lunedì, Giugno 27

Uganda: gay inascoltati da Papa Francesco

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Il leader omosessuale non si limita a lanciare una doverosa accusa del doppio volto della Chiesa cattolica verso le minoranze sessuali, Mugisha lancia un appello riconciliatore al Papa chiedendo di assumersi le responsabilità insite ad un rappresentante di Dio. «Spero che Papa Francesco durante la sua visita inviterà i fedeli e il clero cattolico a porre fine alle discriminazioni contro la comunità LGBTI in Uganda. Considero Papa Francesco una mente liberale capace di parlare di molti argomenti delicati, quindi penso sia suo dovere far capire che gli omosessuali devono essere considerati dei fedeli come tutti gli altri e sentirsi benvenuti nelle chiese senza paura di essere discriminati. Questo messaggio avrà il pregio di diminuire anche le violenze perpetuate nei nostri confronti. Le parole della Chiesa Cattolica vengono prese molto seriamente qui in Uganda. I gay, le lesbiche, i travestiti ugandesi desiderano la stessa cosa degli altri cittadini: vivere in armonia e in pace. Quindi è importante che la Chiesa inverta la sua politica cominciando a pronunciare parole di tolleranza e accettazione dei cosiddetti diversi. Purtroppo non vedo fino ad oggi il Vaticano rivedere la sua posizione sul argomento. Papa Francesco come leader cattolico potrebbe fare molto di più», afferma Mugisha.

Lontano dall’aver intrapreso una crociata contro la Chiesa cattolica, Mugisha nel suo appello al Papa, sottolinea che gli atti e le campagne omofobiche più gravi provengono dalle Chiese evangeliche estremiste americane. Ribalta anche l’errato concetto africano sull’omosessualità che tende a dipingere questo orientamento sessuale come una malattia o un costume degenerato importato dall’Occidente. Mugisha ci tiene a far comprendere che l’omosessualità è intrinseca nel essere umano, in Africa come in tutte le altre parti del pianeta. È l’omofobia, l’odio e la repressione contro l’omosessualità che sono stati storicamente importati dal Occidente.

Il Papa, in Uganda, non ha toccato il delicato argomento, evidentemente per non mettere in imbarazzo Yoweri Museveni e, sopratutto, il clero cattolico ugandese. Nè ha pronunciato condanne contro la pedofilia dilagante nelle parrocchie e negli istituti scolastici cattolici. Nessun discorso contro i mercanti della morte occidentali che hanno le loro basi a Kampala, da dove vendono armi che alimentano i vari conflitti regionali, traffici spesso collegati con il traffico illegale di oro, diamanti e coltan provenienti dalle zone di guerra nell’est del Congo. Nessun discorso sulla politica imperialistica ugandese verso i Paesi vicini. Politica tesa al saccheggio delle risorse naturali. Altresì il pontefice ha evitato riferimenti al terrore razziale e al ‘Manifesto Bahutu. Al contrario, secondo alcuni osservatori locali,  Papa Francesco sembra aver  fatto gioco alla campagna elettorale di Museveni, definendo l’Uganda una grande Nazione, senza avanzare critiche esplicite alla politica del candidato alla Presidenza. Un sostegno alla campagna elettorale presidenziale condotto tramite il ricorso a metafore che sono figlie della cultura ugandese, non percepite in Occidente. ma che nel Paese africano sono un messaggio inequivocabile. Valorizzando il ruolo della gioventù (il 62% della popolazione è sotto i 25 anni) Papa Francesco ha auspicato che i ‘Vecchi’ siano considerati serbatoio di saggezza, esperienza e conoscenza. Apparentemente niente di strano ma la delusione dell’opposizione è stata grande. Il Papa non ha fatto accenno alla necessità di un ricambio generazionale al potere, confermando indirettamente il ruolo del ‘Vecchio’, il Presidente Museveni.  I brevi accenni alla necessità di assicurare migliore distribuzione delle ricchezze prodotte nel Paese  e di costruire una società più giusta (frasi pronunciate presso la tomba dei 45 martiri religiosi a Namugongo) di certo non compensano la campagna indiretta a favore di Museveni.

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