giovedì, Maggio 13

Uganda, il Vescovo di Kampala coinvolto in un tentativo di Golpe contro il Presidente Museveni? Il giallo del presunta partecipazione di Lwanga ad un fantomatico golpe rischia, se non risolto, di creare l’ennesimo problema per Papa Francesco

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La settimana della Passione in Uganda è stata epicentro di un giallo nazionale che ha coinvolto il Presidente Yoweri Kaguta Museveni e l’Arcivescovo di Kampala Cyprian Kizito Lwanga, famoso per le sue prese di posizione a favore della pena di morte per gli omosessuali nel 2012 relative al Kill the Gay Bill, firmato dal Presidente Museveni e sucessivamente dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale.

L’Arcivescovo Lwanga, lunedì 26 marzo, ha ricevuto una telefonata anonima che lo informava di un complotto per rovesciare il Presidente Museveni e che i servizi segreti sospettavano di un suo coinvolgimento attivo. La scioccante notizia è stata rivelata dallo stesso Arcivescovo durante la celebrazione della messa serale del Venerdì Santo celebrata presso la Cattedrale di Rubaga. L’anonimo informatore metteva in guardia l’Arcivescovo che il suo presunto coinvolgimento era stato riferito al Presidente Museveni da spie infiltrate all’interno della Arcidiocesi cattolica di Kampala. L’informatore, avvertiva il prelato, inoltre, del rischio di essere eliminato per ordine del Presidente , seguendo la sorte del Arcivescovo della Chiesa Protestante in Uganda, Janan Luwum, assassinato dai servizi segreti ugandesi nel febbraio 1977 durante il regime del Generale Idi Amin Dada.   

L’Arcivescovo  Lwanga non ha escluso la possibilità che i servizi segreti abbiano infiltrato loro uomini all’interno della Chiesa Cattolica in Uganda e che si siano avvalsi di informatori reclutati tra il clero ugandese. L’Arcivescovo, durante la messa del Venerdì Santo, ha informato i fedeli che la Presidenza negli ultimi anni sta ricevendo molte false informazioni da parte di politici, imprenditori, poliziotti, Intelligence militare e servizi segreti. Il suo presunto coinvolgimento in un tentativo di Golpe rientrerebbe in queste false notizie con lo scopo di creare un clima di tensione tra il Governo ugandese e la Chiesa Cattolica. La rivelazione di Lwanga è stata immediatamente riportata dai media nazionali, mentre il Governo ha preferito non commentare. Del presunto Golpe non si sa nulla. Nessuna dichiarazione da parte del Governo e dei media nazionali al riguardo.

L’Arcivescovo Lwanga si è distinto nei precedenti mesi per le sue dure prese di posizione contro la revisione del limite d’età del Presidente previsto dalla Costituzione. Revisione approvata dal Parlamento nel dicembre 2017, non senza creare scontento sociale.  Lwanga è, inoltre, accusato di nutrire simpatie per l’opposizione ugandese capeggiata dal Colonnello Kizza Besyge, ex braccio destro di Museveni, fuoriuscito nel 2001 dal partito al potere, il National Revolution Movement (NRM) a causa di divergenze politiche. Dal 2011 in varie occasioni il Colonnello Besyge ha minacciato rivolte popolari e tentativi insurrezionali armati. Arrestato varie volte, Besyge è stato risparmiato in quanto appartiene alla stessa etnia tutsi del Presidente Museveni, i Banyagole, e per le sue relazioni di parentela con la famiglia presidenziale, perdendo però l’iniziale e massiccio appoggio della popolazione a causa della sua politica estremista e xenofobica.

Le prese di posizione del Arcivescovo di Kampala sul limite di età hanno causato dure reazioni da parte della  Presidenza, che lo scorso gennaio accusò l’Arcivescovo cattolico di interferire nella vita politica del Paese, invitandolo a curarsi del benessere spirituale dei fedeli e a non intromettersi nelle scelte politiche per il ‘bene della Nazione’. La replica dell’Arcivescovo non si fece attendere. Lwanga dichiarò pubblicamente che i leader religiosi hanno il diritto costituzionale di esprimere la loro opinione sulla vita politica del Paese, anche contrarie al Governo e al Presidente.  

