso in cambio di una democrazia controllata.

Alla provocatoria cerimonia di investitura presidenziale di Besigye erano presenti sottoproletari e hooligans, il nocciolo duro dei sostenitori del FDC che hanno allontanato il supporto della classe operaia, dei contadini e della piccola – media borghesia. FDC e Besigye si sono autoillusi che la Comunità Internazionale abbia loro offerto il suo appoggio. La realtà è ben diversa. L’Unione Africana e i Capi di Stato più influenti nel Continente (tutti presenti alla cerimonia presidenziale di Museveni) non prendono nemmeno in considerazione l’ipotesi di una alternanza politica affidata al leader della opposizione causa il suo sterile estremismo privo di proposte economiche e politiche. La stessa ragione che ha spinto la Casa Bianca ad una cauta presa di distanze. Anche i dubbi sollevati dalla Unione Europea sulle frodi elettorali (realmente avvenute) è ben lontana da una condanna dell’attuale governo e presidente a favore di Kizza Besigye. Eduard Kukan, capo della Missione UE degli Osservatori Elettorali, ha espresso dubbi sulla trasparenza del voto ma si è ben guardato dal giudicare le elezioni dello scorso febbraio non democratiche e libere.

Se Besigye non ha alcuna speranza immediata o futura di accedere alla presidenza è innegabile la preoccupazione del presidente Museveni dinnanzi ad un malcontento popolare basato sul paradigma della crescita ugandese. Lo sviluppo economico, il boom edilizio, la potenza militare imperiale, la stabilità politica interna, non hanno creato posti di lavoro sufficienti a controbilanciare la pressione demografica. Non hanno diminuito il divario tra ricchi e poveri. Non hanno creato servizi sociali equi ed efficienti come nel vicino Rwanda. Il Grande Vecchio è diventata una figura politica scomoda ma insostituibile causa la scientifica eliminazione della opposizione. Eliminazione non attuata con i brutali metodi repressivi del ex presidente burundese Pierre Nkurunziza ma con il controllo dei leader della opposizione esercitato dalle forze armate.

Parliamoci chiaro: in Uganda non esiste una vera e propria opposizione. I partiti che si definiscono di opposizione sono comandati da ex Generali e Colonnelli del UPDF. Rari sono i leader provenienti dalla Società Civile. Il UPDF controlla ogni settore e movimento politico”, ci spiega un professore della Università di Makerere, che ha richiesto l’anonimato. “In ultima analisi la lotta politica in Uganda riflette le varie fazioni all’interno dell’esercito e le sue lotte per il potere. Ogni Alto Ufficiale messo da parte forma un suo movimento politico e diventa improvvisamente un convinto fautore della democrazia e della libertà.  Da anni negli ambienti universitari circola il sospetto che la ventennale lotta tra Besigye e Museveni non sia altro che un machiavellico inganno orchestrato dal UPDF. Un inganno basato sulla illusione di una opposizione radicale che nasconderebbe precisi accordi tra i principali attori che posizionano Besigye come l’eterno contestatore e Museveni come l’eterno despota illuminato. Una rappresentazione teatrale offerta alla popolazione che nasconde accordi segreti e mutui interessi tra i due principali rivali della storia contemporanea dell’Uganda”.

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