lunedì, Giugno 27

Uganda: gay inascoltati da Papa Francesco

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La visita del Pontefice ha confermato l’alleanza tra Chiesa cattolica, NRM e Museveni perché il Presidente conservi quel potere che detiene, inalterato, dal 1987. Questo appoggio politico, frutto di accordi in atto dal 2014, ha influito sulla presenza dei fedeli ugandesi alle cerimonie del Papa. Alla messa celebrata presso il santuario di Namugongo  si è registrata la presenza di centomila fedeli. Molti di essi provenivano dal vicini Paesi, Congo, Tanzania, Burundi. Questo fa scendere il numero di fedeli ugandesi presenti a 70 o 60.000 nelle migliori ipotesi. Una partecipazione timida attribuita anche al fatto che la popolazione ha compreso il giochi di supporto al Presidente Museveni e a un regime enigmatico e controverso che costituisce il bene e il male del Uganda, tollerato dalla popolazione solo perché le alternative politiche hanno dimostrato di essere peggiori e inaffidabili.

L’appello di Mugisha è caduto nel vuoto, anzi ignorato. Papa Francesco non ha lanciato alcun messaggio di tolleranza e amore verso le minoranze sessuali. «Una occasione mancata per difendere i diritti umani delle minoranze sessuali», sottolinea Mughisha alla partenza del Pontefice. Si ha l’impressione, sottolinea la comunità gay, che non vi sia la capacità di uscire dalla repressione dell’omosessualità considerata dalla Chiesa cattolica, come da ebrei e musulmani, un attacco diretto al nucleo familiare –al centro, la famiglia, delle tre grandi religioni monoteiste mediorientali.
Non traggono in inganno, in Africa, dichiarazioni e incontri di amici gay avvenuti a Washington. Questi azioni sono eclissate dai fatti che contano veramente. L’incontro top secret con Kim Davis, la controversa funzionaria del culto protestante del Kentucky finita in prigione per essersi rifiutata di concedere licenze matrimoniali a coppie gay. «Ho sempre creduto che la voglia di cambiamento vada dimostrata con i fatti e non con le belle parole. Il contrario è inganno e ipocrita propaganda. Il Papa durante la visita nel mio Paese ha fatto come se io e tutti noi omosessuali semplicemente non esistessimo», denuncia un attivista gay ugandese protetto da anonimato.

 

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