A esasperare il teso clima tra Governo ugandese e Chiesa Cattolica è stato il tentativo di assassinare il Vescovo Wilberforce Kityo Luwalira che si è registrato nella domenica della Pasqua, presso la Cattedrale di Namirembe. L’autore materiale è un uomo di 35 anni, Herbert Kaddu, neutralizzato dai fedeli prima che potesse compiere l’assassinio. Il portavoce della Polizia, Patrick Onyango, ha affermato che Kaddu, immediatamente arrestato e detenuto in attesa di giudizio presso la prigione di Lubiriza per tentato omicidio e disturbo di funzioni religiose, soffrirebbe da anni di turbe psichiche. Dopo un attento esame psicologico effettuato presso la Clinica Mayfair i dottori avrebbero confermato che Kaddu soffre di gravi disturbi mentali, secondo la versione fornita dalla Polizia ma non confermata dalla clinica. Kaddu è ora custodito presso l’Ospedale Psichiatrico di Butabika.

Lunedì 02 aprile il Presidente Museveni e l’Arcivescovo Lwaga hanno avuto una lunga conversazione telefonica per chiarire la situazione. Secondo quanto riportato dalla Presidenza, la discussione si sarebbe concentrata sulla telefonata dell’anonimo informatore e sui commenti fatti dall’Arcivescovo durante il Venerdì Santo. Nessun dettaglio è stato rivelato sul contenuto della conversazione. La riservatezza sull’argomento è stata manifestata anche dall’Arcivescovo Lwanga e dal Nunzio Apostolico a Kampala.

Al momento le informazioni e gli indizi a disposizione non sono sufficienti per confermare o smentire il presunto coinvolgimento di Lwanga in un complotto per destituire il Presidente Museveni, come non si conoscono le misure prese contro la Chiesa Cattolica o eventuali accordi tra le parti. Il ‘Vecchio despota Illuminato’, che ha trasformato l’Uganda da un Paese degli orrori a potenza economica e militare regionale, garantendo alla popolazione sviluppo economico e democrazia ‘controllata’, sembra detenere il potere senza credibili avversari sul piano politico o militare. Il presunto golpe risulta assai strano e poco credibile.  

Il nuovo corso di Papa Francesco nella Regione dei Grandi Laghi, prevede la presa di distanza dal nefasto appoggio del Vaticano alla dottrina genocidaria HutuPower, che portò al Olocausto Africano del 1994, in Rwanda, nel corso del quale persero la vita quasi un milione di persone, per la maggioranza di etnia tutsi. Il 21 marzo 2017 Papa Francesco riconobbe per la prima volta le gravi responsabilità della Chiesa Cattolica durante il Genocidio ruandese, chiedendo perdono durante un incontro ufficiale con il Presidente del Ruanda Paul Kagame avvenuto presso la Santa Sede.
Durante lo storico incontro, Papa Francesco, assicurò il Presidente ruandese dell’intenzione di applicare una nuova diplomazia, tesa a isolare congregazioni e associazioni operanti  all’interno della Chiesa Cattolica che, a distanza di venti quattro anni dal genocidio ruandese, continuano appoggiare la dottrina HutuPower ideata dai Padri Bianchi nel 1957. Papa Francesco durante l’incontro promise di incoraggiare una politica di pace e integrazione etnica regionale.
Sabato 7 aprile, il Presidente ruandese Paul Kagame, con la first lady Jeannette Kagame, ha presenziato alla 24sima commemorazione del genocidio dell’aprile 1994, sotto il Governo razial-nazista di Juvenal Habyrimana. Il discorso del Presidente Kagame si è concentrato contro  i recenti tentativi di riscrivere la storia del primo Olocausto Africano attuati dalla magistratura francese e dalla ala conservatrice della Chiesa Cattolica. «Quando la verità viene difesa, si permette al popolo di continuare a riflettere e di superare le divisioni etniche che furono all’origine del genocidio».  Il discorso del Presidente ha indirettamente lanciato alla Chiesa Cattolica il messaggio circa la necessità di fare chiarezza al suo interno, infatti il nuovo corso di Papa Francesco è ostacolato da forze reazionarie che ancora promuovono idee negazioniste e revisioniste sul genocidio.

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