mercoledì, Aprile 21

Uganda, gli Usa convertono i giovani all'omosessualità Dura denuncia del portavoce della polizia Fred Enanga, ma dall'America arriva al smentita

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Uganda Gays

Kampala – «A seguito di lunghe indagini abbiano ora le prove inconfutabili che gli Stati Uniti da tempo stanno cercando di convertire i giovani ugandesi all’omosessualità attraverso progetti di cooperazione con l’Università di Makerere, più precisamente attraverso il programma Walter ReedIl progetto prevede dei corsi di formazione rivolti ai giovani tra i 18 e i 25 anni. Durante questi corsi vengono mostrati video pornografici gay per incoraggiare gli studenti a praticare l’omosessualità. L’ultimo corso di formazione è avvenuto il 4 aprile scorso, riscontrando una forte partecipazione degli studenti. Abbiamo scoperto che ad ogni studente che partecipava venivano pagate le spese di trasporto e 10.000 scellini (3 euro) in contanti, che potevano aumentare a 100.000  (30 euro) se portavano con se il loro partner gay. Alla fine del corso sono stati distribuiti gratuitamente preservativi e lubrificanti per i rapporti anali». Questa la dura denuncia del portavoce della polizia Fred Enanga resa pubblica il 9 aprile a conclusione di lunghe indagini che sarebbero state condotte per due anni all’interno dell’Università della Makerere per scoprire i segreti del progetto Walter Reed. La polizia aveva infiltrato almeno dieci agenti che si erano fatti passare come studenti universitari gay.

Immediata la reazione dell’Ambasciata americana a Kampala. «Le accuse rivolte dalla polizia riguardo il corso di formazione tenutosi il 04 aprile scorso sono completamente inventate. Nella data indicata non si è mai svolto tale corso e gli uffici del progetto erano chiusi. Le prove contenute nel rapporto consegnatoci sono inconsistenti, evidenziando un’operazione di propaganda decisa dal Governo Ugandese. Il progetto Walter Reed, che da oltre dieci anni sta migliorando la sanità nel Paese, ora rischia di essere cancellato», afferma il Capo Missione dell’Ambasciata Americana Daniel Travis.

L’Università pubblica della Makerere, in collaborazione con l’Ambasciata Americana e la cooperazione del Dipartimento di Stato USAID, nel 2002 ha lanciato un progetto per condurre ricerche scientifiche sulle principali malattie ad alto contagio, HIV/AIDS, l’Ebola e il morbo di Marburg, una febbre emorragica causata da un virus molto simile a quello dell’Ebola. Il progetto, finanziato dai fondi USAID per l’emergenza AIDS è dedicato al Maggiore dell’esercito americano Walter Reed (1851 – 1902) che nel 1901 confermò attraverso accurate ricerche scientifiche che la febbre gialla era trasmessa da una particolare specie di zanzare e non era trasmissibile attraverso i normali canali di diffusione delle malattie virali. Questa scoperta permise di arrivare al vaccino contro la malattia. Una conquista importante per l’esercito americano, all’epoca impegnato in una serie di guerre imperialistiche nelle zone epidemiche della febbre gialla in Sud America, tra cui l’invasione del Nicaragua e il conflitto Messicano,. La scoperta permise anche la ripresa dei lavori del Canale di Panama, interrotti a causa dell’alta mortalità dei lavoratori e soldati americani causata dalla febbre gialla.

Il caso del Progetto Walter Reed è divenuto immediatamente la notizia del giorno sulle prime pagine dei quotidiani e sui servizi di apertura del TG nazionali, primi tra tutti quelli trasmessi dalla emittente televisiva omofobica NTV Uganda, di proprietà del magnate Aga Khan. L’accusa della polizia è evidentemente falsa. Il rapporto non è supportato da prove concrete e le testimonianze sono state unicamente raccolte tra gli agenti infiltrati nel progetto. Nessun studente dell’Università della Makerere ha confermato l’accusa, nemmeno i movimenti anti gay presenti all’interno del Campus Universitario.

Il caso Walter Reed sta riportando alla ribalta l’ondata di omofobia iniziata nel dicembre 2013 con l’approvazione al Parlamento della legge anti gay a seguito di una evidente regia del Governo e del Presidente Yoweri Museveni. Una decisione alquanto incomprensibile visto che il Governo ugandese ha recentemente deciso di non applicare vari articoli della famigerata legge anti gay, allentando così la tensione e la minaccia di repressione e persecuzione delle minoranze sessuali nel Paese. La serie di misure, decise durante un meeting a porte chiuse con le principali rappresentanze diplomatiche occidentali, avvenuto agli inizi di aprile, garantiscono l’accesso alle cure sanitarie degli omosessuali senza che essi vengano arrestati o che il personale medico sia costretto a denunciare le tendenze sessuali del paziente, come prevede la legge.

Un’altra misura, non ufficiale, sarebbe l’indicazione data alle forze dell’ordine di non perseguitare ingiustamente la comunità gay e di prevenire eventuali linciaggi contro gli omosessuali. Dall’entrata in vigore della legge, nel febbraio di quest’anno, non si sono registrati arresti di massa o linciaggi contro le minoranze sessuali, come paventato da diversi media internazionali. Queste decisioni sarebbero il frutto di un compromesso tra l’Uganda e l’Occidente e dalle pressione del neo nato movimento pro gay ugandese capitanato da alcuni esponenti politici e dalla società civile.

Nel caso del Progetto Walter Reed, il governo ci è andato pesante. Il progetto è stato chiuso e un’inchiesta giudiziaria è stata aperta contro il personale ugandese del progetto. Notizie non ancora confermate ufficialmente ma provenienti da fonti attendibili all’interno dell’Università, parlano di un serio ammonimento inviato dal Governo all’Ambasciata Americana chiedendo di cessare immediatamente ogni attività eversiva a favore dell’omosessualità in Uganda.

Il caso, ormai divenuto un problema diplomatico tra i due Paesi, sembra essere un pretesto che evidenzia l’inizio di una guerra fredda tra Uganda e Stati Uniti, dopo un proficuo matrimonio di interesse che dura dal 1985. Un matrimonio che ha permesso agli Stati Uniti di aumentare l’influenza sulla Regione dei Grandi Laghi, ricca di risorse minerarie e petrolifere, e all’Uganda di divenire la prima potenza militare della regione e la quarta a livello Continentale dopo Egitto, Angola e Sud Africa.

Dal 2013 si sta assistendo ad un piano di riequilibrio geo politico del Paese africano voluto dal Presidente  Museveni che prevede una diminuzione del ruolo fino ad ora giocato dagli Stati Uniti, aumentando il partenariato militare, economico e politico con Cina e Russia. I dissidi tra i due Paesi sulla legge anti gay sono solo la punta del iceberg di una crisi internazionale che si sta consumando sotto i nostri occhi. Una crisi nata all’epoca della ribellione Banyarwanda del M23 all’est della Repubblica Democratica del Congo ed estesa al Sud Sudan a seguito dell’inizio della guerra civile nel dicembre 2013.

Se le accuse rivolte dalla polizia sembrano basarsi su un complotto e una operazione di black mail voluta per danneggiare gli Stati Uniti, occorre comunque sottolineare la mancanza di trasparenza delle attività di ricerca svolte in questi 12 anni dal progetto Walter Reed che contiene vari lati oscuri. Il primo riguarda i principali partner americano incaricati del progetto: il Ministero della Difesa, l’Istituto Nazionale americano per le malattie allergiche ed Infettive e il Walter Reed National Military Medical Center.

La prima domanda che ci si pone è proprio sulla tipologia dei partner americani. Perché un progetto di ricerca di cure e vaccini delle principali malattie infettive presenti in Africa, tra cui Ebola e il morbo di Marburg sono potenziali epidemie mondiali, attira l’interesse del Ministero della Difesa americano e del più importante centro medico dell’esercito Statunitense? Dal 2010 vari media africani hanno posto il sospetto che all’interno del progetto Walter Reed siano condotti esperimenti genetici su cavie africane e la sperimentazione della fase 4 (quella sugli umani) di vari medicinali e vaccini contro l’AIDS di ditte farmaceutiche americane. Sperimentazioni tutte rigorosamente vietate negli Stati Uniti.

Il Ministero della Difesa ha analoghi progetti anche in altri Paesi africani come Kenya ed Etiopia. Alcuni media africani affermano che le sperimentazioni sugli umani di questi farmaci e vaccini non abbiano prodotti risultati se non la morte di decine di volontari. Nel 2012 l’Amministrazione Obama ha liquidato queste accuse etichettandole: teorie di complotto di quarto ordine valide solo per gli appassionati del settore. 

 

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